di Manuela Zanni
“A San Martino, ogni mosto diventa vino” dice un noto detto popolare, ma c’è vino e vino. Noi siamo andati a fare un giro tra le cantine più rappresentative del territorio marsalese che sono riuscite a dare tre interpretazioni diverse, e assolutamente degne di nota per la forte personalità, di un unico, storico prodotto, il Marsala. Ecco il nostro racconto.

Wine Night in Moderation a Donnafugata
Il nostro percorso comincia sabato 10 novembre con la Wine Night in Moderation, il talent organizzato dalla cantina Donnafugata di Marsala per promuovere il bere bene e responsabilmente. 
Wine Night in Moderation è la prima edizione del progetto pilota che vuole proporsi come format da estendere a livello nazionale – con il necessario supporto di organizzazioni ed istituzioni – immaginando una grande campagna di avvicinamento dei giovani con l’obiettivo di abituare i giovani a degustare il vino privilegiando la qualità piuttosto che la quantità.

Le autrici del video “Alzate i calici ma abbassate i gomiti”

A vincere la prima edizione cui hanno partecipato ragazzi i tra i 16 e 25 anni sono stati i video “Alzate i calici ma abbassate i gomiti”, realizzato da Clara Rancatore con Azzurra Meo, Valeria Lombardo e Lucia Tumminelli“Sorsi pizzicati”, realizzato Fausto Sammartano e Gabriele Di Pietra

Gli autori del video “Sorsi pizzicati”

Gli autori dei due video sono stati premiati durante la serata conclusiva di Wine Night in Moderation, l’evento organizzato sabato dalla Pastorale Giovanile della Diocesi di Mazara del Vallo e dal Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, nelle Cantine Donnafugata a Marsala. Ai vincitori è stata assegnata ex aequo una borsa di studio da mille euro e la possibilità di svolgere un’esperienza formativa in due cantine vinicole che fanno parte del Consorzio Sicilia Doc.

Don Giuseppe Inglese con Antonio Rallo, Filippo Paladino e Laurent Bernard de la Gatinais

 “Produrre vino – ha detto Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia è quello che l’uomo fa da millenni; oggi tutto questo è una scienza ma è ancora un’arte e più ne diventiamo consapevoli e più emozioni potrà donarci; pensiamo inoltre all’importanza di accompagnare il vino al cibo, ai corretti abbinamenti che possono esaltare l’uno e l’altro, ed al fatto che il vino – in dosi moderate – è parte della dieta mediterranea che ci contraddistingue”.

Treno storico del gusto e presidi Slow Food
Altrettanto significativi ed interessanti, seppur spostati su altre tematiche, sono stati i percorsi organizzati dalle altre cantine del territorio nella giornata di domenica 11 novembre.

Tanto per iniziare per raggiungere  il territorio marsalese, così profondamente ricco di storia e patria di uno dei vini siciliani più noti al mondo, il Marsala, le Ferrovie dello Stato hanno organizzato un  “treno storico del gusto”  sul quale Mario Indovina, componente del direttivo regionale e consigliere nazionale di Slow Food Sicilia e Federica Terranova,

Mario Indovina e Federica Terranova

responsabile giovani di Slow Food Palermo, hanno raccontato  ai passeggeri  il territorio lungo il tragitto attraverso i prodotti e le attività che  lo caratterizzano.
A cominciare dalla pesca tipica di Isola delle Femmine e Sferracavallo, piccoli borghi marinari in provincia di Palermo,  per continuare con la razza bovina cinisara, Presidio Slow Food, il Melone Purceddu, altro presidio Slow Food, verde rugoso che appeso ai balconi si conserva fino a Natale, tipico del territorio di Alcamo, famoso anche per la DOC Alcamo, primo vino siciliano ad ottenere tale denominazione. A seguire l’Ovaletto di Calatafimi, arancia tardiva dolcissima che fa parte dell’Arca del Gusto di Slow Food , la cipolla di Partanna , il gambero rosso di Mazara del Vallo, fino ad arrivare al territorio marsalese dove,  oltre allo straordinario vino prodotto da uve Grillo, si possono apprezzare il sale marino delle saline di Trapani, l’aglio di Nubia, il melone cartucciaro e il pomodoro pizzutello, solo per citarne alcuni. Il tutto condito con aneddoti e piccole curiosità che hanno reso il percorso piacevole ed affascinante.

 

Cantine Florio
Una volta scesi dalle carrozze dall’irresistibile fascino vintage, è stato possibile recarsi, a scelta, presso le cantine del territorio. Si comincia dalle storiche Cantine Florio di Marsala che anche quest’anno hanno partecipato a Cantine Aperte a San Martino, uno degli appuntamenti autunnali promossi dal Movimento Turismo del Vino, più attesi dai winelovers e operatori del settore. 

E’ stata l’occasione per una giornata dedicata all’assaggio del vino Novello di Corvo abbinato a delle fumanti caldarroste, ma anche per assaggiare interessanti abbinamenti di alcuni prodotti del territorio con i vini dei tre marchi – Corvo, Duca Di Salaparuta e Florio, che rappresentano la cantina. Durante la giornata è stato anche possibile ammirare una sfilata di auto d’epoca che hanno reso ancor più suggestiva la storica dimora che ospita la cantina. 

Cantina Pellegrino
Dulcis in fundo, è proprio il caso di dire, ultima golosissima tappa di questo tour marsalese, è stata quella presso la cantina Pellegrino con un inedito appuntamento dedicato alle eccellenze della pasticceria siciliana. Quest’anno, infatti, protagonisti dell’Open Day di San Martino sono stati i dolci della tradizione dei conventi femminili. Un’opportunità unica per riscoprire i segreti e i sapori di quei dolci resi celebri da leggende e letteratura, proposti in abbinamento ai vini da dessert di Pellegrino, storico marchio del vino siciliano.

Fin dal 1880, Pellegrino è leader nella produzione di moscato e passito di Pantelleria, zibibbo e marsala, a fianco alla produzione di vini bianchi e rossi, e le cantine di famiglia sono state il contesto ideale per un evento che vuole rendere omaggio alla grande eredità culturale, spirituale e materiale dei monasteri.
Nella nuova sala della nave punica, inaugurata lo scorso maggio, resa per l’occasione ancora più suggestiva da un particolare allestimento di luci soffuse di ceri  per rievocare le atmosfere di mistero e sacralità dei conventi,  si sono  “sfidate”  a colpi di dolci le due realtà più rappresentative della tradizione monastica siciliana: il Monastero di Santa Caterina di  Palermo e l’Antica pasticceria del Convento di Erice. Oltre a deliziare gli occhi e il palato, gli ospiti hanno potuto ammirare gli antichi stampi utilizzati per realizzare i dolci monacali e consultare gli antichi ricettari gelosamente custoditi nel tempo.

I dolci “religiosi”: dal Monastero di Santa Caterina al Convento di Erice  
Cannoli, cassate, minne di vergine, trionfo di gola, frutta martorana, cous cous dolce, nucatoli, conchiglie, testa di moro sono solo alcune delle golosità proposte, che, senza l’abilità delle monache di clausura nel manipolare pochi e semplici ingredienti, sarebbero andati inesorabilmente perduti. 


Così, attraverso un interessante  percorso  tra i   lunghi filari di botti in cui da sempre riposa il Marsala, passando per le sale dove sono esposte le preziose collezioni private della famiglia Pellegrino sugli antichi attrezzi utilizzati dai maestri bottai, una collezione unica di cinque carretti siciliani dell’800 e l’archivio Ingham-Whitaker con i suoi volumi storici,  è stato possibile apprendere alcuni dei segreti di due luoghi la cui storia è avvolta dal fascino e dall’austerità  della clausura. A svelarli i rappresentati della cooperativa Pulcherrima Res che hanno presentato al pubblico l’attività della dolceria allestita nelle cucine del Monastero di Santa Caterina, a Palermo, che s’inserisce nel più ampio progetto di recupero della storia e della cultura del complesso barocco, avviato nel 2017 da Padre Bucaro insieme al  libro  “I segreti del chiostro” di Maria Oliveri, appassionata di storia e antropologia, ha il grande merito di aver recuperato le antiche ricette dei conventi siciliani descrivendo meticolosamente non solo gli ingredienti utilizzati ma anche le storie segrete, i racconti e le curiosità di ogni singolo monastero. Dall’altra parte i rappresentanti dell’Antica Pasticceria del Convento di Erice hanno raccontato la storia di Maria Grammatico e della sua volontà di mantenere viva la tradizione della produzione dei dolci tipici ericini, un’arte appresa direttamente dalle monache di clausura durante gli anni della sua infanzia in convento.