(U.G.) Parola d’ordine: gioco di squadra tra i produttori e con il territorio. Noi di Wining lo sosteniamo da sempre e lo abbiamo scritto più volte. E’ una ricetta tanto semplice quanto efficace per far conoscere i vini di un territorio ben preciso soprattutto all’estero. Ma tutto ciò non basterebbe se non si avesse anche la capacità di investire bene, utilizzandoli, i fondi Ue e regionali, evidenziando una forte identità territoriale e puntando decisi sulla qualità. Questo bel sistemino i viticoltori del Rosso Conero lo hanno capito per tempo, lo hanno messo in pratica e i risultati si vedono, eccome! Il Rosso Conero è considerato in un certo senso la versione a bacca scura del bianco Verdicchio, se vogliamo riferirci alla celebrità autoctona che nelle Marche è trainante e la fa da padrona.192-dsc_0201

La mia conoscenza diretta di questa tipologia particolare di rosso è cresciuta a dismisura dopo il press tour di fine settembre organizzato dall’IMT, Istituto Marchigiano di Tutela Vini, diretto dal dinamico e vulcanico Alberto Mazzoni e presieduto Antonio Centocanti. Un’autentica full immersion che ha portato il sottoscritto ed altri giornalisti a conoscere molto meglio e più da vicino il Rosso Conero, gli uomini e le donne che lo producono, il territorio da cui esso ha origine. Va dato atto dell’impegno profuso e della lungimiranza in tal senso di IMT, una sorta di “superconsorzio” nato nel 1999 che rappresenta 16 denominazioni (di cui 4 Docg) su 20 marchigiane.

Il Rosso Conero è un “vino rosso affacciato sul mare” frutto del vitigno Montepulciano (minimo 85%) e Sangiovese (massimo 15%). Ma la maggior parte dei vignaioli della zona ha optato per il Montepulciano in purezza, senza apporto di altri vitigni, soprattutto per i Conero Riserva.

Il vino prende il nome dal territorio nel quale si coltiva il vitigno Montepulciano, da cui la Docg ha origine per la quasi totalità dei vini prodotti. Mi riferisco al promontorio e alle colline del Monte Conero, oggi parco regionale. L’antico nome del Cònero è Cumerus, di origine greca. A sua volta dovrebbe derivare da Komaròs che significa albero di corbezzolo. Il Monte Conero è alto 572 metri sul livello del mare ed è l’unico rilievo che si affaccia sulla costa del Mar Adriatico, da Trieste al Gargano. Ecco perché gode di condizioni meteo climatiche particolari e uniche oltre ad ospitare l’oasi ambientale del Parco Regionale del Monte Conero.
Il microclima, caratterizzato da brezze marine, e il tipo di terreno è calcareo, povero, ma di grande struttura, fanno sì che il vitigno Montepulciano possa esprimere una tipicità unica ed irripetibile altrove. Per questo non si sbaglia se definiamo il Rosso Conero un “Montepulciano di mare”, assai differente e diverso dal suo “cugino abruzzese”. Infatti, è tutto un altro vino.

Non è un caso perciò se in un territorio a vocazione Sangiovese la prima Doc rossa registrata nelle Marche sia stata nel 1967 proprio il Rosso Conero che, per essere definito tale, deve avere una quota minima dell’85% di Montepulciano. A partire dal 2004 esistono due prodotti figli della stessa zona di produzione: Rosso Conero Doc e Conero Docg Riserva. Ma come sta la denominazione Conero? Sono oltre 350 gli ettari vitati della denominazione e più di 13 mila ettolitri di vino imbottigliati tra Rosso e Riserva: in totale 1.300.000 bottiglie prodotte. I viticoltori del Conero sono in tutto 54.023-20160929_190543

Bisogna fare i complimenti non rituali alla campagna “Red Marine Wine” promossa dall’IMT che per tutta l’estate scorsa ha promosso il marketing del rosso marchigiano in sinergia mediante una carta dei vini “dedicata” e degustazioni al calice in abbinamento ai piatti a base di pesce e di moscioli (le piccole e gustose cozze locali) in dodici ristoranti della Baia di Portonovo.
“Dopo il Verdicchio – ha detto il direttore di IMT, Alberto Mazzoni anche il Rosso Conero fa squadra con il territorio in un progetto di promozione che per la prima volta unisce 20 aziende, pari al 90% della denominazione, per ridare il giusto slancio ad un prodotto piacevole da bere, non necessariamente legato all’uso del legno, e che esprime una fetta importante della nostra produzione. L’obiettivo è quello di intraprendere, sulla scia di quanto fatto per il Verdicchio, un percorso condiviso sulla qualità totale e sulla promozione di un brand che si lega ad un territorio di forte appeal a livello turistico. Entro il prossimo inverno – ha concluso Mazzoni – puntiamo a coinvolgere anche alberghi e ristoranti di Senigallia, Porto Recanati e dell’entroterra”.

Non è la prima volta che ci piace la strategia di comunicazione dell’IMT. Avevamo segnalato in positivo, per esempio, lo slogan scelto per il Vinitaly 2015. Leggi qui Wining.

Nel corso del press tour abbiamo potuto visitare cinque aziende del Conero, degustando le “verticali” dei vini più rappresentativi (con qualche piacevole variazione sul tema) e assaggiando le ultime annate (e alcune storiche millesimate) delle venti aziende che hanno partecipato all’evento.  Non vi preoccupate: i Rosso Conero e le Riserve più buone saranno oggetto del prossimo reportage. E non sono mancati interessanti abbinamenti gastronomici, grazie alle colorate tavolate organizzate in selezionati ristoranti tipici. E poi, le visite guidate al Parco Naturale del Conero (ovviamente) e ad alcune attrazioni turistiche e culturali. Un pacchetto completo, insomma! Così come dovrebbe essere secondo moderne strategie di marketing e comunicazione in ogni Consorzio enologico all’avanguardia. Perci: nelle Marche e dalle Marche c’è tanto da imparare. (prima parte, segue qui con le degustazioni)