di Umberto Gambino
sicilia143-27 “En primeur” significa “primizia” o “novità” o “anteprima”. Trattandosi di vini, si intende che è la prima volta che si presentano al naso e al palato del pubblico. Ma a Sicilia en primeur non è esattamente così e non si assaggiano solo vini dell’ultima vendemmia (o della nuova annata, fate un po’ voi). Ecco perché sono soprattutto i rossi siciliani a spiccare il volo in questo tasting “emozionale” (ed emozionante) che ha interessato anche le annate precedenti. Sono poco più di una ventina a primeggiare: per carattere, completezza, tipicità e … ovviamente … per ventaglio di emozioni. Ecco la “Wining Top List”, in ordine sparso e senza voti, partendo dai bianchi etnei.

 

Bianchi

Tenuta di Fessina – A’ Puddara Etna bianco Doc 2012
Da uve Carricante coltivate a Santa Maria di Licodia, è uno dei bianchi etnei a cui sono più affezionato. Anche quest’annata è una conferma ricca di emozioni sensoriali. Al naso colpisce per le sue note tipiche di timo, salvia, agrumi e frutta gialla matura che sono coerenti quando lo bevi (e lo ri-bevi con piacere). Fresco, (molto) sapido, avvolgente, tipicamente lavico. Un vino che appaga i sensi, non solo naso e palato. Scorre in bocca, in un caleidoscopio di colori, calore e vivacità.

Valle dell’Acate – Bidis Doc Sicilia 2012
Da Chardonnay in purezza, ecco un bianco – per andare contro corrente rispetto ai vini di punta – che fa acciaio e poi fermenta in barriques nuove per 12 mesi complessivi. Dal calice emergono note intense di banana, agrumi e fiori gialli mentre il sorso è morbido, fresco, pieno e persistente: un elisir di lunga vita.

Musita – Passocalcara Bianco Igt terre Siciliane 2012
60% Catarratto, 40 % Chardonnay
Le uve derivano da terreni gessosi. La maturazione avviene in tonneaux usati per un anno, poi affinamento in bottiglia. Note di fiori bianchi, susina, nocciola e vaniglia. In bocca entra morbido poi si distende inesorabile e avvolge bene il palato. Persistente, fresco, sperimentale ma … fino a un certo punto. Un “signor bianco” a cura della premiata ditta Mattia Filippi (wine maker trentino) e Carmela Ardagna (enologo).

Planeta – Chardonnay Doc Sicilia 2012
Grande equilibrio ed eleganza per questo internazionale (da anni territoriale) divenuto ormai una certezza dell’enologia siciliana. Bel giallo paglierino con riflessi oro verde; naso tipico intriso di frutti tropicali e punte vanigliate. Quando lo bevi, si distende in equilibrio tra sapidità ed acidità ben amalgamate con la morbidezza. Un concentrato di sole e natura.

Tasca d’Almerita – Chardonnay Doc Contea di Sclafani 2012
L’ennesimo esempio di vino da uve internazionali che (a queste latitudini) hanno trovato l’habitat ideale per dar vita a vini eccellenti. Qui spiccano le note di salvia e rosmarino su uno sfondo di frutta gialla. Al gusto ci ritrovi tutta la pienezza di un nettare orgoglioso, frutto delle terre interne di contrada Regaleali. Un sorso lungo e minerale … non finisce mai!

Rosati

Tenuta Gatti – Paula Igp Terre Siciliane 2012

Signore e signori giù il cappello! E’ questa la vera azienda “rivelazione” di Sicilia en primeur. Il signor Nicolas Gatti Russo, vignaiolo italo-argentino in stile bio, di Librizzi, sui Monti Nebrodi (nel Messinese), ha sfoderato, fra gli altri, questo rosato da “maestro vinaio” dedicato alla moglie Paula. Uve Nocera in purezza, color rosa buccia di cipolla e un naso che dire interessante è poco: fragoline, lamponi, crema pasticciera e poi una bocca elegante, sapida, morbida, equilibrata, persistente dal bel retrogusto proprio cerasuolo. Sennò che rosato sarebbe? Altro che vino Jolly! Vera sorpresa.

Rossi

Graci – Arcuria Etna Rosso Doc 2012
Sempre Etna sugli scudi con questo di “scuola per vigneron” presentato dal giovane e brillante Alberto Graci. Rosso rubino nel calice, ciliegia sotto spirito, rosa, e pennellate di balsamicità per un quadro d’autore degno dei migliori rossi vulcanici. Al gusto si apprezzano le caratteristiche sabbiose e laviche del terreno: è intenso, tannico, pieno, minerale con un finale amarognolo che non dispiace.

Planeta Eruzione 1614 – Doc Sicilia 2011
In quest’altro Nerello Mascalese prevalgono note eleganti di ciliegia e mentolate che si risolvono in un sorso fresco, rotondo, nettamente “morbidoso”, dai tannini eccelsi, lungo quel che basta!

Tenuta di Fessina – Il Musmeci Doc Etna Riserva 2010
Nerello mascalese e Nerello cappuccio dal vigneto di Rovittello. E’ l’esatto specchio qualitativo in rosso del bianco A Puddara. Per il cru da vigne più anziane di Silvia Maestrelli e Federico Curtaz il 2010 è stata un’annata equilibrata. Tuffate il naso nel calice e troverete un bouquet di spezie dolci e frutti di bosco, misti a note minerali, violette e cioccolato fondente. Vien voglia di “mangiare” tutto bevendo. Il Musmeci in bocca è vibrante, palpitante fuoco e cenere, ma con garbo. La prova sono i tannini setosi e il garbo con cui si fa bere: è fresco, sapido, intenso, morbido, ricco di equilibrio.

Arianna Occhipinti – Siccagno – Sicilia Igt 2011
Da uve Nero d’Avola, ecco due annate “distanti” cinque anni, ma ugualmente buone, anzi ottime, dalle caratteristiche differenti! C’è da dire che Arianna è stata un po’ la star di questasicilia143-03 “Sicilia en primeur”. Sia nel corso dell’enotour dedicato sia a Vulcano, la “natural woman” ha raccolto i favori della critica e degli addetti ai lavori: un’autentica consacrazione, la sua, a soli 32 anni.
Nel lavoro in vigna (e poi nei suoi vini, rigorosamente da agricoltura biologica) si avverte la mano della premiata ditta di potatura “Simonit & Sirch”. In cantina nessuna barrique, affinamento in vasche di cemento da 90 ettolitri e poi maturazione in botti grandi da 30 ettolitri da legno austriaco, leggero e non invasivo.

Questo 2011 ha profumi non banali di spezie scure e poi punte di balsamico, rosmarino, mirto, cardamomo, anguria. Un vino minerale (ma anche animale).
Bocca fresca, avvolgente, tannini setosi, buona persistenza. “In generale – spiega Arianna – nella zona di Vittoria si producono Nero d’Avola più eleganti rispetto a quelli del Trapanese”. Un vino “femminile”, realmente espressione del territorio.

Arianna Occhipinti – Siccagno – Sicilia Igt 2006
Nel gioco delle differenze, si nota subito che questa è una versione decisamente più evoluta del Siccagno. Lo si nota già nel calice, dalla tinta rosso granato tendente all’aranciato scarico. Poi la sensazione olfattiva: è un vino animale, scuro, “maschile”, tinteggiato da strie di terra bagnata, sottobosco, fungo e confettura di more. Scorre in bocca vibrante, avvolgente, con tannini in guanti di velluto. Vino maschile sì, eccome: sembra di aver a che fare con un nobile feudatario siciliano.

Valle dell’Acate – Cerasuolo di Vittoria 2010 Docg, 70% Nero d’Avola e 30% Frappato. Questo è un vino che gioca meno sull’eleganza e più sulla potenza del gusto (a differenza dell’annata 2011, vedi dopo).
Belle note speziate e di pepe nero, poi cioccolato fondente, balsamico e inchiostro. Al palato prevale la concentrazione del frutto; poi tannini “strong”, freschezza, sapidità, persistenza e un “qualche pelino” in meno di morbidezza.

sicilia143-16Valle dell’Acate – Cerasuolo di Vittoria 2011 Docg, 60% Nero d’Avola, 40% Frappato
La maggior percentuale di Frappato conferisce a quest’annata note più evidenti di frutta fresca e violetta, meno sul fronte delle spezie e degli aspetti balsamici. Il tutto coerente in una bella bocca, anche aggressiva, fresca, fortemente sapida. Un Cerasuolo che evolve bene e che si può bere al meglio fra un anno.

Musita – Regieterre Doc Sicilia 2012
Nero d’Avola da uve che crescono su terreni rossi argillosi.
Immaginate un bel bouquet di ciliegie e piccoli frutti di bosco, poi pepe nero, menta, eucalipto. Al sorso c’è tutto in perfetto equilibrio: una combinazione di componenti sapide e fresche con un tannino ben disteso. Fa un anno in tonneaux nuove solo per il 20%. Musita è una giovane e grintosa azienda di Salemi (TP). Prima vendemmia in bottiglia quella del 2010. Il nome significa in arabo “moschea” (vedi il logo). Nota di merito per le etichette che si fanno notare: essenziali, stilizzate, di sicuro effetto.

Fondo Antico – Il Canto Doc Sicilia 2012
Un esempio “da nuova scuola” di come si vinifica il Nero d’Avola nel versante occidentale dell’isola. Questo vino affina in legno: in parte (80%) in tonneaux e barriques, il restante 20 % in botte grande. Si presenta sfrontato, giocando su note vivaci, speziate e di violetta. Un altro bel bouquet dai “toni magici” così come ha le sembianze di un’antica principessa araba, la giovane e graziosa enologa, Lorenza Scianna. “Il Canto” in bocca tocca note alte, tannini decisi, intensità, freschezza, sapidità e .. tante emozioni che spingono a berne un altro sorso!

Le Casematte – Quattroenne Doc Faro 2012
Il vino si chiama così per le iniziali dei quattro vitigni che ne formano l’uvaggio: Nerello mascalese al 55%, Nerello cappuccio 25%, Nocera e Nero d’Avola con il 10% ciascuno. Questa giovane azienda messinese prende il nome dai due fortini (muniti di cannoni) che ancora dominano le alture che si affacciano sullo Stretto, adoperate durante la seconda guerra mondiale.
Naso fresco e pulito di spezie e frutti rossi. Al sorso buona acidità, poi spunta il tannino vigoroso che si distende bene sul palato. Una innovativa versione del Faro Doc, tutta al biologico, prodotta in seimila bottiglie da Gianfranco Sabbatino, commercialista, divenuto viticoltore. Consulente è Carlo Ferrini.

Passiti e da meditazione

Florio – Doc Malvasia delle Lipari 2010

Dopo la “batteria” di rossi, non voglio privarmi di un finale davvero dolce.
Ecco finalmente un vino delle piccole isole dal colore giallo ambrato scuro (come il sole al tramonto da queste parti). E’ bello inebriarsi in un ventaglio di odori che vanno dalla scorza d’agrume candito al miele, dall’ albicocca ai datteri. In bocca è dolce, non stucchevole, salino, con un bel retrogusto di caffè tostato. Magico!

Fondo Antico – Baccadoro Igt Sicilia senza annata
Da uve Grillo e Zibibbo ecco un passito in cui tuffarsi senza remore: con tutti i sensi e in tutti i sensi. Giallo ambrato, naso mielato e di caramella d’orzo, agrumi e nota iodata. Al sorso è dolce, fresco, appagante. Un gran bell’esempio di passito da due storici tipici siciliani.

Rallo Soleras Doc Marsala 1990
Ed eccoci davvero al gran finale! Nel calice giallo ambrato pieno. Poi lo annusi con curiosità e scopri un bouquet da estasi: caramella d’orzo, frutta tropicale, miele, datteri. In bocca
(sorpresa!) te lo aspetti dolce e invece esce fuori un amabile, quasi secco: una via di mezzo che lo fa somigliare ad un Porto. Meditate, gente meditate! Sulla emozioni in serie della Sicilia del vino.

(terza parte – fine; leggi qui e qui le due puntate precedenti)

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