Viaggio in Calabria/3

di Umberto Gambino

Roberto Ceraudo ama davvero la propria terra. Lo si capisce subito, fin dal primo incontro. Se Dattilo è la sua creatura, costruita a propria immagine e somiglianza, i figli Susy, Caterina e Giuseppe sono le sue perle. Bastano i primi saluti, uno scambio di parole al momento delle presentazioni e subito s’intuiscono lo spessore, la genuinità e l’umanità del “personaggio” Roberto Ceraudo. Beh, mi azzardo a definirlo io “personaggio”, ma lui è ben luCalabria-2011-002wngi dal volerlo essere o diventare perché è quanto di più vero e spontaneo possa esserci.
Gli chiedi di darti del “tu” ma lui continua imperterrito a darti del “voi” o del “dottore”. E’ la forma del rispetto, quello vero, da cui i calabresi d’ogni generazione non derogano mai. E’ bene metterlo subito in chiaro: Roberto ha dato tutto se stesso per questa terra che degrada lievemente dalle colline di Strongoli, formando una terrazza naturale verso il mar Ionio. Ha scommesso sulle sue forze e sulla sua capacità imprenditoriale per cominciare, fin dal 1973, un’avventura fatta di campi, semina, raccolti, su e giù con il trattore.
Un tempo questa era la tenuta dei principi Campitello e Pignatello, passata poi ai baroni Giunti, incluso il casolare del 1600. Un terreno in contrada Dattilo, nel Crotonese, a una spanna dal mare: 60 ettari di cui 38 coltivati ad  uliveto e 20 a vigneto.

Dal ’92 l’azienda Ceraudo è interamente biologica: tutte le fasi della produzione sono gestite in una sorta di micro-sistema simile a quello delle antiche fattorie. Vigneti ed uliveti sono coltivati senza il supporto di prodotti chimici. Non mancano però le moderne tecnologie e le sperimentazioni sui vitigni autoctoni ed internazionali. Le ulteriori perle aggiunte all’azienda sono state, nel 2003, l’apertura di un agriturismo e del ristorante “Dattilo”. La struttura ricettiva è stata ricavata nel borgo antico: è oggi un “buen retiro”: il luogo ideale dove, in qualsiasi stagione, potersi ritemprare e rilassare a diretto contatto con la natura. Le camere sono dotate di tutti i confort e d’estate, per chi non vuole mettersi in macchina e andare al vicino mare, è a disposizione la piscina olimpica circondata dalla caratteristica vegetazione mediterranea in cui spicca un uliveto millenario.

La vera chicca dell’offerta Ceraudo è però il giro dei campi a bordo del trattore. Fin dal nostro arrivo (ero in compagnia di mia moglie) Roberto si era offerto di guidarci a vedere la tenuta di famiglia. Ma la prima sera era già tardi. L’indomani, però, non c’è stato scampo. Siamo montati a bordo di un carrello munito di panche e cuscini, agganciato saldamente al trattore. Partiti dal fabbricato nel retro del ristorante, siamo stati portati in gita, su per le colline più lievi, passando per i sentieri, potendo toccare i rami degli alberi d’ulivo, ad una spanna dai filari carichi d’uva. Un tour, prima a velocità ridotta, poi, pian piano, quando ci siamo trasferiti sul versante opposto, passando per strada asfaltata, la velocità è un po’ aumentata. L’ebbrezza del vento sui capelli si è fatta sentire. Roberto ci ha portati fin sopra alle colline più alte, quelle oltre le quali si può ammirare il mare mentre, dalla parte opposta, lo sguardo si è posato spontaneamente verso una casetta bianca in via di ristrutturazione, il luogo di riposo del nostro “uomo della terra”. Roberto se la coccola e ironizza: “Se Obama vive alla Casa Bianca, io ho la mia casetta bianca!”.
Del “tractor tour” c’è anche la clip girata sul posto.
Ma il fiore all’occhiello, il vero punto di forza di casa Ceraudo è il ristorante Dattilo, diretto dal giovane e creativo chef  lucano, Frank Rizzuti. Il menù varia settimanalmente con proposte che richiamano la tradizione calabrese, facendo leva su abbinamenti raffinati, saporiti e al tempo stesso delicati. Il locale ha ottenuto lo scorso novembre la prima stella della guida Michelin mentre Il Sole 24 Ore lo ha premiato come miglior ristorante emergente dell’anno.
Ora facciamo un po’ di etimologia dei nomi. Vi starete chiedendo: perché il nome Dattilo? Dattilo era il nome di un dio della mitologia greca. L’influsso delle antiche tradizioni greco-albanesi è evidente in tutta la vita di Roberto Ceraudo (originario proprio di un’antica famiglia albanese). Basta leggere i nomi dei suoi vini: “Petelia” è il nome che Strongoli portava come insediamento della Magna Grecia, “Grayasusi” sta per “donna Susi” in lingua arbereshe (fusione locale di albanese e greco), dedicato alla primogenita Susy. “Imyr” significa buono.
C’è solo l’imbarazzo della scelta nel parlar bene dei tanti prodotti della terra di quest’azienda. Abbiamo provato, per esempio, un olio extravergine d’oliva biologico (50% Tonda di Strongoli e 50% Carolea), fruttato e profumato, perfetto per condire a crudo, che ai clienti del ristorante viene servito “freddo”, in una terrina, in stato di emulsione, da versare ito sulle bruschette calde di pane preparato in casa. Ovviamente l’olio passa subito dallo stato solido a quello liquido mantenendo intatti tutti gli aromi.
Ci sono i vini, tutti di ottima qualità, etichettati IGT Val di Neto, che provengono dai vigneti coltivati su un terreno aspro, di medio impasto con il 5% di pietrisco.
I bianchi, con lo Chardonnay Imyr, il Grisara da uve Pecorella (vitigno autoctono calabrese), il Petelia  (da Greco Bianco, Mantonico e Chardonnay); i rossi Dattilo (100% Gaglioppo) e Petraro (Gaglioppo 50% e Cabernet Sauvignon 50%), il dolce Doro Be  (Magliocco) e i due Grayasusi rosati (entrambi da Gaglioppo al 100%): etichetta rame e argento.
Una notazione particolare per quest’ultimo vino, raro ma affascinante esempio di rosato fermentato in vasche d’acciaio e affinato in barrique di rovere francesi per 4 mesi. Un prodotto di eccellente raffinatezza. A mio parere, uno dei migliori rosati italiani.
A proposito dei vigneti, dal 2010 l’azienda è impegnata in un progetto triennale di ricerca sulle “tecniche enologiche innovative per la valorizzazione dei vini tradizionali e lo studio delle interazioni vitigno-ambiente” in collaborazione con l’Istituto di Ricerca per l’Agricoltura di Conegliano Veneto e il corso di laurea in enologia dell’università di Asti. I risultati saranno pubblicati alla fine dei 3 anni. Un ulteriore passo, questo, per il rilancio dei prodotti genuini di una terra aspra, vera, ma di grande generosità: così come Roberto Ceraudo e i suoi tre figli.

Azienda Agricola Roberto Ceraudo, contrada Dattilo, 88815 Marina di Strongoli (Crotone),

Tel. 0962 865613
Bottiglie prodotte: 70.000
Fa il vino: Fabrizio Ciufoli

Vitigni autoctoni coltivati: gaglioppo, greco bianco, mantonico, pecorella, magliocco. Internazionali: cabernet, chardonnay

www.dattilo.it

info@dattilo.it

 

 

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

Post correlati