Sui tavoli dei ristoranti italiani si trovano sempre più spesso etichette non “nostrane”. Bando all’autarchia, le carte dei vini oggi sono quanto mai variegate e internazionali. Ce n’eravamo già accorti andando a verificare di persona, ma la conferma è arrivata da una recente indagine realizzata su un campione significativo di circa 300 operatori del settore della ristorazione in tutta Italia, scelti perlopiù fra quelli recensiti dalle principali guide gastronomiche appena uscite con le loro edizioni 2012.

Il sondaggio, completato nelle scorse settimane dagli organizzatori del “Vinitaly”, ha evidenziato che solo il il 37% dei ristoranti italiani non propone vini bianchi stranieri; la percentuale sale al 40% per i vini rossi, fino ad arrivare al 72% per i rosati e scendere al 20% per le bollicine.

La scelta invece di chi acquista per i propri locali vini stranieri è fortemente indirizzata alla Francia per tutte le tipologie: il 99% dei ristoranti offre bollicine provenienti da oltralpe, il 96% vini bianchi, il 91% rosati e il 94% rossi. Sono però in molti a proporre vini rossi spagnoli (49%), cileni (42%), statunitensi (39%) e circa un terzo dichiara di avere anche bottiglie di rossi australiani, argentini e sudafricani.

Per i bianchi, invece, al secondo posto (dopo la Francia) c’è la Germania (presente nel 49% delle carte dei vini internazionali), seguita a distanza dall’Austria (36%), mentre ancora più lontane ci sono Nuova Zelanda e Australia (rispettivamente con il 24 e il 22%).

Dal sondaggio realizzato da Vinitaly emerge inoltre che il 60% dei clienti chiede vino in bottiglia, contro il 26% che ordina al bicchiere e il 4% che vuole la mezza bottiglia. In definitiva la scelta dei vini esteri della ristorazione di un certo livello è orientata, nell’ordine, su Francia, Germania e Austria per i vini bianchi e ancora su Francia, Spagna, Cile, Stati Uniti, Australia, Argentina, Sud Africa per i rossi.

 

Link:www.vinitaly.com