di Umberto Gambino

Ci sono dei vini che bisogna aver bevuto almeno una volta nella vita. Uno di questi è sicuramente il Sassicaia, un’autentica icona del Made in Italy nel mondo, al pari della Ferrari o di certi marchi della moda. Perciò ogni volta che scopro in calendario una degustazione del “vino dei sassi”, cerco subito di non farmela sfuggire per nessun motivo al mondo.

La freccia è scoccata doppiamente inesorabile quando ho letto che proprio al Vinitaly era programmata una verticale delle “otto annate meno conosciute” del vino prodotto da Tenuta San Guido, in località Capanne, nella poetica Bolgheri cantata da Giosuè Carducci. Dire e fare è stato tutt’uno: mi sono prenotato all’istante per partecipare. E, anche se le annate erano etichettate, sulla carta, come “dimenticate”, dopo averle bevute e ammirate, sono certamente “da ricordare”.

Ma perché “annate dimenticate”? Forse perché non ritenute dai super esperti enoici all’altezza di quelle più celebri? Ah, saperlo! C’è un però: non erano, forse, all’altezza all’epoca, quando sono uscite sul mercato (fatta eccezione per l’ultima, la 2014, imbottigliata da un mese).  Oggi invece, a distanza di anni, questi otto Sassicaia sono tutti forti, snelli e convincenti. Parola di Wining!

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L’eccezionale tasting è stato condotto dall’eclettico Ian D’Agata, direttore scientifico di Vinitaly International, coadiuvato da Priscilla Incisa della Rocchetta, la giovane marchesa, titolare di Tenuta San Guido, che ha raccolto il testimone dal padre Nicolò,  il quale a sua volta aveva continuato il lavoro di suo padre, Mario, cioè il nonno di Priscilla. Indispensabile l’apporto del direttore tecnico Carlo Paoli, autentica memoria storica vivente delle annate del Sassicaia, un vino che è diventato grande (ricordiamolo sempre) grazie anche all’opera e alle intuizioni del grande wine maker Giacomo Tachis, scomparso di recente.

Qualche pennellata di storia è necessaria per capire come e quando nasce questo vino.
Si parte dagli anni Venti quando il marchese Mario Incisa della Rocchetta ha un’idea: fare un vino che possa ricalcare i canoni della nobiltà dell’epoca, sullo stile Bordolese. In famiglia si decide di fare il tentativo. Il buon Veronelli lo ricorda in una lettera dell’11 giugno 1974:
“L’origine dell’esperimento risale agli anni tra il 1921 e il 1925, quando – scrive Mario – studente di Agraria a Pisa e spesso ospite dei Duchi Salviati a Migliarino, avevo bevuto un vino prodotto da una loro vigna sul monte di Vecchiano che aveva lo stesso inconfondibile “bouquet” di un vecchio Bordeaux da me appena assaggiato più che bevuto, (perché a 14 anni non mi si permetteva di bere vino) prima del 1915, a casa di mio nonno Chigi”.

Storie di calici e nobiltà che si incrociano. Quando, anni dopo, Mario Incisa si trasferisce con la moglie Clarice nella Tenuta San Guido, sulla costa Tirrenica, comincia a piantare alcune barbatelle di vitigni francesi (portati dalla tenuta dei Duchi Salviati) e scopre che il Cabernet ottenuto aveva “il bouquet che ricercavo”. Nessuno aveva mai pensato di fare un vino “bordolese” in Maremma, terra sconosciuta dal punto di vista enologico. Anche perché il lungimirante marchese, acuto osservatore, scopre che la zona di Bolgheri somiglia molto a quella delle Graves di Bordeaux, per via dei piccoli sassi del terreno. Chiamare il vino “Sassicaia” è conseguenza logica.

Dal 1948 al 1967, il Sassicaia rimane un vino bevuto solo dalla famiglia Incisa della Rocchetta e dagli amici più cari. Del resto il vino è convivialità, anche in ambito aristocratico. 
Grazie all’apporto di Tachis, il vino esce sul mercato nel 1968, prima annata ufficiale ad essere commercializzata. Poi, anno dopo anno, è un successo continuo: nasce il taglio bordolese fatto in Maremma, nasce il primo “super Tuscan” che apre la strada a tutti gli altri (molti nel Bolgherese).

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Otto annate da ricordare: la degustazione

Tutti i Sassicaia sono all’85% Cabernet sauvignon e 15% Cabernet franc

1992
“Annata molto difficile. Il vino è invecchiato solo per il 60% in legno nuovo”, spiega Carlo Paoli. Di colore granato con bordo aranciato, il vino si presenta perfettamente integro e fresco. Dai profumi emerge un bel mix di spezie, chiodi di garofano, cassis, corteccia di liquirizia. Non mancano le note più evolute (siamo a quasi 25 anni dalla vendemmia) di tabacco dolce, caffè, sottobosco e un accenno fumé. Al palato è profondo, morbido, senza spigoli, con tannini setosi, assolutamente perfetti e una lunga persistenza. Una scia di spezie indiane nel finale. Fa un po’ difetto il corpo del vino, ma dopo tanto tempo ci può stare. Si beve benissimo. Una scheggia. Un vino “femminile” e suadente, a mio parere. Quello preferita dalla marchesa Priscilla? Come un leggiadro minuetto.  

1994
Veste granato con orlo aranciato. Caratterizzato da una primavera piovosa. Al naso emerge la faccia vegetale del Cabernet franc, quella garbata però, della Toscana più nobile. E’ terroso, quasi animale, scuro, con note di inchiostro, cuoio, tabacco dolce e rabarbaro, di un balsamico denso e fine.
La bocca molto fresca denota una grande e nervosa acidità, sapida, dinamica, equilibrata. Il primo sorso ne richiama subito il secondo. Persistente con tannini finissimi. Paragonandolo alla musica, è un Sassicaia rock, heavy metal, che provoca piacevoli vibrazioni.   

2002
Granato e luminoso. Sfodera un bouquet cangiante che da un registro balsamico vira gradualmente su tinte di spezie aromatiche, molto pepate. Affiorano capperi, grafite, cedro del libano, spezie orientali. Tabacco e cuoio a piccole tinte. Sorso verticale: si apprezza la morbidezza, è vivace, progressivo, il tannino ha qualche spigolo. Non un vino robusto. Risulta il più votato dai presenti alla degustazione. Una dolce melodia sanremese.

2005
Una buona annata, molto calda, non esattamente da dimenticare. Al contrario: piace parecchio agli americani. Rosso granato. Naso molto speziato, fine, con giuste dosi di pepe, confettura di frutta rossa, chicchi di caffè, tabacco dolce. Un tappeto di sentori nel complesso dolci e piacevoli. Bocca molto rotonda, quasi dolce, in cui torna nel finale la confettura di mora. C’è più concentrazione al sorso che viaggia su tannini perfetti. Vino freschissimo, dai tannini morbidi. Risulta molto giovane con molta strada da fare, ancora 20-30 anni. Lo paragono a un bel brano pop di Madonna.

2007
“Un’altra buona annata che ha riservato buone soddisfazioni”, dice Paoli. Note di macchia mediterranea in apertura, poi confettura di marasca con maculato da pepe nero, violetta e un lieve sfondo balsamico. Si avverte il marker del Cabernet Franc nel profumo di lampone. Gusto intenso, ben concentrato. E’ fresco, sapido, morbido, con tannini perfetti. Berlo è una vera goduria per il palato. Lungo e leggiadro, lieve, equilibrato. Perfetto. Un’estasi ipnotica come quella di “Shine on you crazy diamond” dei mitici Pink Floyd. 

2008
Rosso granato, luminoso. Sfoggia sentori di macchia mediterranea, fiori di violetta, dalie, rose, cacao, caffè, poi le spezie come i chiodi di garofano, il rosmarino, il ginepro e ancora una pennellata di ribes. Fluisce morbido e setoso, con tannini presenti ma ben levigati. Lungo, progressivo, molto fresco e perfettamente equilibrato. Un Sassicaia “acustico” e decisamente country.

2010
Rosso granato fitto. E’ ancora molto fresco, con sentori di frutta rossa e violetta, un mix di pepe, cangiante, balsamico con note di liquirizia e mentolo. Gusto morbido e avvolgente, sapido, progressivo, chiude bene con tannini ben levigati. Il più concentrato e ricco di frutto, a mio parere. Piacevole e persistente.  Se vi piace la “Taranta” è il calice che fa per voi.

2014
Per la cronaca: “E’ stata un’annata sofferta, poco sole e tante piogge”.
Rosso granato e bordo sfumato nel calice. Decisamente il più giovane, un virgulto dell’enologia. Spiccano mirtilli, frutti di bosco, violetta, pepe rosa, note di bosco, muschio e il solito lampone. Sorso fresco, sapido, concentrato, piacevole. Tannino già ben rodato. E’ lungo, quasi equilibrato. Imbottigliato solo da un mese. Sarà al top fra 4-5 anni. E’ il “Sassicaia Rap” per eccellenza!

Questa la mia personale classifica in ordine di piacevolezza: 2007, 2010, 1994, 2008, 2005, 2014, 1992, 2002 

Non scrivo i voti, ma vi assicuro: sono tutti alti, molto alti! Viva il Sassicaia!

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