di Silvia Parcianello
“La più grande degustazione dell’anno”: così recitava il titolo della presentazione della Guida Slow Wine 2018, in programma a Montecatini Terme sabato 14 ottobre.
Potrebbe sembrare un titolone, si potrebbe pensare che quelli di Slow Wine se la tirino alla grande. Dopo tutto in guida ci stanno solo coloro che coltivano rispettando la natura, che vinificano con un occhio di riguardo al vitigno e al territorio, che non usano diserbanti chimici, che badano al buono, pulito e giusto. Si potrebbe credere che il ventaglio di proposte quindi sia un po’ riduttivo…

E invece… penso che davvero quella che si è svolta sabato a Montecatini sia la degustazione di vino più grande dell’anno. E grande non nel senso di estesa, ma nel senso che in nessun’altra degustazione si trova la stessa concentrazione di qualità del prodotto e di calore umano che si possono trovare a Montecatini.

Proviamo a pensarci. Una degustazione one shot dalle 14.30 alle 19.00 di tutti i vini premiati dalla guida che si propone di mettere al centro dell’attenzione il vignaiolo e il territorio, prima ancora del vino stesso. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per il Collio Sloveno.

Capita così che ci si trovi a vagare per le bellissime Terme Tettuccio indecisi sul da farsi. Cominciamo dal Piemonte, no dai, subito i rossi no.
Due passi, ed eccoci davanti alla postazione di Monsupello a preparare il palato con quel capolavoro che è il loro  Metodo Classico Nature, cuvèe di pinot nero e chardonnay dall’Oltrepò Pavese, acidità e pulizia da vendere.
E poi ecco che andiamo a salutare gli amici del Veneto, un Prosecco Colfondo di Nicos Brustolin attorniato da quei quattro capolavori che sono i suoi bambini che corrono indisturbati per il giardino. Ancora Prosecco Colfondo 2016 da Ca’ dei Zago, le cui note di sambuco e mela mi preparano per proseguire il mio viaggio.

Mi sento pronta per affrontare sfide di maggior spessore.
Il Grillo 2015 di Nino Barraco è ammaliante con i suoi profumi di frutta tropicale e scorza di agrumi su base salmastra.
Subito accanto quel vulcano che è Marilena Barbera. Riprovo il suo Arèmi 2015, a base Catarratto, che al Vinitaly ancora non era pronto e non emozionava a dovere. Sento tutto il sole della Sicilia al palato, il suo carattere barocco e la sua opulenza e con Marilena cominciamo a discutere di risotti e mantecature. Wow!

Continuo con i bianchi del Sud.
Il Fiano di Avellino 2016 di Pietracupa è forte e fragrante, col suo tipico profumo di fiori bianchi e miele.


Ma il meglio doveva ancora venire: Ciro 906 di Ciro Picariello, Fiano di Avellino anno 2013, mi vengono i brividi, nota mandorlata mista a freschezza e frutta polposa, stupendo.
E poi, Santigaìni, Capichera, un Vermentino in purezza del 2012. Santigaìni in gallurese significa ottobre: sa di agrumi e miele e il sorso è pieno, persistente, minerale e fresco.
Devo lavare il calice prima di assaggiare Assajè, sempre Capichera, un blend di Carignano, Syrah e un po’ di Cannonau, marasca e ciclamino che restano a lungo al palato e nel bicchiere.


Vorrei fermarmi un attimo, riflettere, ma mi basta voltarmi e Marisa Annio, cantina Pietraventosa, mi fa provare un Primitivo leggiadro, annata 2015, che si potrebbe bere durante le dolci grigliate estive, magari un po’ fresco; guarda caso si chiama Volere Volare.
Subito dopo assaggio, sempre da Pietraventosa, Ossimoro 2013, Primitivo e Aglianico, un mix intrigante ed equilibrato che si può definire con un’unica parola, forse poco tecnica ma molto esplicativa: buono.

Ormai sono immersa fino al collo nei vini rossi e mi avvicino a un banchetto che puntavo dall’inizio della degustazione: Frank Cornelissen. Dal Belgio all’Etna per fare vino, nient’altro che vino. Munjebel FM 2015 è qualcosa di ammaliante. La freschezza e l’eleganza di un vino del Piemonte con l’impronta mediterranea del pino e un sentore di terra lavica del vulcano. Un vino incredibile da un territorio unico.
Potrei fermarmi qui ma vengo trascinata all’altro estremo d’Italia, in Valle d’Aosta, piccola terra, grandi vini. Su tutti il VA Pinot Noir Semel Pater 2015 di Anselmet, sorso fragrante e finale scuro di humus e piccoli frutti neri.


Nel mezzo From Black to White 2016 di Zymè, guru dell’Amarone della Valpolicella, che propone un bianco fresco e profumato a base Golden Traminer, Incrocio Manzoni, Rondinella bianca e Kerner. Una bottiglia potrebbe non bastare.

Lo stesso vale per il Romagna Sangiovese Superiore 2015 di Marta Valpiani, fiori e agrumi per una beva facile e piacevole. 

Poi il sole tramonta, l’atmosfera si fa dolce, qualche produttore se n’è già andato perché ha finito i vini, qualcun altro è in giro ad assaggiare i vini degli altri. Nel caos della chiusura sparisce uno scatolone pieno di guide Slow Wine. Evidentemente anche i ladruncoli hanno capito che si tratta di merce preziosa.
Finiamo la serata con Marjan Simcic che distribuisce Ribolla Opoka 2013 dalla magnum spacciandola per Gatorade e non rendendo assolutamente giustizia alla beva golosa del suo vino.

Alla fine di tutta questa bellissima festa due sono le considerazioni.

La prima è che la mia idea era di degustare vini del Piemonte e poi il cuore, gli eventi, gli amici mi hanno trascinata altrove con piena soddisfazione. Tutto non si può fare ma sono sicura che chi ha degustato qualsiasi altra bottiglia ha goduto quanto me. 

 

La seconda considerazione è che per il terzo anno consecutivo questa degustazione gode di una giornata estiva, ma con la poesia della luce del sole di ottobre. Vuoi vedere che Fabio Giavedoni e Giancarlo Gariglio, bravissimi ideatori e curatori del progetto, hanno qualche ammanicamento molto in alto?

www.slowfood.it 

2 Risposte

    • Silvia Parcianello

      Buondì Domenico, in queste degustazioni si viene un po’ trascinati dagli eventi e capita di trascurare alcuni territori e privilegiarne altri. I vini di Pietraventosa comunque sono della Murgia, quindi un piccolo salto in Puglia l’ho fatto. Purtroppo non conosco la cantina di San Stino che mi segnala, essendo vicino a casa mia cercherò di rimediare. 😉

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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