di Sara Bon
Nella suggestiva cornice del Monastero di Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli, si è tenuta il 26 e 27 maggio la quarta edizione di BorderWine. Questo salone del vino, diventato tappa obbligatoria per tutti gli amanti del naturale, nasce nel 2016 dalla passione e dal desiderio di far conoscere il territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso il filo rosso dell’artigianalità del vino fatto come una volta. L’obiettivo è dare importanza ad alcuni parametri di naturalità ed al bere consapevole, come scelta etica per sé stessi e come rispetto per il territorio che ci circonda.

Dopo il grande successo della prima edizione, la manifestazione ha visto l’anno successivo già il raddoppiarsi delle cantine partecipanti, fino ad arrivare all’attuale salone con oltre 60 cantine unite da una filosofia comune: vino naturale al 100% prodotto rispettando il territorio; il tutto accompagnato dai prodotti a km zero, presidi Slow Food.

Tra le varie masterclass dell’evento, una in particolare ha attirato la mia attenzione. Sto parlando di quella intitolata “Il seme maturo”, verticale di Ribolla Gialla di Damijan Podversic, produttore in provincia di Gorizia e recente vincitore del Premio Nonino “Risit d’Âur” 2019. Il suo merito è quello di aver dato impulso alla coltivazione della Ribolla gialla, antico vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia, e avviato l’iter per il recupero di terreni vocati alla viticultura e abbandonati dal 1940 sul Monte Calvario.

Damijan Podversic e Gae Saccoccio

Introdotta dal filosofo del vino Gae Saccoccio, passa poi subito la parola a Damijan, che prima di parlare dei suoi vini incanta noi partecipanti presentando sé stesso, la sua filosofia, ed il suo modo di lavorare in vigna. Subito si può capire la sua grande spiritualità, specie in quello che produce: i grandi vini si fanno con la filosofia, la vecchia ricetta di 8000 anni viene data dalla natura, non serve altro.

Attende che l’uva maturi in vigna ed a seconda delle condizioni climatiche sa già che vino aspettarsi: se la stagione è calda e ventosa non può che venirne fuori un vino che ricordi l’esplosività di un brano degli AC/DC, se la stagione invece sarà piovosa, ne uscirà un vino che assomiglierà più alla Nona sinfonia di Beethoven, leggero nell’arrivo per poi sprigionare meraviglia. In tutto ciò non sono da meno l’importanza del territorio e tanti altri dettagli che un vero vignaiolo non ama trascurare, sempre nel rispetto della natura e senza voler falsare o coprire il risultato di un vino vero, che è la rappresentanza di ciò che è successo nell’annata.

Si passa poi all’assaggio, con sei annate di seme maturo, quello che a Damijan riesce in una maniera incredibile: la Ribolla Gialla con la sua croccantezza liquida.

Tralasciando i tecnicismi, ci abbandoniamo ad ascoltare quello che i calici hanno davvero da dirci. In questo caso è davvero possibile percepire ciò che è successo nelle varie annate: non è un vino mascherato, nei suoi pregi e nei suoi difetti si va a riconoscere l’autenticità dello stesso. 

In degustazione:

– Ribolla Gialla 2015

– Ribolla Gialla 2014

– Ribolla Gialla 2011

– Ribolla Gialla 2005

– Ribolla Gialla 2003

– Ribolla Gialla 2010 (in commercio nel 2020).

Assagggiandoli senza ordine definito, ma cercando di riconoscerne le similitudini, parte subito un “Thunderstruck” degli AC/DC quando assaggiamo la 2011 e la 2003, annate estremamente calde, dalle quali emerge mineralità, sentori fruttati, ma nel contempo molta eleganza. La 2014 annata, molto bagnata, riesce comunque a difendersi ed a sprigionare il succo del frutto.

In sottofondo la Nona Sinfonia di Beethoven per la Ribolla Gialla 2005, annata molto fredda, in cui Damijan si è dovuto rimboccare le maniche… ma è proprio vero che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano il vero lavoro.  Eccezionale.

La 2015 invece, con il suo gusto fresco, richiede però ancora un riposo in bottiglia per perdere la leggera solforosa presente.

Concludiamo l’assaggio con la Ribolla Gialla 2010, che sarà in commercio soltanto nel 2020. Essa è la rappresentazione della purezza dell’uva: assaggiandola sembra quasi di camminare tra i filari delle vigne assaggiandone i chicchi. Ancora prematura, ma già si preannuncia entusiasmante, oltre che sincera.

E come diceva Charlie Chaplin, il tempo è un grande autore, e trova sempre il perfetto finale.

L’esterno del Monastero di Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli (ph Lucathesimonvideomaker)