di Patrizia Pittia
“Va dove ti porta il cuore”
ha scritto Susanna Tamaro nel suo emozionante romanzo: Ed io, oggi, in una  piovosa e fredda domenica di primavera, vado dove mi porta il cuore.
Sì, cari lettori, oggi incontriamo Stefano Novello, titolare  dell’azienda Ronco Severo di Prepotto nei Colli Orientali del Friuli. Conosco Stefano da diversi  anni: posso tranquillamente definirlo un giovaneroncosevero-14 filosofo della vigna e cultore del biologico a 360°. Arriviamo a Prepotto, patria dello Schiopettino (ma non solo), accolti da fiocchi di neve improvvisi: quindi niente visita alle vigne. Siamo in un ampio cortile e subito mi colpisce l’insegna dell’azienda posta vicino al portone della cantina: una scritta in ferro battutro nero sopra una  pietra chiara. Tutt’intorno i vigneti. Siamo a circa 150 metri di altitudine.
Stefano  e la giovane e bella moglie Laura ci accolgono calorosamente nella loro casa per un’interessante evento-degustazione. Entriamo nella spaziosa sala da pranzo dove campeggia un lungo tavolo in legno con eleganti sedie bianche. Vista la giornata molto fredda, una stube bianca, la classica stufa in maiolica tirolese, è accesa.

E’ davvero piacevole ascoltare i racconti di Stefano, persona semplice e alla mano, la persona della porta accanto, l’amico che vorresti avere. L’azienda di famiglia è nata grazie al papà Severo (da qui l’origine del nome) nel 1968, da un appezzamento di soli tre ettari di vigne. Fin da piccolo, Stefano si è appassionato al mondo del vino e nel 1988 si è diplomato in enologia all’istituto agrario Paolino d’Aquileia di Cividale del Friuli.
Stefano ci racconta che negli anni ’80 le grandi multinazionali hanno comprato e fatto business da queste parti, distruggendo i terreni e rendendoli sterili con lo sfruttamento intensivo del sottosuolo. E’ il 1990 quando
prende direttamente in mano l’azienda perché non trovava emozione nei vini e voleva ridargli l’anima. Decide perciò di diventare produttore biologico, impegnandosi a lavorare nel rispetto della natura, Il fine è quello di ottenere vini che devono essere l’espressione del territorio da cui provengono. Una convinzione che lo porta ad abbandonare ogni prodotto chimico, riducendo al minimo indispensabile ogni intervento sia in vigna che in cantina. Quindi via all’inerbimento e come concime il sovescio, pratica diffusa in passato prima dell’avvento dei concimi minerali. I vantaggi di questa pratica sono legati al mantenimento della fertilità dei vigneti e alla riduzione dei concimi minerali grazie all’apporto di sostanze organiche ed elementi nutritivi naturali: così – spiega Stefano – si riduce l’inquinamento e si protegge l’equilibrio ambientale.
Per combattere le malattie della vite, solamente una piccola parte di solfato di rame: basti pensare che i disciplinari del biologico autorizzano fino a un massimo di percentuale del 150% e Stefano non ne usa piu del 22%.
 Il concime è l’uso del letame di mucca maturo, comunque nessun prodotto di sintesi. Una filosofia, a Ronco Severo, che porta a produrre poco frutto per ceppo di vite. Durante la vendemmia l’uva viene raccolta manualmente in cassette solo quando è perfettamente matura; una volta diraspata viene messa a fermentare con le bucce per periodi molto lunghi in tini troncoconici di rovere di Slavonia aperti per gestire la microssigenazione. Precisa Stefano: “Nessuna aggiunta di lieviti selezionati, enzimi, anidride solforosa: quest’ultima solo in minima quantità al momento dell’imbottigliamento”.
Per i vini bianchi, le macerazioni variano dai 28 giorni del pinot grigio ai 30 giorni per la ribolla, ai 50  per chardonnay, friulano, sauvignon e picolit. Per i rossi si raggiungono i 6 mesi. Da queste lunghe macerazioni si estraggono le sostanze che permettono di produrre vini genuini, di colore molto intenso, che durano nel tempo, evitando di aggiungere sostanze conservanti. I bianchi affinano in botti di rovere di Slavonia da 1500 litri; i rossi  in barrique ri rovere francese nuove o di secondo passaggio. Niente chiarifiche, lasciando i componenti naturali.
Nel 2003 vengono acquistati altri 5 ettari di vigneto, per i terrazzamenti. In totale ora sono 8 ettari che portano a produrre dalle 22000 alle 25000bottiglie. Stefano dice che è “certificato biologico” ma, per scelta, non lo mette in etichetta. I suoi vini – spiega – sono da capire: complessi. Ci arrivi dopo un percorso.
Ora siamo pronti per la degustazione. Premetto che Stefano, da persona molto generosa, ha esagerato tanto che abbiamo assaggiato una quindicina di vini. Vi descrivo ora quelli che più mi hanno coinvolto. Laura, per accompagnare i vini, ha preparato vassoi con crostini di trota salmonata, frittata alle verdure, salumi vari, formaggio frant (presidio slow food), gorgonzola, polenta taragna con grano saraceno abbrustolita a fettine e un pane morbidissimo dalla crosta invitante: e qui la foto è dobbligo. Il pane e stato preparato, per l’occasione dal papà di Laura, bravissimo e apprezzato fornaio.

Il tasting

Pinot grigio 2010. Alla vista è di un rosa cerasuolo molto intenso: All’inizio, al naso si apre con note floreali seguito da un fruttato di pesca e albicocca, fresco, caldo, minerale. Poi note speziate dolci. In bocca ritorna il fruttato molto intenso. Dopo la macerazione e l’affinamento in botte rimane in bottiglia per 9 mesi. Mi confronto con l’amica e collega Luisa Longo, sommelier e degustatrice professionista e conveniamo che ha ragione Stefano: sono vini da capire con il tempo. Il 2010 è stata una annata molto fredda: vino in evoluzione. In abbinamento ci starebbe molto bene un risotto ai mirtilli o alla pescatora.

Ronco Severo Bianco 2010
Un vero uvaggio 60% friulano, 30% chardonnay, 10% picolit da uve raccolte a perfetta maturazione e vinificate insieme. La vinificazione consiste in 46 giorni di macerazione sulle bucce. Aspetto giallo dorato, al naso è un’esplosione di profumi con sensazioni di vino dolce date dalle note del picolit. Elegante,in bocca con note di vaniglia e frutta matura. Ci starebbero bene delle capesante gratinate, complesse come il vino.

Ronco Severo bianco 2007
Molto interessante il 2007: un giallo dorato ambrato, più evoluto naturalmente rispetto al 2010. Apprezzo le note dolci (ora la frutta è secca al naso); al gusto un bel fruttato di mandorla, di una freschezza unica, equilibrato. Un branzino al sale ci starebbe bene. 


Chardonnay 2005
Ambrato, al naso una intensità complessa; in bocca morbido, frutta matura, caramello. Luisa sente la cipria, sempre una bellissima freschezza. Ci stava molto bene la frittata alle erbe.


Friulano 2009 Riserva
Un bellissimo giallo dorato, al naso note di anice e floreale secco; in bocca frutta matura, Caldo, tannico, sapido: da provare abbinato alle crespelle con squaquerone e salsiccia. 

Ribolla gialla 2011
La ribolla in anteprima per noi, ancora da imbottigliare. E’ una sorpresa di Stefano. Al primo anno produzione ridotta e probabilmente non sarà in vendita. La trovo molto interessante per quell’aroma di mela cotta che si ritrova in bocca. Bella freschezza, in evoluzione.
 

Schiopettino 2009
Rosso rubino, note di piccoli frutti rossi; al gusto tannini morbidi e piacevoli, fresco, equilibrato.
 

Merlot Riserva 2006 “Artiul” (artiul in friulano è l’ultimo taglio del fieno)
Macerazione per 6 mesi sulle bucce, 3 anni di barrique nuove e usate francesi. Rosso rubino intenso, al naso la marasca  ti riempie le narici; si sentono anche i fondi del caffè e i chiodi di garofano. In bocca è caldo, fresco, con tannini presenti, minerale, equilibrato.


Chardonnay 1996
Ora Stefano vuole sorprenderci: sale dalla cantina con due bottiglie impolverate e senza etichetta, solo una scritta con un pennarello indelebile. Vuole farci provare uno Chardonnay del 1996.
Il colore è un bellissimo giallo dorato. Al naso note balsamiche, mela cotta e anice; al palato è di una freschezza unica. Siamo tutti meravigliati: questo vino ha 16 anni e non li dimostra. Complimenti Stefano! 

 

Dopo tante degustazioni, mi sento euforica e si sono fatte le cinque del pomeriggio, senza che ce ne accorgessimo. Stefano e Laura, ottimi padroni di casa, ora vogliono farci visitare la cantina.
E’ piccola ma bene attrezzata: ci sono i tini tronco-conici usati per le macerazioni e le botti da 1500 litri per i bianchi: le barrique per i rossi … anche l’ultimo regalo di Stefano: il Merlot “Artiul” 2009 ancora da imbottigliare. Le piccole botti di rovere francese usate per l’affinamento sono di grana extrafine per favorire una microssigenazione lenta del vino che deve maturare lentamente, senza  forzature. Questo Merlot esprime note fruttate complesse e tannini ancora giovani ma avvolgenti al palato, con un piacevole ritorno di frutta e note speziate. Quello che si può definire un “vinone”.
Ma tutti i vini degustati ci hanno incantati per la loro complessità ed eleganza. Non posso esimermi dal fare i complimenti più sinceri a Stefano perché credo che la strada da lui intrapresa sia quella giusta. Fra pochi giorni (dal 6 al 8 di aprile) l’azienda Ronco Severo sarà presente (come già da diversi anni) alla fiera “Vini veri – vini secondo natura”,  che si svolge a Cerea (vicino a Verona) nell’area Esp.
Un evento che  da 10 anni riunisce i produttori di vini naturali. Qualche nota personale per concludere: dovete sapere che il nostro produttore – oltre a lavorare in vigna e fare il vino – lo trovate nelle diverse fiere. Laura si divide fra la casa, l’ufficio e il compito di mamma con due figlie piccole di 3 e 6 anni.
E ora è davvero giunto il momento di accomiatarci: abbraccio Laura e Stefano, davvero due belle persone. Sento una vocina dentro che mi dice: “Hai proprio ragione, Patrizia: il cuore vince sempre!”.

 

roncosevero@libero.it

Via Ronchi 93 – Prepotto (UD);  tel.e fax 0432 713144

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

Post correlati