di Patrizia Pittia

Da qualche anno ho iniziato ad organizzare visite nelle cantine della mia regione, il Friuli Venezia-Giulia, dove si producono i migliori vini del mondo (sono di parte naturalmente!). Ma non volevo visitare i soliti slovenia 1-12produttori super premiati : sono sempre andata alla ricerca di aziende che seppur  facendo vini di qualità non erano conosciute a tutti. Le prime volte eravamo pochi amici. Poi, man mano, le persone aumentavano ed eravamo sempre più  numerosi. Credetemi:  non è facile organizzare queste visite e  raggiungere un accordo su ogni dettaglio. Dopo un po’ di uscite pensavo: ma chi  me lo ha fatto fare? Ma i miei amici premevano: oramai li avevo viziati e finita una visita la prima domanda: Patrizia dove ci porti la prossima volta? Siamo stati anche fuori regione: in Veneto, fra prosecco, raboso e  valpolicella. Poi abbiamo varcato i confini, passando nella Brda (Collio sloveno).
Così, la prima gita enogastronomica post vacanze, è stata di nuovo in Slovenia, stavolta nella parte occidentale: la Valle del Vipacco (Vipavska Dolina in sloveno). La valle Sivota, invece, estende tra la Slovenia Centrale e la piana di Gorizia: è delimitata a nord dal bosco di Tarnova e a sud dall’altopiano carsico triestino.  Il fiume Vipava, da cui prende nome la valle, scorre da oriente verso occidente gettandosi poi nell’Isonzo. Oltre alla visita in cantina, ho voluto sorprendere i miei amici con il pranzo a Zemono, da Tomaz Kavcic, giovane chef eclettico.
Il nostro tour si svolge in una splendida domenica di settembre. L’appuntamento è da Zmago Petric. I vigneti dell’azienda si trovano a circa 300 metri sul livello del mare, la  zona più alta della Valle del Vipacco. Il produttore ci viene incontro sorridente: veramente una bella persona. L’azienda si chiama Guerila. Siamo tutti sorpresi per un nome originale ma impegnativo. Zmago ci dice che la sua è stata una provocazione, un nome dato sì per gioco, ma anche per valorizzare gli storici vitigni autoctoni Zelen e Pinela che berremo in seguito. Prima di raggiungere i vigneti, la tappa in sala degustazione che è organizzata nella  vecchia casa contadina ristrutturata in cui ha sede l’azienda: qui c’è la piccola cantina piena di barriques per l’affinamento di una parte dei vini.

Che bello! La vendemmia è gia iniziata: le narici sono invase dai sentori vinosi dell’uva che sta fermentando. Zmago ci dà il benvenuto con un Rosè Metodo Classico da uve merlot e cabernet sauvignon: un anno sui lieviti dopo la presa di spuma. Rosa cerasuolo, perlage fine. Al naso sentori di frutta rossa (fragole e lamponi). In bocca ritornano i sentori della frutta misti a lievito.
Ci raggiunge l’enologo di Guerila, Uros Bolcina, diplomato alla scuola di enologia di Lubiana, che ha già alle spalle esperienze importanti in Nuova Zelanda, Ungheria (Tokai) e Italia. “L’azienda – dice – è stata fondata nel 1954, dal papà di Zmago. Ma solamente da nell’ultimo decennio si è voluto investire  in una produzione di qualità. Da quattro anni si è scelta la certificazione di allevamento biologico. Con la vendemmia di questa annata è certificata biodinamica a tutti gli effetti. Sono consentiti solo zolfo e rame in piccole quantità”.
L’azienda si estende su circa sette ettari tutti in collina, con allevamento guyot e basse rese:  ogni ceppo produce meno di 1,5 chilogrammi di uva. Si coltivano gli autoctoni zelen, pinela, rebula (ribolla), gli internazionali merlot e cabernet sauvignon non ché la barbera  piemontese.
Zmago, come d’accordo, ci accompagna nei vigneti, salendo lungo la collina dove troviamo diversi terrazzamenti con lunghi filari: alla nostra sinistra verso valle riusciamo a vedere il confine carsico. Guardiamo i grappoli della Pinela: belli e sani di un colore giallo ambrato. Zmago prende un grappolo e lo offre a tutti noi: gli acini sono molto dolci, succosi, con una bella acidità. Poi assaggiamo i chicchi di zelen, già maturi ma e di colore verde. Il terreno  è composto da ponca e terra a strati (ben visibili sui terrazzamenti).

Poco più in basso i vigneti sperimentali (barbera, sangiovese, chardonnay). Il tempo passa in fretta: da lontano, il  ritocco di campane della domenica in festa ci avverte che sono già le dodici e dobbiamo rientrare per fare le degustazioni.
Finalmente degustiamo  il Zelen 2010 che rimane 6 mesi sui lieviti con frequenti batonnage: giallo paglierino, al naso profumi intensi di erbe aromatiche e officinali; in bocca è fresco, sapido, minerale. Il motivo è presto spiegato da Zmago: “Questa uva è ricca di polifenoli, anche se bianca: E’ ideale per il sistema immunitario”.
Con piacere degustiamo la tosta Pinela 2010, vinificata e affinata in acciaio: si colgono note di frutta esotica (mango, ananas) pesca e albicocca; fresca e sapida al gusto.
Ritorniamo a un Rosè, ma questa volta si tratta di un vino fermo da uve merlot (40%) e cabernet sauvignon (60%): è il Guerila Rosè 2011. Anche in questo vinificazione in acciaio e permanenza di 6 mesi sulle fecce con batonnage. Al naso sentori intensi di frutta rossa; al palato ritorna il fruttato accompagnato da grande mineralità. E’ un vino di buona struttura che migliorerà  nel tempo.
Ed ecco la Cuvèe tutta autoctona di bianchi: il Roma 2008 da uve zelen, pinela e rebula (ribolla). Dopo la vinificazione in acciaio c’è un passaggio di 16 mesi in barrique di rovere di provenienze diverse (Usa, Slavonia, Francia). Onestamente, al primo impatto, al naso il legno predomina e risulta un po’ fastidioso. Basta ossigenare il vino per una decina di  minuti che il risultato migliora. Il primo sorso riempie la bocca: è pieno, grasso, con un’ acidità che lo manterrà nel tempo.
Siamo ora al Metodo Classico Castra, nome latino della città di Ajdouscina (aidussina). E’ un pas dosè non filtrato da uve zelen, pinela e rebula. che rimane un anno sui lieviti prima  della sboccatura. Sia al naso che in bocca note di frutta esotica e crosta di pane, arricchite da freschezza e persistenza.
La rebula 2008 è una vendemmia tardiva: fermenta sulle fecce e poi segue la malolattica con un affinamento in barrique nuove di primo passaggio per 30 mesi: le doghe di queste barrique hanno uno spessore di 22 millimetri, proprio per consentire una perfetta microssigenazione naturale. Un vino di classe: naso intenso di frutta matura, al gusto è  fresco e morbido. SI può ben dire che è un bianco con la struttura da vino rosso.
Tocca quindi al Cuba 2009, un vino di temperamento (merlot 80% e barbera 20%), risultato anche di 20 mesi in barriques. Qui è tipico il naso fruttato e speziato con spiccata freschezza al gusto.
Il vino finale è una chicca: il Nika 2009, un vino dolce da uve merlot e cabernet sauvignon raccolte ben mature. Poi, durante la fermentazione. si unisce  una parte della stessa uva appassita per un mese in cassetta (è evidente qui il tocco dell’enologo che ha attinto all’esperienza con il Tokaj ungherese). L’aspetto  è un rosso rubino chiaro. Al naso caramello, fragole, lampone con perfetta corrispondenza al sorso. Dolce, ma non stucchevole: l’abbinamento ideale con una bella crostata di frutta rossa! (complimenti Uros)!! Deliziati da questi vini rivoluzionari, le ore sono volate. Ringraziamo Zmago e partiamo per il pranzo da Tomaz. Ma di questo ne parleremo nella seconda parte del nostro viaggio in Slovenia.
(fine prima parte – segue) 

Linkwww.guerila.si  

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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