di Patrizia Pittia

Il Logo dell’azienda Scurek

Ritorniamo nella vicina Slovenia, in una splendida e soleggiata domenica di marzo, insieme a un gruppo numeroso di amici enoappassionati: la nostra meta è Scurek, a Plesivo-Medana, nella Brda  (Collio Sloveno). E’ questa un’azienda  storica: le diverse vicissitudini delle ultime due guerre mondiali hanno cambiato i confini fra i due stati e per questo motivo i vigneti si trovano a cavallo fra la Slovenia e il Collio italiano. L’attuale proprietario è Stojan Scurek , uomo simpaticissimo e amico di vecchia data. Stojan  non si è mai fatto mancare nulla nella vita ed è orgoglioso dei suoi cinque figli maschi , i quali, con diverse mansioni, sono entrati in azienda. Oltrepassiamo l’ex confine di Cormons: a poche centinaia di metri, sulla destra, ecco l’indicazione dell’azienda che ci porta verso una deliziosa villetta bianca sulla cui parete spicca  il logo da più di trent’anni è il simbolo aziendale e anche l’etichetta: Scurek in sloveno significa grillo, lo troviamo dipinto accanto a un violino.

I cinque fratelli Scurek
Sono giovani e forti i cinque figli di Stojan, e ve li presento:
Primoz, 34 anni: tecnico commerciale, si occupa dell’imbottigliamento;
Tomaz ,33 anni: enologo, cantiniere e responsabile commerciale per le Americhe e l’Europa Occidentale;
Uros, 31 anni: agronomo, responsabile della campagna, trattorista, l’uomo jolly tuttofare;
Matjaz, 29 anni: agronomo de enologo, è l’artista della famiglia, ha registrato dei video come regista; poeta e scrittore, attualmente sta frequentando un tirocinio nell’ambito della biodinamica;
Neic, 23 anni, la codina, calciatore provetto, frequenta la facoltà di Economia a Lubiana; nei momenti liberi collabora in azienda per il commercio. 

La storia
Stojan, con un paio di occhiali coloratissimi blu cielo, ci accoglie assieme a Matjaz, il quartogenito, un vero anfitrione, simpatico, loquace e più avvezzo a parlare la lingua italiana. Matjaz racconta che “ai tempi del bisnonno c’ erano il seminativo, la stalla con le mucche, i maiali e solamente un ettaro di vigna. Oggi, al posto della stalla, è stata costruita la cantina e gli ettari sono 25: 15 in Slovenia e una decina nella parte Italiana. Il terreno è composto da marne arenarie (opoka in sloveno) che conferiscono struttura e mineralità ai vini, particolarmente vocata per i bianchi: Ribolla Gialla, Malvasia, Chardonnay, Pinot Bianco. Ma  coltiviamo anche ottimi vitigni rossi, dai quali vengono fuori il Refosco del peduncolo rosso, il Merlot, i Cabernet Sauvignon e Franc, e il Pinot Nero. Il tipo di allevamento è Guyot monolaterale, con bassa produzione per ettaro e attento controllo in vigna”.
Seguiamo Matjaz verso la zona dove, dopo la vendemmia, arrivano le uve, accolte poi in una grande pressa di ultima generazione. Nella cantina troviamo le  cisterne in acciaio di diverse dimensioni, termoregolate per la vinificazione, il rimontaggio dei vini rossi e l’affinamento.  Si prosegue verso la cantina dove  i vini maturano in barrique e tonneaux di rovere e acacia. Veniamo accolti dalle piacevoli musiche tratte dal “Passo a due” del “Lago dei Cigni” di Tchaikovsky che si propagano fra le volte bianche. Matjaz spiega: “La musica con le sue vibrazioni aiuta il vino “che è vivo”  ad affinarsi meglio”,  e noi vogliamo credergli.  “Fondamentale per un affinamento di alta qualità –spiega Matjaz – sono la scelta del legno, la stagionatura e la tostatura delle barrique”.
Noto che su diverse barrique distese i fondi sono dipinti: si tratta di opere di diversi artisti che ogni anno partecipano a Kolonije (Colonie) d’Arte a Medana. 

Kolonije (Colonie) d’Arte a Medana

Barrique affrescate dagli artisti delle Colonie

E’ un progetto iniziato da circa 20 anni. A Medana nel mese di ottobre, i produttori ospitano artisti Italiani, sloveni e da tutto il mondo per laboratori di pittura e simposi d’arte. Le diverse opere  vengono esposte nelle cantine. Da tre anni la famiglia Scurek, per quanto riguarda la cultura e l’arte, è portavoce dell’ambasciata tedesca. Un ottimo sistema per unire il mondo artistico e quello del vino: un autentico legame professionale, culturale e promozionale per il territorio. Prima di andare a degustare veniamo accompagnati in una zona speciale: è la cantinetta, un locale con travi a vista le cui pareti sono composte da tante piccole celle a grate, ognuna con lucchetto. All’interno, adagiate, una gran quantità di bottiglie: sono i cavout, riservate ai clienti che non hanno modo di tenere il vino in casa. E’ qui che le bottiglie vengono custodite e al bisogno i proprietari le ritirano: ma c’è anche la possibilità di degustarle sul posto insieme agli amici. Una semplice e simpatica idea.

Degustazione
Siamo pronti per la degustazione. Attraversiamo un cortile dove si affacciano terrazze in legno e balconi fioriti: si sente già l’aria di primavera. Saliamo la scala in pietra con  passamano in ferro battuto. La sala si apre su ampie finestre a vista sui vigneti, un anfiteatro incantevole. Un soppalco con scala divide le due zone degustazione, interamente arredate in legno. Le tavole sono imbandite con tovaglie di un bianco candido. In abbinamento ai vini, salumi e formaggi di piccoli allevatori sloveni. E ci attende una sorpresa: Stojan che imbraccia una magnum di Metodo Classico in anteprima, pronto per la sboccatura. Si rivolge verso i vigneti, e tac…un colpo al tappo corona e via, schizzano fuori i lieviti e si inizia a degustare. Ecco i vini assaggiati.

Metodo Classico 2011 (Ribolla Gialla 50%, Chardonnay 35%, Glera 15%)

Scurek versa il metodo classico


Un’autentica chicca. Anche la famiglia Scurek ha voluto cimentarsi con un Metodo Classico e, con l’aiuto dell’amico produttore Miran Sirk, ha raggiunto questo traguardo. Stojan e Matjaz, euforici, iniziano a riempire i calici. I nostri occhi si illuminano del giallo paglierino intenso. Al naso forti sentori di lievito e crosta di pane, prevalgono profumi fragranti dati dai lieviti che hanno sostato per quasi quattro anni in bottiglia. Ora profumi di frutta bianca matura e note dolci. In bocca è fresco, minerale, complesso, di buona persistenza gusto olfattiva. Deve riposare ancora alcuni mesi in bottiglia.

Rebula 2014 (Ribolla Gialla)
Il Collio Sloveno è vocato per questo vitigno, il più diffuso e coltivato, perché proprio in queste terre trova il suo habitat espressivo ideale.  “L’annata 2014 è stata difficile-   spiega Matjaz – la vendemmia si è svolta  in tre fasi per raccogliere l’uva a giusta maturazione”. Poche ore di macerazione. Giallo dorato, note agrumate, leggera tostatura; in bocca fresco e minerale, non lunghissimo. 

Beli Pinot 2015 (Pinot Bianco)
L’annata 2015 ha reso felici tutti i produttori: condizioni climatiche ottime, buona distribuzione delle piogge, escursioni termiche ideali per ottenere un buon corredo aromatico e grappoli sani. In anteprima degustiamo il Pinot Bianco imbottigliato da circa 20 giorni. Dopo la raccolta fa 5 ore di macerazione a freddo, segue la vinificazione di 6 mesi in acciaio. Giallo paglierino intenso, note fruttate, pasticceria e cipria. In bocca grande mineralità e promettente evoluzione. Per l’abbinamento un risotto a base di pesce delicato.

Stara Brajda Belo 2012 (bianco da vecchie vigne)
E’ questa Una cuvée riserva da uve Ribolla Gialla, Malvasia, Pika(Glera) e Pikolit. Le uve raccolte separatamente sono lasciate a macerare a temperatura controllata. Dopo la vinificazione, la Malvasia viene fatta affinare in tonneau di acacia, gli altri vanno in tonneaux di rovere francese, nuovi e usati per due anni. Il vino è di un bel giallo dorato che mette allegria. Al naso si apre con erbe aromatiche, di seguito la frutta matura, note dolci speziate, e un bel minerale che lo caratterizza. Sorso accattivante segnato da una bella freschezza data dalla Ribolla Gialla, che esalta gli altri sentori, mentre il Pikolit gli conferisce finezza. Evidenti le note tostate e di vaniglia. Vino molto complesso, di lunghissima persistenza gusto-olfattiva e di sicura, lunga evoluzione. Buono per pasteggiare con arrosto di tacchino ripieno alle erbe aromatiche.

Kontra 2012 (Chardonnay e Ribolla Gialla)
Faccio una premessa per il vino che andremo a degustare: li chiamano orange wines i vini bianchi che subiscono una lunga macerazione sulle bucce (una vinificazione in rosso alla fine), e il colore diventa aranciato: da qui il nome. Una gran moda ultimamente, ma secondo il mio punto di vista, sono pochissimi quelli  che meritano. Vini non per tutti, non ci si può improvvisare.
Per questo vino “Kontra”, le uve raccolte mature vengono messe a macerare a contatto con le bucce, con lieviti naturali e senza solforosa per un anno in barrique di rovere usato. Dopodiché il vino viene imbottigliato senza filtrazioni. Nel calice, giallo dorato tendente all’ambrato. All’inizio chiuso, con sentori di frutta, mela cotogna, nocciole, arancia caramellata. Al palato mostra una bella freschezza: è intenso, avvolgente e morbido con alcune note tanniche. Bravi Scurek, una seducente sorpresa! Mi sbizzarrisco nell’abbinamento assieme alla collega sommelier Luisa Longo, che ringrazio per avermi sostenuto nelle degustazioni. Risotto con zucca e gorgonzola dolce oppure una ricca zuppa di cipolle.

Brndisi con il Metodo Classico

Modri Pinot 2011 (Pinot Nero)
Sappiamo che la terra d’elezione del Pinot Nero è la Borgogna: uva difficile da coltivare e vinificare, ben si adatta a zone dal clima fresco, che consentono lenta maturazione e sviluppo elegante degli aromi. Nella Brda diversi produttori lo hanno impiantato per la produzione di spumanti Metodo Classico con ottimi risultati. Questo Modri fa un mese di macerazione dopo la raccolta, poi matura per 36 mesi in tonneaux di rovere francese. Rosso rubino, note speziate di pepe nero, caffè. In bocca tannini fini e buon equilibrio, retrogusto di caco amaro e liquirizia. Lo abbiniamo con l’anguilla alla Livornese e, per chi ama la carne, faraona e salsiccia.

Stara Braida Rdece 2011 (rosso da vecchie vigne)
Chiudiamo in bellezza con la cuvée da quattro uve rosse: Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Refosco dal peduncolo rosso. Le vigne del Merlot sono vecchie di 50 anni e quelle del Refosco ne hanno 30.  Dopo la vinificazione, il vino matura per 24 mesi in barrique di rovere francese e, poi, dopo l’imbottigliamento, si affina per un anno in bottiglia. Rosso rubino intenso, si apre al naso con note erbacee, di piccola frutta rossa, spezie e liquirizia. Al gusto, tannini setosi, decisa persistenza e buon equlibrio: un vino da lunga vita. Decidiamo di sposarlo con le beccacce al ginepro.

Degustazione conclusa e tutti i presenti sono soddisfatti. E’ stata una piacevole e intensa domenica trascorsa insieme alla famiglia Scurek, che ringrazio, a nome di tutti, per la generosa accoglienza. Un grazie anche all’amica Francesca Saher, che mi ha aiutato nella traduzione dallo sloveno.

Non solo vino, ma anche arte dunque. Cosa c’è di meglio, allora, che chiudere questo reportage con la poesia di uno dei maggiori poeti della letteratura slovena del Novecento? Lui è Aloiz Gradnik, nato a Medana, da padre sloveno e madre friulana, un poeta di confine: il cantore del Collio, legato al mondo rurale. 

Benedici o Dio la nostra dura terra,
le nostre speranze,
le nostre fatiche,
l’inquietudine del sangue e la pace dei sepolcri,
benedici o Dio il nostro Collio.
(Aloiz Gradnik)

 www.scurek.com
scurek.stojan@siol.net 
Scurek – Plesivo 44, Medana
5212 – Dobrovo – SLO
Tel.: + 386 (0)5 30 45 021


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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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