di Umberto Gambino
Anno dopo anno “Sicilia en primeur” ci riserva meraviglie in serie, puntando i riflettori sulla Grande Bellezza della Sicilia, terra ricca di contrasti, mai banale e mai scontata.
Anno dopo anno, a “Sicilia en primeur”, l’isola più grande del Mediterraneo fa scoprire i suoi aspetti ancora nascosti e sorprendenti, innanzitutto attraverso i suoi vini, poi con la sua gastronomia dai toni forti e decisi, e ancora grazie al suo patrimonio di paesaggi, arte, cultura e architettura. Non a caso la sedicesima edizione di “Sicilia en primeur” è andata in scena nello splendore barocco di Ortigia, l’isola storica di Siracusa.

La Grande Bellezza dei vini di Sicilia trova piena sintesi nella “forza dell’equilibrio”: non solo uno slogan coniato dall’enologo trentino Mattia Filippi, più con il cuore (che lo lega profondamente all’isola) che con la ragione. La vendemmia 2018 in Sicilia è stata la più equilibrata in Italia. L’estate 2018 è stata la quinta più calda in Italia negli ultimi 200 anni. Ma in Sicilia non è andata così, perché nell’isola al centro del Mediterraneo non ci sono stati gli eccessi né le anomalie climatiche che hanno caratterizzato le regioni centro-settentrionali. Sull’isola è piovuto di più in particolare nell’ultimo trimestre 2018. Il risultato nei vini finali? Un maggiore sviluppo aromatico soprattutto per i vini Grillo e Zibibbo. Questa l’analisi di Mattia Filippi sull’andamento della vendemmia 2018 nell’isola, con un’unica grossa eccezione: l’Etna. Davvero un capitolo a parte, come sempre. Le condizioni meteo-climatiche e il territorio del vulcano sono sempre diversi rispetto al resto della Sicilia. L’Etna è un amplificatore di terroir perché conferma l’essenza, il clima e le regole della montagna: alta variabilità a pochi Km di distanza, legata alle variabili di latitudine, longitudine, esposizioni ed altimetria. Le variabili in gioco sono così numerose che ogni Versante, ogni Comune, ogni Contrada, ogni Vigna, ogni Vino è Unico.

A Sicilia en primeur, organizzata come sempre in maniera impeccabile da Assovini Sicilia, le 62 aziende partecipanti hanno presentato 354 vini in degustazione, in anteprima, a 100 giornalisti della stampa specializzata italiana e straniera. Non tutte le bottiglie erano ovviamente della vendemmia 2018. La caratteristica forse unica di questa anteprima sui generis (ma in ordine sparso) è che non si assaggiano solo vini dell’ultima annata, ma tutti quelli in anteprima presentati dalle singole aziende: specie per i rossi si va parecchio indietro, fino alla 2010 e persino con due etichette 2002. 

In crescita, in particolare, i vini a marchio Doc Sicilia: nel 2019 le prospettive sono di superare le 100 milioni di bottiglie. Il trend del valore delle vendite del vino nel 2018 è molto positivo, raggiungendo il +6%. In questo contesto Doc Sicilia ha incrementato le proprie vendite del 15,5%.

Lo slogan scelto per questa edizione – “Sicilia, terra di vino e patrimonio” – pone l’attenzione sulla grande bellezza dell’isola. Sicilia en Primeur non è stata solo una “full immersion” nei vini siciliani ma ha rappresentato una preziosa occasione per far conoscere al drappello di giornalisti provenienti da tutto il mondo i principali poli di attrazione turistica, apprendendo le tradizioni gastronomiche e ammirando i siti Unesco disseminati nell’Isola. Numerosi i beni individuati dall’Unesco iscritti nella World Heritage List distribuiti nelle varie provincie: beni architettonici ma anche alimentari e immateriali.

Non sono mancati gli appuntamenti con “The Best of” della cucina regionale che hanno visto l’esaltazione delle materie prime tipiche siciliane nei piatti della cena di gala andata in scena nel Castello Maniace di Ortigia. Le Soste di Ulisse, partner di Assovini Sicilia per l’iniziativa, ha firmato infatti la cena che ha visto la partecipazione di 7 chef per 8 stelle Michelin.

Focus sui vini da Sicilia en primeur 2019

Come sono andate le degustazioni? Il cuore dell’evento – oltre agli enotour per i diversi territori – sono gli assaggi dei vini presentati in anteprima, grazie alla perfetta e professionale organizzazione dei sommelier AIS Sicilia. Davvero tanta roba.  

Ecco il mio punto di vista. Nel complesso ho apprezzato più i bianchi che i rossi, più i Grillo dei Carricante, più i Nerello Mascalese che i Nero d’Avola. Perciò ho deciso di parlarvi di queste quattro tipologie. 

Grillo
Si accentua il dualismo fra le tipologie di questo vitigno diventato negli ultimi anni quello “di punta” fra gli autoctoni bianchi isolani. Emerge il biotipo marino, iodato, minerale, ricco di aromi di frutta bianca, agrumati e floreali, avvolgente, di grande freschezza e sapidità. Altri produttori puntano decisi sull’altra faccia della medaglia e cioè il Grillo dai toni esotici più spinti, non esattamente caratteristici, morbido e ruffiano nel gusto, ma che piace tanto a certi mercati. Fra le due tipologie vi consiglio questi cinque Grillo al 100%.

Dimore di Giurfo – Sullicenti 2018 Grillo

Donnafugata – Sur Sur 2018 Grillo

Fazio – Aegades Grillo 2018

Fina – Kebrilla 2018 Grillo

Tasca d’Almerita – Mozia 2018 Grillo

Carricante
E’ questa a mio parere la faccia più autentica e selvaggia della viticoltura etnea (più ancora del Nerello Mascalese). Il bianco tipico profuma di idrocarburo, fumé, poi spezie aromatiche e note balsamiche, fiori e frutta bianca più sfumati. In bocca parte piano, poi si distende inesorabile, sprigionando sapidità, freschezza, vivacità e intensità di gusto. Non è mai banale. Ne ho scelti quattro.

Benanti – Pietra Marina 2015

Cottanera Etna Bianco Contrada Calderara 2016

Firriato – Cavanera Ripa di Scorciavacca 2016 (70% Carricante, 30% Catarratto)

Pietradolce – Sant’Andrea Bianco 2016 

Gli altri 6 Bianchi Top: Catarratto, Inzolia, Chardonnay

Tenuta Gorghi Tondi – Midor 2018 Catarratto

Feudo Montoni – Inzolia dei Fornelli 2018

Baglio di Pianetto – Natyr Insolia 2016

Duca di Salaparuta – Bianca di Valguarnera 2015 Insolia

Tasca d’Almerita – Vigna San Francesco Chardonnay 2017

Valle dell’Acate – Bidis Chardonnay 2017

Nerello Mascalese
Qui il discorso si fa più articolato. Sono ben 11 i rossi etnei da me selezionati, con annate dalla 2016 alla 2014. E’ chiaro che l’evoluzione fa la sua parte puntando su finezza di gusto, eleganza, un bouquet più delicato e cangiante. C’è classe e personalità, aderenza al territorio, equilibrio, armonia e soprattutto tannini fini e ben lavorati. Sono questi i tanti assi nella manica del Mascalese. Più floreali e fruttate le annate 2016 dove risaltano il balsamico, il minerale, le erbe officinali. Capitolo a parte per Vigna Vico di Tenute Bosco, da uve prephyllossera: dal calice sembra respirare davvero la cenere del vulcano.

Ecco i magnifici 11 in ordine alfabetico (dove non specificato, si intende Nerello Mascalese in purezza):

Benanti – Rovittello 2014

Benanti – Serra della Contessa 2014 (90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio)

Cusumano Alta Mora Feudo di Mezzo 2015

Donnafugata – Fragore 2016

Duca di Salaparuta – Lavico 2015 (Igt Terre Siciliane)

Firriato – Cavanera Rovo delle Coturnie 2014 (60% Nerello Mascalese, 40% Nerello Cappuccio)

Pietradolce – Archineri 2016

Pietradolce – Contrada Santo Spirito 2016

Palmento Costanzo – Contrada Santo Spirito 2015 (90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio)

Pietro Caciorgna – Guardoilvento 2016 (95% Nerello Mascalese, 5% Nerello Cappuccio)

Tenute Bosco – Vico Prefhyllossera 2015 (90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio)


Nero d’Avola
Il vitigno a bacca rossa più diffuso e coltivato sull’isola perde clamorosamente il confronto con il vitigno etneo che va per la maggiore. I problemi? Alcol che sfugge via, troppa irruenza al palato, profumi abbastanza standardizzati e tannini non sempre facili da gestire. I Nero d’Avola che piacciono, invece, ostentano frutta rossa in confettura ben sfumate sulle note balsamiche, persistenza e piacevolezza di un gusto più agile e meno muscolare. Un rosso “easy friendly”.

Ecco i tre Nero d’Avola migliori:

Baglio del Cristo di Campobello – Lu Patri 2016

Caruso e Minini – Cutaja Netro d’Avola Riserva 2016

Feudo Montoni Nero d’Avola Vrucara 2015 

Un passito
Ne cito uno su tutti perché non è affatto scontato riuscire a produrre ogni anno un vino di qualità assoluta ben riconoscibile sui mercati e sempre emozionante. E’ il passito che riconduce la sicilianità alla sua anima araba con un tocco di modernità. Una favola !
Donnafugata – Ben Ryé 2016

www.assovinisicilia.it