di Daniela De Morgex
In questa 53° edizione di Vinitaly il wine tasting di Fisar in Rosa è stato dedicato al nuovo trend internazionale di consumo, il vino rosato, con etichette che esprimono al meglio la seduzione e l’eleganza trasmessa da questo vino.

Sei realtà femminili che hanno presentato sei diverse espressioni di vino rosato appartenenti a territori molto differenti fra loro. Un viaggio sensoriale attraverso l’Italia ed i suoi diversi vitigni, presentato dalla coordinatrice nazionale Fisar in rosa Luisella Rubin, e moderato dalla giornalista Gladys Torres, fondatrice dell’Associazione Las Damas del Pisco. La degustazione è stata invece squisitamente guidata dalla sommelier ambassador Fisar, Karen Casagrande.

I vini rosati sono stati troppo a lungo considerati vini femminili, mentre non tutti sanno che invece in Asia, in Sud America e specie in Cina sono i preferiti del pubblico maschile. Ma veniamo alle produttrici.

MATILDE POGGI, presidente della FIVI, è la titolare dell’Azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese (VR), vicino al Lago di Garda. Si definisce produttrice anziana perché attiva da 35 anni, che però, fa notare lei stessa, nella emivita di una vigna non sono nulla…

Il suo territorio di produzione è in una valle prodotta da un ghiacciaio che, sciogliendosi, ha lasciato posto ad un suolo di pietre moreniche ricche di vari minerali. Voglio rammentare che la definizione Bardolino Chiaretto è la più grande denominazione di rosati d’Italia, anche se questa tipologia di vino qui non viene mai definita tale ma Chiaretto come tipicità del territorio del Lago di Garda.

Matilde specifica di utilizzare la tecnica del salasso e non la pressa, mentre la raccolta avviene verso il 20 settembre con uve pronte per produrre il rosso Bardolino, ma svolgendo una macerazione di sole 6 ore. Sottrae poi il 30% del mosto vinificandolo in bianco e imbottiglia precocemente a gennaio per non far partire la fermentazione malolattica.

Il suo Bardolino Chiaretto DOC Rodon 2018 (80% Corvina e 20% Rondinella) è un vino esile, piacevole ed immediato così come evidenziato dal colore rosa antico molto scarico, ma brillante e luminoso che ricorda un inizio di tramonto sul lago. Al naso fragola, lampone e fiori d’arancio. In bocca grande freschezza, poca sapidità, semplice ma coerente.

MARILENA BARBERA, dell’Azienda agricola Barbera, appare subito quella che è: una donna siciliana determinata, competente e con grandi capacità comunicative.

Ha iniziato a 28 anni a lavorare nel mondo del vino, dopo altre esperienze lavorative in campo giuridico, decidendo infine di tornare a casa e per dedicarsi alla campagna col padre. In una realtà dove c’era ben poco e quindi tutto da poter costruire.

Nel 1997 la sua prima vendemmia con obiettivo enologico, continuando poi da sola dal 2006, venuta a mancare la figura paterna. Da allora la sua visione dell’azienda sarà molto diversa e proiettata verso l’esterno, ma con una grande consapevolezza dei valori propri di una zona come quella della Sicilia sud-occidentale. L’Etna era, e rimane, l’idea di Sicilia all’estero, come anche le piccole isole come Pantelleria o denominazioni come il Faro o il Mamertino, mentre il sud-ovest siciliano era sconosciuto ai più.

Marilena ha pertanto deciso di portare avanti la denominazione della sua zona, il Menfi, ed è oggi l’unica produttrice di Menfi DOC, nonostante il fatto che lì esista la più grande cooperativa sociale privata del Sud Europa (56 milioni di bottiglie prodotte). Ha voluto quindi valorizzare le caratteristiche di quel territorio che sono il mare perché Menfi è sul mare, degradando verso esso da un altopiano di 220 mt (Marilena in particolare ha i vigneti ad 1 km. dal mare…);  il sole che produce una insolazione doppia a causa del riflesso dell’acqua marina e  le cinque tipologie di terreni vulcanici, da quelli minerali a quelli argillosi di sedimentazione marina, quindi con grande ricchezza di suoli. Ne deriva che il salmastro entra letteralmente nella vigna, il sale rimane nel terreno e sulle uve generando una particolare forma di adattamento: a Menfi le piante riescono a conviverci producendo frutti molto sapidi. Il colore del vino in questa zona è particolarmente intenso: Marilena utilizza Nero d’Avola, varietà ricca di antociani e tannini a cui bastano solo 24 ore di macerazione per ottenere vino rosso.  Pertanto il suo rosato non macera e fa solo una pressatura diretta soffice. Ottiene così un VIN GRIS, un vino grigio come dicono i francesi, perché con l’unghia grigia attorno ad un bel rosa ramato. La maturazione fenolica è spinta al massimo dal sole siciliano e si vendemmia a fine agosto.

Questo rosato nasce da una vendemmia fresca, che qui significa non oltre i 40 gradi. Ma, grazie al cielo, le escursioni termiche notturne di anche 20 gradi permettono alle piante di reidratarsi trattenendo l’umidità della notte attraverso le foglie.

Il suo La Bambina Rosato Menfi Doc 2018 presenta al naso foglie di limone, oli essenziali agrumati e alloro; in bocca è salmastro, fresco, con un gradevole dolce-amaro ed erbe aromatiche in retrolfattiva.

 

Anche FRANCESCA BRUNI dell’Azienda Vetrere di Monteiasi, Montemesola (TA) ha avuto una storia simile a quella di tante altre famiglie del Sud degli anni ’70. Papà pugliese e mamma di Bologna dove  ha vissuto fino all’Università. E’ poi tornata al Sud con la sorella, che intanto aveva studiato Agraria.

Il richiamo della terra è in genere forte, quello del Sud lo è ancor di più.

Aggiungiamo il fatto che entrambe sono rimaste orfane abbastanza presto, verso i suoi 23 anni, ed ecco che la decisione di prendere in mano l’azienda agricola familiare si è rivelata definitiva. Dal 2002 hanno intrapreso in modo nuovo l’avventura del vino, ristrutturando la bella cantina ed uscendo con l’etichetta Vetrere, dal nome della contrada in cui risiede l’azienda e dove loro stesse vivono. Sono a 10 km dal mare in linea d’aria, in una zona sferzata dal vento freddo dei Balcani d’inverno e dallo scirocco d’estate.

Il nome Taranta Rosato IGP Salento 2018 richiama l’omonimo ballo locale. Le sue uve sono Negramaro e Malvasia in blend, con una macerazione a freddo per 5 ore.

Ha un netto color cerasuolo con sfumature di ciliegia. Al naso un’esplosione di fragola e amarena. Un gusto fresco, con presenza delicata di tannini, adatto ad accompagnare piatti di salumi e cibi comunque più strutturati rispetto ai vini precedenti.

Dalla Puglia alla Toscana, con ELISABETTA GEPPETTI della Fattoria Le Pupille di Grosseto. Lavorava già a 20 anni nell’azienda di famiglia in cui si producevano varie colture e si allevavano animali. Dopo gli studi artistici, ha prevalso l’amore per il vino. E quello per i suoi cinque figli. Oggi l’unico maschio sta studiando Enologia.

Elisabetta produce principalmente rossi in Maremma grossetana, iniziando negli anni ’70 quando questa non era considerata un territorio a vocazione vinicola di qualità. Dopo il Morellino di Scansano, ha iniziato a produrre rosato ma solo per l’uso di casa. Lo ha commercializzato solo dall’annata 2006, i primi anni usando Sangiovese, in seguito il Syrah.

Il Rosamati 2018 IGT Toscano Rosato è difatti un Syrah in purezza, vitigno atipico per la Toscana, vendemmiato ai primi di settembre e macerato 4 ore a freddo in pressa, vinificato in acciaio con un 5% in tonneau fino all’imbottigliamento quando, un mese prima, viene blendato con la parte in acciaio.

Ha un colore chiarissimo, un naso intenso di floreale e fruttato, rosa inglese, fiori esotici e lampone. In bocca arriva un insieme di alcolico e minerale nel contempo. Grande piacevolezza.

Tornando al Nord, in Piemonte, ecco MARIUCCIA BORIO.

Cascina Castlet di Castiglione d’Asti (AT) è la sua azienda di famiglia da quando nel 1970 la ricevette in eredità. Ed era figlia unica.

Fino ad allora era stata gestita in mezzadria poiché lei, con la sua famiglia, vivevano a Torino seguendo un’enoteca, in un’epoca in cui i vini venivano venduti sfusi, senza etichetta, e i produttori disdegnavano la figura dell’enologo, ritenendola irrilevante ai fini della produzione di un vino genuino.

E lei decise di fare vino in bottiglia, ampliando così l’azienda da 5 a 30 ettari e sostituendo l’agronomo con l’enologo. Oggi l’azienda è al centro delle colline dell’Unesco, produce 250.000 bottiglie ed esporta al 70-80% verso l’estero.

Il suo Castlet Rosè 2018 è un blend 80% Barbera e 20% Nebbiolo, di un colore rosa puro. Profumi di lampone, ribes e fragola. Morbidezza e alcolicità, avvolgenza, determinazione. Ottimo abbinamento per i primi con carne come i tipici plin piemontesi.

Per MARINA CVETIC delle Tenute Agricole Masciarelli di S. Martino sulla Marrucina (CH), il vino è patrimonio di tutti, è un simbolo di adozione personale e ciò avviene quando si comprende una cultura attraverso, p. es., un’esperienza di viaggio o anche tramite un matrimonio come è successo a lei. Sposando un uomo del vino, Masciarelli, lei ha sposato anche i suoi sogni che ha poi fatto propri. Oggi si ritiene una privilegiata dal momento che può permettersi il lusso di scegliersi  i clienti, i mercati, il vitigno che più la rappresenta e creare così  la sua storia personale dentro un calice di vino. Ovviamente attraverso il know-how di tante persone che hanno dato il loro meglio all’interno dell’azienda Masciarelli.

Marina ritiene che il Cerasuolo sia il vino del futuro e che Abruzzo, Puglia e Calabria siano da sempre i migliori produttori poiché in quelle terre esiste per tradizione, da quando già i contadini lo bevevano durante i loro lavori in vigna.

Per loro il Cerasuolo è “un vino rosso di colore rosa”, un vino non leggero ed estivo, ma neppure troppo strutturato ed impegnativo, per cui di facile accesso al consumatore.

Il Cerasuolo d’Abruzzo era, appunto, il vino della merenda.

Una merenda che si faceva già in mattinata con le polpette, dal momento che si andava nei campi alle 5 di mattina, e che quindi necessitava di un vino adeguato. Marina stessa racconta che per anni è stato proprio il Cerasuolo ad accompagnare la sua pizza con la mortadella di metà mattinata, definendolo la sua Red Bull naturale che le ha fornito una genuina energia quotidiana .

Nella sua cucina tuttora non manca mai un calice di Cerasuolo, simbolo per lei di convivialità familiare e di dialogo, apprezzato oggi anche dalle figlie e i loro amici.

E’ un vino che consiglia con la gourmet pizza, con piatti a base pomodoro, col caciucco o la zuppa di pesce alla vastese, con le famose polpette…

Il Cerasuolo d’Abruzzo Doc Villa Gemma 2018 si presenta di un color rosso brillante ed un naso di rosa e lampone. In bocca è minerale sulla lingua, pieno, fine e complesso, potente e delicato nel contempo.

Al termine, ecco arrivare una rosa rosa in dono a tutte le produttrici da parte del segretario nazionale della Fisar, Massimo Marchi, concludendo così questo tasting e confronto di vite.
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