di Daniela De Morgex
Le Langhe e il Roero sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Unesco nel 2014, ma da sempre offrono un patrimonio enogastronomico che difficilmente si dimentica: dal Barolo al Barbaresco, da formaggi come il Murazzano DOP e il Bra alle nocciole Tonda e Gentile di Langa, passando per il tartufo bianco di Alba.

Si tratta di testimonianze di tradizioni e di espressioni tipiche provenienti da zone vocate al gusto e alla bellezza naturale.

Si tratta di borghi di un fascino spesso incontaminato dal tempo, con storie locali intrecciate a quelle della nostra storia nazionale.

E questo è lo scenario.

25 maggio 2019. Siamo a Priocca, in provincia di Cuneo.

Vi parlo di una situazione un po’ fuori dal comune in questa zona: una tavola rotonda, organizzata da un’azienda illuminata, sul “Valore della bellezza oltre il gusto”, la bellezza di un luogo, ma anche la bellezza di un’azienda (vinicola) e della sua comunicazione. Un’occasione per riflettere su un argomento poco affrontato in ambito enologico in cui sono intervenuti autorevoli esponenti del mondo scientifico, enogastronomico, turistico, commerciale e della comunicazione. Una comunicazione del vino che oggi ha a sua disposizione parecchi strumenti e modalità, seppur ancora quasi sempre in maniera generalista. Di certo, per rivolgersi a chi non è un esperto del settore, lo Storytelling è la modalità più consona per parlare di vino alle persone, puntando comunque sempre alla trasmissione di valore e conoscenza autentici. Fenomeno ben diverso è quello dei Wine Influencers, grandi fruitori di tecnologie avanzate e di piattaforme come Instagram, dove il vino si ferma all’immagine, all’icona, all’intento di puro marketing dal momento che si tratta di figure retribuite in vario modo dalle varie aziende produttrici.

Il professor Mario Fregoni è una figura particolare che mi ha affascinato fin dalla sera precedente conversando insieme a cena, fra un “giro poggio” ed un “rittochino”, con estrema competenza e leggerezza, con la gentilezza e la semplicità tipica delle persone di vera cultura. Nato a Milano ma laureato all’Università Cattolica di Piacenza, dove è titolare della cattedra di Viticoltura, è stato Presidente del Comitato Nazionale Italiano Vini DOC e Presidente dell’OIVOrganisation Internationale de la Vigne e du Vin – di cui è attualmente Presidente onorario e membro del Consiglio scientifico, oltre a Presidente dell’International Academy of Sensory Analysis.

Il suo sogno? Salvare oggi la Vitis Vinifera, a rischio estinzione, come ha dichiarato nell’ultima edizione di Vinitaly.

La sua idea di bellezza? La relazione che esiste fra la bellezza di un vigneto ed il suo vino, da scoprire attraverso la modalità dell’analisi sensoriale della degustazione. Diversa per lui è la bellezza del paesaggio vinicolo: quella è opera dell’uomo che ha creato l’architettura della coltivazione della vite ma che comunque concorre alla bellezza qualitativa del vino stesso.

L’aspetto turistico della questione è stato affrontato invece da Maria Elena Rossi, direttore marketing e promozione dell’ENIT, che ha affermato che sì, la bellezza ci salverà poiché si tratta di un valore preciso e materiale: infatti il consumatore di vino si sposta sul territorio a conoscere proprio quello del prodotto che beve o berrà.

Come responsabile di marketing a livello internazionale, l’attività di scouting è ovvia, ma nel contempo è ancor più importante decidere in quali mercati posizionarsi e a che livello. La Rossi sottolinea un fattore assai rilevante, e cioè che deve assolutamente esistere la scelta precisa di FARE VALORE e non volume. Quindi una “beauty to treasure”, alla ricerca dell’alta qualità che equivale poi a prestigio nel mondo.

Per Luciano Tona, direttore dell’Accademia Bocuse d’Or Italia, il cibo rappresenta un forte richiamo di gusto e di bellezza verso certi paesaggi e territori, una bellezza come valore metaforico di tanti altri fattori: l’artigianalità, p.es., è una bellezza che può produrre anche l’errore ma, proprio per questo, anche cose sorprendenti. 

Salvaguardare la cucina italiana è il suo imperativo, sempre troppo bistrattata all’estero. Dobbiamo pertanto apprendere a difenderci e a meglio comunicare la nostra professionalità in cucina, approfondendo il know-how di questa specifica comunicazione.

Si sofferma anche lui su di un concetto, quello della vera bellezza che non corrisponde mai alla quantità, al fare numero, ma al suo contrario: è questo il pericolo sotterraneo da tenere a bada, da gestire con rigore perché specie all’estero diventa un fattore letale nei riguardi delle nostre produzioni.

Come riuscire dunque a rendere la bellezza un parametro oggettivo?

Ciò che ci sosterrà sempre è il fatto che esiste in noi un archetipo di bellezza che non ci farà mai amare ciò che anche di brutto l’uomo riesce a produrre, e che in fondo anche la bellezza costruita, quella architettonica e culturale, è un aspetto da curare e salvaguardare: pensiamo ai monumenti, ma anche alle vigne “pettinate”

Un luogo che crea esperienza ha quasi sempre un valore artistico-culturale.

Poi c’è chi crede tout court nella trasmissione del patrimonio, forse per deviazione professionale: è Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni storici di Intesa San Paolo. Afferma il valore dell’assunzione di responsabilità e di impegno di un’azienda verso il proprio territorio, un dovere etico a trasmettere l’identità nazionale, il nostro sapere, le nostre capacità ed aspirazioni poiché la diffusione del proprio patrimonio culturale non deve essere interesse e funzione solo delle pubbliche autorità ma della collettività intera.

E l’aspetto più “bello” della bellezza è proprio il saper generare educazione e giammai icone.

Educazione al bello.

 

A questo punto opero una scelta, preferendo continuare a raccontare dell’intervento a sorpresa, dalla platea, di Angelo Gaja, colui che nel vino, nel bene e nel male, non ha bisogno di presentazioni. Uomo di carisma e primo imprenditore nel vino piemontese, Gaja non ha mai perso l’occasione per far parlare di sé.

E così parla del valore economico della bellezza naturale dei vigneti capaci di attirare i turisti, concetto che, secondo lui, è stato compreso con troppa lentezza.

Parla del progetto Unesco 2004-2005 su questo territorio, delle Cattedrali del Vino.

Rievoca le nebbie di novembre di queste zone ai tempi della sua gioventù, dense ed impenetrabili, in cui nessuno straniero azzardava avventurarsi, definendo poi questo attuale cambiamento climatico una fortuna dal punto di vista turistico.

“Le Langhe, terra di grandi scrittori e personaggi come Pavese, Fenoglio, Cavour, Einaudi, gente che ha spronato la popolazione a rimboccarsi le maniche e ad agire per il proprio futuro, a diventare imprenditori, a rischiare in proprio, a creare lavoro anche per gli altri. Questa terra deve continuare a dare l’esempio: consolidando un distretto del vino che vada da Tortona a Mondovì, cioè tutto il Sud Ovest del Piemonte, perché ha unicità come il Moscato, il Nebbiolo, l’Arneis, l’Alta Langa, ed una ristorazione straordinaria e creativa da valorizzare. Per tutto questo è già pronto anche il brand giusto, le Colline del Gusto.  Perché il vino non diventi un ostaggio in mano ai politici o a chi gestisce il mondo del turismo, ma sia oggetto di dialogo e confronto, permettendo alle aziende vinicole del territorio di poter manifestare le proprie necessità”.

E’ stato un wine talk decisamente intrigante che ha raccolto validi spunti e riflessioni di varia natura, ma vi chiederete dove si sia svolto tutto ciò.

Giusto. Si trattava del weekend di Cantine Aperte, e il fondatore di MondodelVino SpA, Alfeo Martini, ha voluto far coincidere questa occasione con l’inaugurazione di un interessante suo progetto presso la sede della società a Priocca, uno spazio interattivo unico in Italia, la WINE EXPERIENCE.

Si tratta di un percorso esperienziale nell’universo Vino attraverso i nostri cinque sensi, arricchito da aspetti culturali del mondo vitinicolo come la sua storia, il territorio ed i vitigni. Sei sale, oltre ad un Auditorium ed un’Aula Vinorum per i workshops, aperte ad aziende e winelovers, alla riscoperta della millenaria storia del vino in una zona di storica tradizione e di grande bellezza per i suoi paesaggi vitati.

MondodelVino nasce nel 1991 a Forlì, spostandosi a Priocca nel 2002. Oggi è una holding che si posiziona fra le prime 20 aziende vinicole italiane per performance di vendita, ma che desidera mantenere sempre uno sguardo fisso alla sostenibilità ambientale e alla ricerca nel settore.