di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
Indovinatissima la scelta di Davide Bonucci, organizzatore di Sangiovese Purosangue e presidente dell’associazione EnoClub, di portare la kermesse nel Palazzo Comunale di Siena. Il valore emblematico del Sangiovese e dei rossi importanti ottenuti nei vari territori senesi, vuole certamente ricevere le giuste conferme in una sede appropriata.
L’incantevole Piazza del Campo con il suo Palazzo Pubblico e la maestosa Torre del Mangia, visibile da ogni punto della città, sono simboli di una storia imponente che si incrocia di continuo con le vigne e il Sangiovese. Nel foyer del Teatro dei Rinnovati, situato proprio nel Palazzo Comunale, in quella che un tempo è stata la sala del Consiglio della Repubblica Senese, si sono svolte le degustazioni di 243 Sangiovese dei territori della Toscana, Umbria, Lazio, organizzate per la stampa e gli operatori. Tra questi, uno spazio intenso è stato dedicato all’annata storica 2008.

Il confronto con altri degustatori è importante in queste occasioni, anche se comunque ognuno poi mantiene una propria idea o preferenza e una personale curiosità verso i territori di produzione e le aziende. Inutile dire che i Brunello di Montalcino hanno mantenuto alta l’attenzione. Qui il Sangiovese preserva il suo stile caratterizzato da un andamento elegante che riesce a mantenere un pieno accordo con l’austerità del vitigno. E proprio tra questi ho ritrovato i migliori assaggi in questa lunga cavalcata sui Sangiovese “purosangue”.
Mentre l’austerità del Sangioveto rimane arroccata con fierezza sulle colline chiantigiane, dove spesso incontra ancora Ciliegiolo, Canaiolo e Colorino. Molti tratti di incertezza si annidano tutt’oggi nell’uso non sempre appropriato dei legni, creando confusione e imprecisioni nella qualità finale o nella espressività dei vini. Nel senso che spesso si ritiene giusto continuare su scelte di legni legate alla tradizione, o all’estro dell’enologo del momento, che sporcano la lettura del vino, specie all’olfatto.

Tra i miei dieci assaggi preferiti parto dal Brunello di Montalcino.

E qui è Luciano Ciolfi a spiccare con il suo …

San Lorenzo Brunello di Montalcino 2008  – Le vigne sono tra le contrade che danno il benvenuto in paese. Preciso, cristallino, austero ed elegante allo stesso tempo, luminoso, spazia al naso dai piccoli frutti scuri del sottobosco, al tocco elegante della rosa, accompagnato con discrezione dalle spezie pepate. L’assaggio è molto coinvolgente, ha ritmo, succoso, severo nei tannini comunque molto piacevoli.

Anche il suo San Lorenzo Rosso di Montalcino 2016 , pur mostrando un temperamento più semplice e diretto, si delinea un grande vino che si fa bere e ribere con avidità.

Spicca per eleganza ed espressività il Brunello di Montalcino Il Marroneto – Madonna delle Grazie 2013, un fuoriclasse che ben racconta il territorio. Complesso sia al naso che all’assaggio, apre delicatamente sui toni fumè, ma prevalgono i toni fruttati scuri di mirtilli more, poi buccia di arancia. Il sorso avvolge e convince lungamente: è dinamico, intenso, austero, mantiene l’andamento di un numero uno.

Fattoria dei Barbi Brunello di Montalcino 2013 – A sua volta sa ben giocare tra l’austerità del Sangiovese e l’eleganza del territorio. Deciso, graffiante, veloce, tanto succo al gusto e un bel naso ampio dove è la ciliegia a primeggiare in piena armonia con mirtilli, cenere e pepe nero. Giovane il suo temperamento, ma già piacevolissimo.

Fattoi Brunello di Montalcino Riserva 2012 – Diretto e audace, giovane sia nei profumi che in bocca, gioca tra il frutto di ciliegia e le piccole spezie con un accento di geranio che gli dona finezza, riscontrata ulteriormente all’assaggio sottile, fresco, con tannini di gran razza.

Col d’Orcia Brunello di Montalcino 2011 – Delinea con sicurezza la severità e l’eleganza propria del Brunello, piacevolissimo già al naso che si racconta lungamente tra toni di viola in apertura, ciliegia e more e poi rabarbaro. Invitante e convincente il sorso, vibra sulla spinta della freschezza ben calibrata, scorre veloce e con audacia sul ritmo dei tannini serrati.

Tenuta delle Macchie – Macchie 2014 Terre di Casole – Accende l’attenzione su un territorio che si distacca dai due dominatori assoluti quali Montalcino e Chianti. Siamo a Casole d’Elsa (Siena), viticoltore Pietro Caciorgna. Il vino colpisce per la precisione ritrovata sia nei profumi che all’assaggio. Al naso spazia dal floreale di rosa, alla ciliegia che domina e gioca con timide spezie, liquirizia e pepe. Veloce e saporito al palato, ha ritmo battuto sui tannini ben cadenzati e l’energia della freschezza.

Montevertine – Montevertine 2015 – Si conferma un grande vino. Il Sangiovese è in uvaggio con piccola presenza di Canaiolo e Colorino. Piacevolezza, precisione, territorio, mantengono con coerenza il lungo patto.

Tolaini Chianti Classico Gran Selezione Sette 2014 –  Sulle colline di Castelnuovo Berardenga. Senza se e senza ma, come il suo produttore, schietto, classico e di facile lettura. Rigore nell’assaggio, snello e severo, molto piacevole.

Badia a Coltibuono Chianti Classico Riserva 2015 – Classicheggia a Gaiole con l’uvaggio tipico di Sangiovese, Canaiolo, Colorino e Ciliegiolo. Un bel sorso di territorio, pieno, importante, austero e generoso allo stesso tempo, spazia al naso dai toni iodati, alla macchia mediterranea, con tanto frutto e voglia di raccontarsi.