di Umberto Gambino 

Dal Piedirosso al Casavecchia, passando per il Pallagrello Nero. La Campania dei vini rossi è tutto fuorché monotona. Che vini, amici miei! E non trascuriamo i vari blend che includono l’Aglianico ed altri vitigni internazionali: un’altra Campania dei vini rossi è possibile, eccome! Perché sono tutti espressione fedele del territorio in cui questi vitigni crescono e si moltiplicano ormai da secoli, se non da millenni.
Dopo la puntata sull’Aglianico, tratta dall’evento unitario “Campania Stories”, ecco gli altri rossi di questa regione così multicolore: sono quelli che – per me  – hanno lasciato di più il segno. Queste le note di degustazione, divise per aree e tipologie.

Vesuvio e Campi Flegrei

Agnanum – Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2012
Da vigneti posti sulla collina Astroni, vicino all’ippodromo di Agnano. Matura per 12 mesi in tonneau. Intriga subito e seduce per le sue note morbide e carezzevoli: frutti di bosco, cannella, liquirizia. Bel sorso, deciso, verticale, dai tannini morbidi e ben lavorati. Nel complesso equilibrato. Vino femminile.

Cantine dell’Averno – Campi Flegrei Piedirosso Riserva 2012
Da uve raccolte nel vigneto storico Mirabella, accanto al Lago d’Averno, nei pressi di Pozzuoli. Riposa in botte di rovere da 20 ettolitri per un anno, poi 6 mesi in acciaio e altri 6 mesi di bottiglia. Naso  carnoso di piccoli frutti rossi, vaniglia, spezie dolci . Bocca avvolgente e forte, di personalità tanto che potrebbe somigliare ad un Aglianico. E’ fresco, sapido e tannico al punto giusto. Berlo è un piacere!

Contrada Salandra – Campi Flegrei Piedirosso 2011
Vigneti dell’area di Pozzuoli, sabbiosi, limosi e argillosi. Vinificazione in acciaio e affinamento in bottiglia. Annusato, sa quasi di aromatico e nettamente speziato di pepe nero, poi tabacco. Potrebbe sembrare un cabernet mascherato. Un vino teso e corposo, caldo e scabroso dai tannini ruvidi ma piacevoli. Virile!

Casavecchia

Che nome strano per un tipo di uva? Racconta nel suo sito Peppe Mancini: “Se c’è un vitigno misterioso e a suo modo magico, quello è il Casavecchia. Delle sue origini non si conosce praticamente nulla, se si esclude la leggenda di una vecchia pianta, probabilmente sopravvissuta alle tremende epidemie di oidio prima e di fillossera poi, rinvenuta – secondo testimonianze di contadini – nei pressi d’un antico rudere a Pontelatone (nel Casertano, ndb). Da quella pianta, dotata di un fusto largo 40 centimetri, trovata all’interno di quel che rimaneva di una sorta di “ortus conclusus” vicino all’antica via Latina, che collegava Capua ad Alife, sarebbero nate tutte le altre, ottenute con l’antica tecnica, raccomandata da Columella, di mettere un ramo in terra e farlo radicare per poi ricavarne una barbatella a piede franco. Dal luogo del rinvenimento, una “casa vecchia” appunto, il nome Casavecchia”. L’uva Casavecchia ha un grappolo molto grande e spargolo: questo permette agli acini di potersi asciugare facilmente col vento, tenendo lontane muffe e malattie. Si vendemmia a inizio ottobre. E’ un vitigno non aromatico che dà sempre sentori netti di ciliegia nei vini che si ottengono, destinati anche a lungo invecchiamento. Questo vitigno autoctono, tipico delle terre del Volturno, all’inizio degli anni ’90 rischiava di scomparire. E’ proprio grazie a Manuela Piancastelli, al marito Peppe Mancini, e ad un manipolo di coraggiosi viticoltori che queste uve sono tornate in auge dando vita a vini di tutto rispetto, dalla forte aderenza territoriale. Ecco quattro Casavecchia da manuale.

Viticoltori del Casavecchia – Terre del Volturno Casavecchia Erta dei Ciliegi 2012
Dalla piccola cooperativa che lavora e fatica su un vitigno che stava per scomparire, ecco un bel vino dall’ottimo rapporto qualità/prezzo (solo € 4,90 franco cantina). Il 70% affina in acciaio per 10 mesi, il 30% riposa in botti di legno da 500 litri per 10 mesi. Note balsamiche, vaniglia, spezie dolci, frutta rossa fresca (mora e ciliegia). Gusto morbido, fresco e sapido. Vibra e pulsa nel suo scorrere in bocca. Tannino ben lavorato. Da non perdere!

Terre del Principe – Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia  2011 – 2008 – 2005
Forse state pensando che tre vini della stessa azienda non si dovrebbero inserire in un articolo tasting. Ma dove sta scritto? Ho assaggiato le tre diverse annate in altrettante degustazioni. La 2008 nel corso della serata organizzata proprio dall’azienda Terre del Principe di Manuela Piancastelli e Peppe Mancini, nella bella cantina di Castel Campagnano, tra le colline di Squille. Accoglienza perfetta, produttori dei dintorni accolti come veri amici, come se fossero a casa propria. Terre del Principe – lo ricordo – ha vinto il premio Eco Friendly 2015 di Vinibuoni d’Italia Touring. 

Il vino matura in barrique nuove (30%) e di primo passaggio (70%) per un anno, poi affinamento in bottiglia per un altro anno. Ho riscontrato, dunque, una qualità costante, nel corso degli anni.
L’annata 2011 dimostra tutta la sua freschezza di ciliegie e more, spezie scure e note balsamiche, tutto a piccoli tocchi. Al gusto è misurato, di classe, non deborda mai, levigato nei tannini, morbido, persistente, equilibrato.
L’annata 2008 (la migliore, a mio parere) voglio definirla come in un film: una grande interpretazione, per questo vitigno autoctono. “Da Oscar!” Bouquet elegante, di stoffa, dal pepe nero ai frutti scuri, dal fungo al sottobosco alla liquirizia. Bocca sapida, morbida, vellutata, intensa. Tannini fini. Gusto lungo come un “kolossal”!
Il 2005 è ovviamente più evoluto ma inaspettatamente presenta note ancora fresche e integre: esprime fiori di violetta, vaniglia e ciliegia con punte di balsamico. Gusto deciso, carezzevole, che avvolge bene il palato, con finale fresco e sapido. Non cede di un millimetro. Vivace!

Pallagrello Nero
La gente del posto lo chiama in dialetto “u pallarel” per la forma dell’acino perfettamente sferica. Si vendemmia nella seconda metà del mese di ottobre. Un vitigno poco produttivo, molto delicato e quasi abbandonato, che poteva sembrare rustico e difficile da domare, ma che invece sta dimostrando tutte le sue notevoli potenzialità. Queste le migliori interpretazioni. 

Nanni Copè – Terre del Volturno Rosso Sabbie di Sopra Il Bosco 2013
Giovanni Ascione, già sommelier Ais, dopo aver tanto studiato e scritto sulle riviste specializzate, ha deciso di passare dalla teoria alla pratica mettendosi a coltivare un piccolo appezzamento di due ettari e mezzo in territorio di Vitulazio (Caserta). E ha visto giusto!
Questo Pallagrello Nero al 90% con quote del 5% ciascuno di Aglianico (clone VCR 23) e Casavecchia, fa la fermentazione malolattica in tonneau da 500 litri, nuovi e usati. Poi matura in tonneau nuovi (1/4), di primo passaggio (1/4), di secondo passaggio(1/4) e di terzo passaggio (1/4) per 12 mesi; affinamento in bottiglia per almeno 8 mesi. Una ricetta azzeccata per cui mi piace definire Giovanni come il “mago del Pallagrello”.
Nonostante la gioventù, questo 2013 esprime un bouquet di tutto rispetto: more, pepe nero, cioccolato fondente ben fusi a piccole tinte. In bocca tannino ben levigato, grande freschezza e consistenza. Lungo e scuro. Sì, è un vino dai toni scuri e tenebrosi.

Nanni Copé – Terre del Volturno Rosso Sabbie di Sopra Il Bosco 2012
Stesso uvaggio, maggiore eleganza al naso (spezie dolci, violette, roselline, bacche di ginepro, catrame), una piuma leggiadra in bocca. Forse più “femminile” e slanciato rispetto al 2013.

Terre del Principe – Terre del Volturno Pallagrello Nero Ambruco 2011
Maturazione in barrique nuove (30%) e di primo passaggio (70%) per un anno; affinamento in bottiglia per un anno. Un vino intenso e più rotondo questo Pallagrello di Terre del Principe, azienda che dimostra una mano felice in vigna e in cantina. Nota di ciliegia viva e fresca,  spezie dolci, liquirizia, minerale. Gusto morbido, tannino ben affinato, fresco, equilibrato. Un rosso fine, per palati fini.

Vestini Campagnano – Poderi Foglia – Terre del Volturno Pallagrello Nero 2011
Fa tre mesi in barrique nuove e di secondo passaggio, di rovere francese e americano. Un bel Pallagrello “ruffiano” e “piacione”. Sa di salvia, rosmarino, foglie di pino. Bocca molto morbida con bei tannini e retrogusto di confettura di ciliegia. Prezzo dai 6 agli 8 euro Iva esclusa. Un affare!

Alto Casertano e Colline Caiatine – Terre del Volturno

Selvanova – Terre del Volturno Aglianico Selvanova  2008
Aglianico 100%. 24 mesi in barrique di rovere francesi (al 50% nuove, al 50% di secondo passaggio), 12 mesi in acciaio e almeno 24 mesi in bottiglia. Al naso è composito e fine: pepe, rosmarino, cassis. Sorso sapido, fresco, seducente con tannini perfetti e già evoluti. Cattura!

Villa Matilde – Falerno del Massico Rosso Vigna Camarato Riserva 2007
Aglianico 80%, Piedirosso 20%
Matura in barrique di rovere di Allier per 18-24 mesi, poi affina in bottiglia per altri 12-18 mesi. Esprime note di spezie aromatiche, poi vira sul balsamico. Al palato spiccano i tannini vivi e tosti. E’ vino forte e vibrante che palpita e incide per la sua sapidità e freschezza. Nel complesso, un vino femminile in abito da sera.

Blend Rossi e Igp Misti 

I Capitani – Irpinia Rosso Emé  2010
Aglianico, Merlot e Sangiovese.
Vigneto a Bosco Faiana – Torre Le Nocelle. Vinificazione articolata: il Merlot riposa 18 mesi in barrique, l’Aglianico matura 24 mesi in botti di rovere da 25 ettolitri, il Sangiovese resta 8 mesi in botti da 5,5 ettolitri. Poi un anno di affinamento in bottiglia. Il clone di Merlot (arrivato dalla Francia negli anni ’50) è stato salvato dall’estinzione operando un reinnesto su barbatelle selvatiche. Bel naso fresco di confettura di visciola, poi aromi di rosmarino, liquirizia, tamarindo. Al gusto entra elegante e si distende, misurato, e non deborda. Equilibrio da trapezista.

Tenute del Fasanella – Paestum Rosso Auso 2013
80% Aglianico, 20% Primitivo.
Affinamento in acciaio per 13 mesi sulle fecce fini. Vinificazione in totale assenza di solforosa. Sa di olive in salamoia, poi note marine, iodate, di frutta rossa fresca. Al palato è fresco e sapido, di sostanza. Bel gusto e lunga persistenza: sfodera ottimi tannini. Solo 6 euro, franco cantina.

Montevetrano – Colli di Salerno Rosso Montevetrano 2011
Cabernet sauvignon 50%, Aglianico 30%, Merlot 20%.
12-14 mesi in barrique di rovere francese, poi 6 mrsi di affinamento in bottiglia. Note scure di spezie scure che si allargano un bouquet che include anche frutti di bosco e vaniglia. In bocca passa e colpisce, elegante e morbido. Esattamente come te l’aspetti!

Montevetrano – Colli di Salerno Rosso Montevetrano 2005
Stesso uvaggio dell’annata descritta sopra, mostra integre le note vegetali tipiche dei vitigni internazionali, accompagnate da un bel ventaglio di spezie e frutta rossa ancora fresca. Un “quasi  bordolese” alla campana, frutto della testardaggine di Silvia Imparato. Al gusto è ampio, fresco e sapido, di buona persistenza. Uno stile un po’ retrò, che piace ancora agli aficionados.

Marisa Cuomo – Costa d’Amalfi Furore Rosso Riserva 2010
Aglianico 50%, Piedirosso 50%.
Matura in barrique di rovere francesi nuove per 12 mesi, poi 36 mesi di affinamento in bottiglia. Bel vino. Naso iodato, marino e speziato. Poi more, ribes e balsamico a piccoli tocchi. Mai banale. Sorso fresco, morbido e sapido, ovviamente minerale. Tannini perfetti. Vino mai banale, senza sbavature.

Link:

www.campaniastories.com
www.agnanum.it
www.cantinedellaverno.it
www.dolciqualita.com (Contrada Salandra)
www.viticoltoridelcasavecchia.it
www.terredelprincipe.com
www.nannicope.it
www.vestinicampagnano.it
www.selvanova.com
www.villamatilde.it
www.icapitani.com
www.tenutedelfasanella.it
www.montevetrano.it
www.marisacuomo.com
www.lasibillavini.com