di Silvia Parcianello
06-06-chiocciole-a-palazzo-realeRicorderò questa splendida edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che per la prima volta si è snodata tra le vie e le piazze di Torino, principalmente per due cose: tanta bella gente e tanto buon cibo.
Intendiamoci, Terra Madre non è solo questo: è una filosofia, quella di Slow Food, che mira a preservare i prodotti “buoni, puliti e giusti”, a limitare l’impatto sull’ambiente, a proteggere la biodiversità. Certo è che questi cinque giorni in cui Torino è stata invasa da orde di gastromaniaci o solo da curiosi hanno favorito principalmente l’assaggio di quanto buono può esserci in natura.

Premetto che per godersi il suddetto cibo è stato necessario munirsi di due cose in grande quantità. Pazienza e resistenza. Senza queste caratteristiche non si andava da nessuna parte. Il Parco del Valentino, trasformato nella fiera della biodiversità è stato preso d’assalto dalla folla e per poter accedere a qualche assaggio era necessario quanto meno fare la coda. Lo stesso dicasi per la regale via Roma, dove trionfavano schierati i vari presidi Slow Food, che trovava respiro dalla folla solo quando si allargava nella meravigliosa Piazza San Carlo. Non parliamo di via Po, trasformata nella via del Gelato in cui orde di golosi si ammassavano per poter gustare i migliori gelati della Penisola.  Nonostante tutto ne è valsa la pena, per almeno 10 ottimi motivi.

  1. Guido e Guido. Ovvero Castagna e Gobino, i Maestri del cioccolato e delle nocciole. Non potevo non aprire il decalogo con loro… giocano in casa, d’accordo, ma provate i gianduiotti senza latte, solo nocciola e cacao di Guido Gobino, o la crema 55% nocciola di Guido Castagna e capirete perché in questo momento avrei voglia di chiudere qui il suddetto decalogo e riversare le mie attenzioni al vasetto di crema…
  2. Cucine di Terra Madre. Voglia di cibo strano, etnico, speziato, sconosciuto? Cucine di Terra Madre è qui per voi. Noi abbiamo provato un piatto egiziano, pollo speziatissimo, riso e una salsa che era carne essa stessa. Delizioso.
  3. La disfida della nocciola. Sapete riconoscere la nocciola piemontese dalle altre? Io onestamente no, ma ci ho provato. Di solito degusto vino e dolci, che ci volete fare. Quattro nocciole da assaggiare una dietro l’altra. Tralasciando il fatto che degustare frutta secca in 2 minuti non è cosa semplice, posso dire che la nocciola piemontese è riconoscibile: bella consistenza, gusto rotondo, fin di bocca di sottobosco.
  4. Cultivar a confronto. Usciamo dalla bolgia del Valentino e andiamo a rinfrescarci con un corroborante gelato. Dove la trovo un’altra volta la possibilità di provare assieme il pistacchio di Bronte e il pistacchio di Stigliano? A parte il colore, più verde Bronte e più marroncino Stigliano, è il gusto che mi sorprende. Ho quasi la sensazione che i vari gelati che si spacciano per pistacchio di Bronte in giro per l’Italia mi abbiamo turlupinato da sempre. Il pistacchio di Bronte ha un gusto fresco, quasi erbaceo, di menta, pur nella sua rotondità. Più classico invece Stigliano, più simile a tutti gli ottimi gelati al pistacchio finora da me provati.  Ne vorrei un paio di chili di entrambi. Grazie.
  5. Lo Stilcheton. Al secolo lo Stilton. Formaggio erborinato inglese dalla consistenza burrosa e celestiale. Ammetto la mia ignoranza, potendo mangiare molto meno formaggio di quanto vorrei, non l’avevo mai assaggiato e pensavo fosse simile al Roquefort. Errore. Vi dico solo che ora ce n’è un pezzo nel mio frigo e sta aspettando una crema di zucca e una bottiglia di Sauternes. Per fortuna siamo in autunno…
  6. Bonci + Baladin. Ecco, lo hanno fatto apposta. Pure nello stesso stand si sono messi. La pizza in pala romana di Gabriele Bonci accompagnata da birra Open White Baladin.  Ogni ulteriore riflessione è superflua.

    Bonci e Baladin, pizza e birra artigianale

  7. Slovacchia. Già che stiamo parlando di birra torniamo oltreconfine. Io qualche ascendente austroungarico ce l’ho di sicuro ma la salsiccia alla paprika accompagnata da una Pils della Slovacchia era davvero goduriosa. Assaggiata dopo il piatto egiziano eh… perché Terra Madre è soprattutto incrocio di culture. E il cibo è cultura.
  8. I ravioli del plin. Ogni volta che vado in Piemonte non resisto. Hanno un gusto rotondo, senza fronzoli e gentile come la gente tra cui sono nati. Con un calice di Arneis.
  9. La Sicilia. Ma di cosa vogliamo parlare? Aggirarsi a metà mattina fra gli stand della Sicilia è incredibile. Un’infinità di gente che regge cannoli, cassatine, le mandibole all’opera, i visi che manifestano godimento. E poi la cioccolata di Modica di Donna Elvira, con varietà di cacao sconosciute. Avessi avuto una carriola per portare via tutto…devo essere più previdente la prossima volta.
  10. Il salamino di fichi. Chiudo con una chicca scoperta tra gli stand calabresi. Io degusto dolci, come dicevo. Ecco, tra i dolci questo è uno dei sapori più armonici in cui sia mai incappata. Fichi cotti nel rum, scorza di arancia candita, copertura di cioccolato fondente. Ingredienti semplici e salutari, tutto naturale. Vicino al mio concetto di paradisiaco.

Dopo la scorpacciata un’ultima precisazione. L’anno prossimo, se avete intenzione di assaltare Torino, oltre alla carriola per gli acquisti consiglio un bel paio di scarpe tecniche. Non solo comode, tecniche. Torino è una città regale, di strade ampie, piazze enormi e distanze considerevoli che avrete voglia di percorrere sgranocchiando qua e là. Ecco, farlo con il mal di piedi non sarebbe simpatico. Va da sé che anche uno stomaco di riserva potrebbe tornare utile. Per quanto ci si impegni la sensazione che si porta a casa è di aver mangiato troppo poco, di aver provato troppo poco, di aver conosciuto troppo poco.