di Umberto Gambino
“Il mio nome è Schioppettino, Schioppettino di Prepotto. Occhio però: non dimenticate di citare il mio luogo natale!”. Pensate: se un vitigno potesse parlare, lo Schioppettino somiglierebbe, per assonanza cinematografica, alla celebre battuta:“Bond, il mio nome è James Bond”. Difatti, come il più famoso agente segreto del mondo, fino a una trentina d’anni fa, lo Schioppettino di Prepotto agiva in “incognito”, perché fuori legge. Vitigno autoctono a bacca rossa, tipico solo di una piccola striscia di territorio del Friuli (quasi al confine con la Slovenia), è stato ufficialmente “raccomandato” per la coltivazione solo nel 1983 e quattro anni dopo ha ottenuto la Doc come sottozona specifica all’interno della Doc Colli Orientali del Friuli. Al di là degli inghippi burocratici di cui noi italiani siamo maestri (per complicarci la vita) bisogna distinguere lo “Schioppettino di Prepotto”, dallo Schioppettino “semplice” e non di Prepotto, coltivato sempre nei Colli Orientali del Friuli. Il primo è un vitigno e un vino ben circoscritto nella sua area di produzione, un autentico cru: si coltiva in un solo comune con le sue frazioni ben identificate (Prepotto, Novacuzzo, Craoretto, Poianis, Albana, Cialla e Fragellis).Le cantine che fanno parte dell’Associazione dei Produttori sono 23, la maggior parte concentrate proprio nell’area storica e centrale di Prepotto.

Un vino dai sentori tipici di pepe verde e piccoli frutti, talvolta con note fumé e tanto altro (come vedremo nel secondo articolo): vitigno autoctono, figlio di una terra di confine, già coltivato alla fine del XIII secolo nelle valli del fiume Judrio. Sinonimi locali di questa uva sono Ribolla Nera e Pokalca. Per l’affinamento dello Schioppettino di Prepotto il disciplinare prevede l’uso di botti di legno per almeno 12 mesi. Così, per raccontare al meglio un rosso davvero territoriale, anche quest’anno i lungimiranti e simpatici vignaioli di questa bella zona del Friuli si sono messi “a nudo”, (loro e i loro vini) partecipando a “Schioppettino di Prepotto, unico per natura”, evento ideato e organizzato con certosina cura da Paolo Ianna nell’ambito del “Progetto Rural”, mercato rurale trasfrontaliero, il programma di cooperazione Italia-Slovenia che mira ad avvicinare la comunità friulana di Prepotto a quella slovena di Kanal ob Soci (Canale d’Isonzo). Che bello! Tanti progetti di amicizia e cooperazione con i vicini sloveni, quando una volta,da queste parti, regnavano odio e diffidenza. La “full immersion” dei convegni tecnico-scientifici ed istituzionali sullo Schioppettino di Prepotto è stata guidata con maestria dal bravo collega (nonché enologo e soprattutto storico) Claudio Fabbro. Lui sì che è un “archivio vivente” nonché autentico “testimone” degli eventi cruciali dell’enogastronomia friulana.

Teatro privilegiato dell’evento, il Castello di Albana (XII secolo),di proprietà di Leonello Gabrici. E’ stata questa la sede dello show cooking dei due chef che, con i loro piatti di terra e di mare, hanno inteso esaltare e proporre l’abbinamento cibo-vino con lo storico vitigno rosso friulano. Non sempre riuscendoci però. Prima la degustazione della ricetta di mare (tonno rosso esaltato da riso nero, verdure e salsa di acciughe) ideata dallo chef Carlo Piacentin del ristorante “900 all’Isola” di Palazzolo dello Stella (UD); poi la proposta di terra, la “sopa coada”, una zuppa a base di germano reale e pane, cucinata dallo chef Marco Toffolin della Locanda da Lino di Solighetto (TV). L’abbinamento con lo Schioppettino di Prepotto è risultato migliore per la proposta di terra, un po’ forzato per il piatto di mare. A parere personale, in entrambi i casi, sarebbe stato meglio accostare un ottimo bianco: Friulano o una Malvasia Istriana, ma … il tema era lo Schioppettino dunque… meglio sorvolare.

Qualche considerazione personale. Ai bravi e industriosi produttori preme molto la precisa riconoscibilità del brand “Schioppettino di Prepotto”, fra le centinaia di denominazioni del nostro Paese. Penso che, nonostante gli sforzi ammirevoli e il bel gioco di squadra attuato da questo manipolo di vignaioli, l’impresa sia davvero ardua considerato che soprattutto gli importatori e i consumatori stranieri restano perplessi quando si trovano di fronte ad etichette non immediatamente collocabili e riconoscibili: sia per l’origine del luogo sia per il nome del vitigno. A tutt’oggi questa sottozona dei Colli Orientali del Friuli viene rintracciata, all’estero, in una cartina geografica dell’Italia, un po’ più in alto e a destra della più nota Venezia. Spesso non rimangono in mente neanche i nomi della cantine, alcuni davvero complicati da ricordare. Ritengo invece sia determinante rafforzare l’identità del vitigno e del vino in un tutt’uno con il territorio di origine. Molto positivo, in proposito, il progetto di selezione e produzione di lieviti autoctoni selezionati dallo stesso Schioppettino, come ha spiegato in dettaglio l’esperto enologo Nicola Macrì. (leggi qui la seconda puntata con il tasting dei 18 Schioppettino).
Links:
www.schioppettinodiprepotto.it
www.claudiofabbro.it
www.novecentoallisola.it
www.locandadalino.it

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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