di Umberto Gambino
La notizia dell’edizione del cinquantenario? Quest’anno è stato decisamente più agevole muoversi per i diversi padiglioni del Vinitaly. L’impressione è stata che circolava un po’ meno gente del solito (intendo  quelle dedite solo al bere, senza capire, organizzate in gruppi schiamazzanti e dal tenore alcolico ben presto sopra il consentito). Un pizzico di meno, non troppo però. In compenso, ho visto con piacere soprattutto giovani già consapevoli e già perfettamente documentati che sapevano benissimo come e cosa degustare. Grande successo anche quest’anno per gli spazi dedicati ai vignaioli FIVI, al Vivit e ai vini Bio. Un’intera sezione improntata alla viticoltura (per diversi aspetti) sostenibile che ha riscosso considerevoli consensi fra le nuove generazioni di consumatori e sui cosiddetti “millennials”. Perciò, in questo Vinitay 2016, grazie anche alla mia fida Road map, sono riuscito a scovare novità un po’ fuori dal comune, anche se (in definitiva) fra le diverse “chicche” scoperte, ho inserito qualche notevole certezza. Sono etichette a vario titolo nuove, avvolgenti, territoriali, ricche di storie e di spunti da approfondire. Ecco i miei 10 Vini Top del Vinitaly 2016.

Maccario Dringenberg – Rossese di Dolceacqua Superiore Posau Biamonti 2014
05-20160410_105504La bottiglia viene coccolata, come fosse un bebè, dalla sua “mamma”, Giovanna Maccario, la simpatica e dinamica vignaiola che, ben presto, si ritrova con una piccola coda di appassionati allo stand sito nello spazio Enoteca Liguria. Il vino è un rosso da uve Rossese cresciute in un vecchio vigneto centenario.       Dal calice emergono sentori freschi, floreali di violetta, di ciliegia netta, di pepe rosa e tamarindo. Il terreno su cui cresce la vigna è una tipica marna blu dell’estremo Ponente Ligure. In bocca scorre piacevole, misurato, fresco, poi si allunga e fa apprezzare tannini fitti, ben presenti, ma non ruvidi. E’ un bel rosso “focoso” di carattere, come non te lo aspetteresti mai da un vino ligure. Da bere con baccalà alla genovese.

Gurrieri – Donna Grazia – Spumante Metodo Classico
E’ una piacevole sorpresa. Potevate mai pensare che dalle uve che formano il Cerasuolo di Vittoria si potesse tirar fuori uno spumante Metodo Classico? Beh, in Sicilia, autentico laboratorio enologico, tutto è possibile. Eccolo invece! Lo presenta nello spazio Vivit, Giovanni Gurrieri, con cantina a Comiso (Ragusa). Riposa 12 mesi sui lieviti (ma prossimamente avremo il 24 e il 36 mesi, annuncia il vignaiolo), e nasce da  uve Nero d’Avola e Frappato dei vigneti di Chiaramonte Gulfi, vinificate in bianco. Al naso profumi intensi, avvolgenti, chiara nota di liquirizia ed erba tagliata. Perlage fine e abbastanza persistente. Il sorso è fresco e sapido, di buona persistenza. Conquista subito perché è fresco, morbido e vellutato. L’ideale per aperitivi a base di pesce e crudité.01-20160410_103143

Biondelli – Franciacorta Brut 2012 Docg
Joska Biondelli è produttore giovane e serio, ma dalle idee già chiare. I suoi Franciacorta li vuole proporre con gradualità, senza mai fare il passo più lungo della gamba. Se capisce che l’annata non è ideale, non vinifica. Delle diverse etichette degustate, ho apprezzato molto il Brut 2012, da Chardonnay in purezza.  E’ un Franciacorta fresco, intenso, dai sentori puliti, molto equilibrato. Si apre spontaneo e ammalia con le le sue note di caramella d’orzo, nocciola tostata, cedro e liquirizia (il marchio sensoriale di casa Biondelli). Al palato è avvolgente, pulito, su sfondo minerale, con un finale coerente di scorza d’agrume. Pulisce bene la bocca e soddisfa non poco. Lo berrei con un bel risotto ai funghi porcini.

Barone Pizzini – Franciacorta Docg Riserva 2009 Bagnadore
I vini di questa bella e consolidata realtà della Franciacorta (produzione interamente biologica) sono presentati dal direttore di produzione Silvano Brescianini e dall’esperto sommelier Ais, Nicola Bonera. Le etichette in degustazione sono quattro. Io ho preferito “vincere facile” con questa riserva Cru di Chardonnay e Pinot Nero coltivati nel vigneto Bagnadore. Una bollicina che è un’autentica goduria dei sensi. Naso stratosferico, molto incentrato sui lieviti (ben 72 mesi), crosta di pane, orzo, note tostate e di cioccolato bianco, poi caramello, liquirizia, ananas, sesamo, paripka, finocchietto selvaggio, per un bouquet molto dinamico e vario. Che sensazioni al sorso! E’ complesso, fine, corposo, intenso, lunghissimo, coronato da un’intensa nota agrumata finale. Una delizia da sogno. Da bere davvero a tutto pasto, senza stancarsi mai.08-20160410_112404

Terra Costantino – Etna Bianco Doc Superiore Contrada Blandano 2014
75% Carricante, 25% Catarratto
Dal Versante Sud-Est del vulcano, scaturisce questo eccellente bianco tipicamente etneo che sa di ginestra, pesca bianca, pepe bianco, zafferano su un tessuto minerale. Sorso ampio, fresco, verticale, corposo, con un bel finale sapido e tannini morbidi. Intenso e selvaggio. Abbinamento? Frittura mista di pesce.

Girolamo Russo – Etna Rosso Feudo Doc 2013
Le uve provengono dalla contrada Feudo, a Passopisciaro.
Il produttore è uno dei punti di riferimento certi dell’intera viticoltura etnea: Giuseppe Russo, insegnante diventato vignaiolo di successo. Che rosso! E quanto è magmatico e profondo! Profumi non banali di spezie scure, pepe nero, rosmarino, incenso, sesamo, seguiti da fiori di violetta e rosa fresca. E’ caldo come il calore del sole con una distinta vena minerale evidente al  palato che mostra grande freschezza e intensità. Non manca proprio nulla a questo vino: lungo, appagante, intenso, con bei tannini. Lo avevo detto e lo ripeto: nei vini di Giuseppe Russo si respira il vulcano. Il migliore dei Top 10 di questa lista. Da bere con caciocavallo stagionato.

Velenosi – Lacrima di Morro d’Alba Superiore 2014 Docg
Rosso rubino fitto nel calice. Note di mirtilli e violetta, sentori che virano poi sulle spezie e sulla frutta rossa ancora fresca. Bocca ben concentrata, con tannini vivi e vibranti. Il finale è comunque morbido e fruttato. Bel vino territoriale che esprime l’anima del Piceno. Presentato dalla accogliente e pirotecnica Angela Piotti Velenosi, una delle nostre Donne del Vino più apprezzate e affermate all’estero. Con rigatoni al ragù.

Duca di Salaparuta – Sciaranera 2014 Terre Siciliane Igt
Dalla Tenuta Vajasindi del Duca di Salaparuta, sull’Etna, questa volta ci si poteva aspettare un Pinot Nero, visto il clima e il territorio davvero estremo: e Pinot Nero è stato. A dir la verità c’è anche il Nawari (sempre Pinot Nero etneo, di cui ho assaggiato l’annata 2011) ma ho ritenuto più convincente e di sicura prospettiva il cugino Sciaranera. Naso floreale di rosa, lampone, spezie rosa e nere. Sorso fresco, morbido, tannico con bel retrogusto di frutta rossa fresca. Buona lunghezza gustativa, equilibrio, gusto dinamico. Buono oggi e buonissimo fra un paio di anni! Da abbinare con coniglio all’agrodolce.

San Giovenale – Habemus 2014
12-20160412_143915Presentato da Diego Mirabella, l’azienda è di proprietà dell’imprenditore romano Emanuele Pangrazi. Marco Casolanetti è l’enologo (già wine maker del Kurni, illustre rosso marchigiano). Dalla Tuscia, da uve Grenache, Syrah e Carignano, allevate in una zona, Blera, di solito destinata a produrre olio, ecco un vino che potremmo definire un “super Lazio” o un “super Tuscia” se preferite, visto che l’area è l’Alto Viterbese. Il vino matura per 20 mesi in barrique di rovere nuove, poi 6 mesi di affinamento in bottiglia. Note speziate (il pepe nero dal Syrah), more, cioccolato fondente, balsamico a profusione. Un vino che dimostra potenza ed eleganza allo stesso tempo con tannini grintosi e nobili. Quest’annata è giovanissima, ma si affinerà ben presto. Habemus (Vinum) sarà indubbiamente famoso. La carbonara è un buon abbinamento.

Botto – Brachetto d’Acqui Convento dei Cappuccini Docg 2015
Note floreali di rosa (descrittore tipico del Brachetto), ma anche di mirtilli e lampone. In bocca è una piuma di estrema piacevolezza e bevibilità. Per dissetarsi dolcemente, dopo una crostata di mirtilli. L’azienda Botto fa parte di un consorzio (Nuove Realtà) di piccoli viticoltori del Piemonte, che si sono uniti per fare squadra e promuovere e commercializzare meglio diversi territori della regione.

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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