(U.G.) Nella seconda parte delle mie degustazioni a Sicilia en primeur 2017 ho scelto 15 rossi, tutti di altissimo livello, con punteggi che andrebbero dai 90 ai 93/100. Ma non li scrivo, per non far torto a nessuno. Qualche voto lo scoprirete più avanti, leggendo in inglese TheWineReporter.it Magari.
La lista è di 15, ma avrei potuto inserirne tanti altri, quasi allo stesso livello. Qualità elevata con ben cinque vini dell’Etna (1/3 della selezione) a conferma di un territorio unico e per certi versi “estremo” che costituisce proprio “un’isola a parte” dentro l’isola Sicilia. L’Etna è la punta di diamante enologica di una regione che sa rinnovarsi al momento giusto. Si difendono, però, benissimo i Nero d’Avola, per i quali i produttori hanno puntato su interpretazioni più agili e meno muscolari che in passato, con tannini mai bruschi e perfettamente lavorati. E ancora: meno invasività dei legni e più corrispondenza con il vitigno di origine. Piacevoli e sorprendenti anche i Perricone, i Syrah, il blend del Faro. Parziale delusione per i rossi dell’unica DOCG isolana: solo sei i Cerasuolo di Vittoria presentati al tasting di oltre 300 campioni con i sommelier (ma i produttori ci credono veramente a questa DOCG?) che, per l’annata 2014, sono sembrati acerbi e non ancora pronti. Complimenti e ringraziamenti ai sommelier dell’AIS Sicilia che, come ogni edizione, hanno organizzato alla perfezione il servizio, con dedizione e professionalità.

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Ma ecco la Top 15 dei rossi, secondo Wining

Benanti – Etna Rosso DOC Serra della Contessa 2013
Nerello Mascalese 80%, Nerello Cappuccio 20%

Di solito adoro il Rovittello (sempre molto buono) ma questa volta è stato il Serra della Contessa (vigneto che adoro e ho avuto la fortuna di visitare) a destare maggiore emozione. Il vino da cui nasce va dritto al naso (e ai sensi) perché intenso, aromatico e minerale, senza incertezze, con le sue pennellate di rosmarino, cardamomo e finocchietto selvatico. Sorso vivace, fresco, sapido e minerale, che scorre su un tannino ben composto. Un’autentica sferzata vulcanica.

Cottanera – Etna Rosso DOC 2013
Nerello Mascalese

E’ un rosso etneo in cui si apprezza bene il bouquet, sensazione per sensazione, con le sue erbe officinali e le spezie aromatiche, seguite da una mantello di fiori di rosa, note iodate e pepate. In bocca è immediato, coerente, con tannini ancora giovani, ma piacevoli: è fresco, intenso, dal tratto impetuoso finale.

Cusumano – Alta Mora Etna Rosso DOC 2014
Nerello Mascalese

Si apre con la sua nota minerale e balsamica netta, ben fusa con sentori freschi di mora, marasca e frutti di bosco. In sintesi è fruttato e minerale al tempo stesso, un po’ bivalente, ma piacevolissimo. Gusto avvolgente con gradualità e personalità: ha tannini grintosi e di gran foggia. Molto persistente con retrogusto balsamico.

Girolamo Russo – Feudo – Etna Rosso DOC 2015
Nerello Mascalese 95%, Nerello Cappuccio 5%
Con i vini di Giuseppe Russo c’è sempre l’imbarazzo della scelta: tanto sono buoni. Tra Feudo di Mezzo e San Lorenzo, questa volta è il semplice Feudo a farsi notare, con decisione.  Profuma frutta fresca, ciliegia e marasca, pepe nero, idrocarburo. In bocca c’è grande concentrazione e avvolgenza, frutto ricco e sapidità da vendere. Il prototipo dell’Etna minerale è in questo calice. E’ strong con classe.

Tenuta di Fessina – Il Musmeci 2011
Nerello Mascalese
Il più vecchio degli etnei rossi scelti in questa selezione proviene da un vigneto altrettanto antico. Un classico del suo genere. Mostra la sua faccia intenso ed elegante. Sa di cioccolato fondente, caffè e caramello, poi ci sono le note smaltate e minerali. Sorso fine, piacevole, elegante, equilibrato, con tannino presente ma fine. Non deborda mai. Al palato chiude composto e persistente. C’è!

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Caruso & Minini – Nino Igp Sicilia 2009
E’ un blend di quattro uve rosse: Nero d’Avola e Frappato (30% ciascuna) e Perricone Nerello Mascalese (20% ciascuna), dedicato a Nino, il padre di Stefano Caruso (contitolare dell’azienda) che poi è anche il nonno di Giovanna Caruso (la nuova generazione in famiglia). C’è tutta la storia della famiglia Caruso in questo vino, assolutamente originale, definito da Stefano un “Amarone alla siciliana”. La tecnica adottata è quella del “ripasso” con appassimento delle uve in parte sulla pianta e in parte sui graticci. Poi segue l’affinamento per 24 mesi in tonneaux e barrique e altri 12 mesi in vetro: solo 3.000 bottiglie. Nonostante i 15% alcol il sorso è in perfetto equilibrio. Morbido, fine e concentrato al tempo stesso. I profumi sono un mix perfetto di freschezza e note evolutive. Si sposano il calore del sole e gli aromi di Sicilia. Bel vino davvero!

Baglio del Cristo Campobello – Lu Patri 2014 Sicilia Doc
Nero d’Avola
E’ un vino che ha nella morbidezza e nella concentrazione i suoi assi nella manica. Unnero d’avola scuro in tutti i suoi aspetti, fra more, ciliegie e pepe nero, speziato e molto balsamico. Profumi intensi e immediati. Sorso piacevole e fluente, tannino fine. Un Nero d’Avola ben fatto, senza spigoli, rotondo, vivace, elegante, equilibrato.

Donnafugata – Mille e una notte – IGT Terre Siciliane 2012
Nero d’Avola in maggior parte, Petiti Verdot, Syrah e altre uve rosse

Un classico dei rossi siciliani che sfodera intatta tutta la sua austerità. C’è un tentativo di modernizzarlo, secondo me ben riuscito. Meno opulenza e meno concentrazione, più finezza, meno spalle, più agilità al gusto. Il naso è profondo, intenso, evoluto, fra note di caffè, tabacco dolce e liquirizia. In bocca è vivace, intenso, caldo, morbido e dinamico. Non più il “vinone” di dieci anni fa, ma come piace oggi!

Fazio Wines – Luce d’Oriente – DOC Erice 2015
E’ un bel Syrah che diffonde nel calice more e pepe nero, liquirizia e piccante su sfondo balsamico. In bocca si espande nitido, fresco, con buona concentrazione di frutto, ma al contempo, morbido, fine e vellutato nei tannini, mostrando buon equilibrio. E’ la dimostrazione pratica di come certi vitigni internazionali in Sicilia si siano trovati perfettamente a loro agio. Un rosso “femminile”

Feudo Maccari – Saia 2014 DOC Sicilia
Nero d’Avola

Sempre gradevole e intenso con le sue note selvagge, di sottobosco, rabarbaro e liquirizia su una chiara scia balsamica. In bocca scivola intenso, fine, grazie ai suoi tannini setosi. Elegante e persistente, molto buono da bere: sorso che richiama sorso.

Feudo Montoni – Vrucara 2013 DOC Sicilia
Nero d’Avola
Un’altra creazione di Fabio Sireci. Si apre su note pepate e di inchiostro, capperi e tanto balsamico. C’è netta la ciliegia fresca. Gusto immediato, nota morbida e rotonda, viaggia su concentrazione di frutto e bel tannino. Arriva in fondo, dritto e deciso, senza esitazioni. Evoluto e fresco allo stesso tempo.371-20170428_104358

Fondo Antico – Per te – 2016 IGP Terre Siciliane
Perricone
Da un vitigno fino a qualche anno fa quasi dimenticato (nell’uvaggio del Marsala Ruby) ecco un rosso dai profumi piacevoli, non immediati e non banali: è in parte evoluto, in parte molto fresco, fra aromi di frutta rossa, pepe, tabacco e incenso, su uno sfondo minerale che richiama la roccia. Un rosso snello e vivace, da bere con gusto, anche fra un paio d’anni. Complimenti alla brava enologa, Lorenza Scianna.

Le Casematte – 2015 – DOC Faro
Nerello Mascalese 55%, Nerello Cappuccio 25%, Nocera 10%, Nero d’Avola 10%

Dalla DOC tipica del messinese, ecco un altro piacevolissimo rosso: il “borgognone” dello Stretto! Speziatura molto elegante, non banale con note di pepe e balsamico. Bocca piacevolissima, fine, elegante, bel tannino, morbidezza integrale. Vince per equilibrio, lunghezza e bevibilità.

Planeta – Santa Cecilia 2013 – DOC Noto
Nero d’Avola
Dal Sud-Est dell’isola un Nero d’Avola evoluto che si mostra con i suoi sentori di vaniglia e tabacco, frutta rossa in confettura, pepe e balsamico. Sorso fine, vibrante, fresco, morbido, dal tannino vivace. Nel finale riecco la nota vanigliata.

Tasca d’Almerita – Rosso del Conte 2013 – DOC Sicilia Contea di Sclafani
Nero d’Avola 54%, Perricone 26%, altre uve rosse 20%
Un altro grande classico fra i rossi siciliani. Non si smentisce e si beve con gusto. E’ elegante e netto negli aromi di liquirizia, balsamico, pepato, fra more e vaniglia. Gusto piacevole, bel tannino, fine, intenso, persistente. Equilibrio e classe. Appunto: un classico!

www.assovinisicilia.it 
www.consorziodocsicilia.it

3 Risposte

  1. Pino

    Sono un produttore di vini padronali ETNA RANDAZZO il 2013 è stato un anno da dimenticare per la qualità dei vini rossi. Come fanno ad arrivare nella classifica ai primi due posti ?

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    • Umberto Gambino
      Umberto Gambino

      Grazie del commento. Non conosco la categoria “vini padronali”. Comunque, non c’è nessuna classifica e nessun premio. I vini sono elencati in ordine di degustazione (ho assaggiato gli Etna per primi). Ho degustato tutti gli Etna bianchi e rossi presentati dai viticoltori di Assovini a Sicilia en primeur e ho indicato nel mio sito Wining i 5 migliori Etna, secondo il mio giudizio critico personale. L’annata 2013 non mi è sembrata poi così tanto drammatica: poi, sappiamo bene che le contrade e i versanti dell’Etna influiscono in modo diverso sui vini finali. Ma sul discorso dell’annata potrebbero risponderle direttamente i viticoltori interessati.

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    • Antonio Benanti

      Gentile Sig. Pino, l’annata 2013 è stata fredda ma non da dimenticare, penso anzi che proprio nelle annate fredde la tipicità dei vini dell’Etna venga ben evidenziata. Aggiungiamo 29 anni di esperienza nella produzione di vini di eccellenza, le condizioni buone riscontrate sia sul Monte Serra a sud-est che a Rovittello a nord (parlo delle zone di origine di due nostri vini), l’utilizzo di lievito autoctoni selezionati e brevettati dopo una lunga sperimentazione, le rese molto basse, l’età delle due vigne (piantate rispettivamente intorno al 1910 e intorno al 1930) e la sua domanda trova una risposta. Tra l’altro anche altri giornalisti/recensori hanno valutato molto positivamente i nostri due cru annata 2013. Un saluto, Antonio Benanti.

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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