di Michela Pierallini
Ipnosi: chissà se si può chiamare così questa sensazione di immobilità che mi tiene ancorata alla sedia e non mi fa vedere altro che il campo di patate e i sacchi di farina dove affonderei le mani subito, ingnocchi-01 quest’istante! Ma forse è meglio se comincio dall’inizio.
Ricevo l’invito a trascorrere una serata all’agriturismo Prime Gemme, di proprietà della famiglia Ruggeri, dove Mariella Fabbris, nota attrice piemontese, reciterà il Beato Angelico di Antonio Tabucchi e nel frattempo preparerà gli gnocchi che andremo a mangiare. Nessuno me ne voglia ma non conosco l’attrice, e grazie alla mia beata ignoranza neanche il Beato Angelico. Sono entrambi ottimi motivi per accettare, direi. Chiamo la mia amica Patti, che in realtà si chiama Patrizia Spinelli e ha avuto la sfortuna di essere la mia insegnante di inglese, e lei a sua volta invita suo cugino Alex, Alessandro Pagotto. Cappotto, scarpe e via! Non è la prima volta che sono ospite dell’agriturismo Prime Gemme. In estate ho goduto, e mai parola è stata tanto appropriata, di un concerto di violino, pianoforte e cantante lirica così coinvolgente e stupefacente da far venire i brividi. Non c’è da stupirsi se accetto volentieri gli inviti che mi arrivano da Alberto Ruggeri, titolare, insieme alla famiglia, dell’azienda agricola Le Colture di Valdobbiadene. La sua classe e il suo buon gusto sono per me una garanzia. Senza dimenticare che il suo Conegliano Valdobbiadene DOCG è un Prosecco Superiore fine, elegante e raffinato che bevo sempre con gioia . L’idea di stasera, a onor del vero, è opera di Cinzia Luxardo, ufficio stampa de Le Colture e ragazza affabile e molto solare. Non la ringrazierò mai abbastanza.

E’ buio, quando arriviamo, e non vediamo il panorama ma so che intorno all’agriturismo ci sono vigneti e un’infinità di verde, fiori, alberi e un bellissimo giardino dove spesso vengono accese lanterne e candele che rendono il tutto molto magico. Entriamo nella sala dove Veronica Ruggeri, sorella di Alberto, ci accoglie con un calice di benvenuto. Le sedie sono disposte come a teatro ma al posto del palco c’è una lunga tavola imbandita di pomodori, basilico, farina, patate, e tutto il necessario per impastare gli gnocchi. Sono curiosa, moltissimo! Ho partecipato a corsi di cucina e sono andata più volte a teatro ma non avrei mai pensato di cenare con gli gnocchi “recitati” da un’attrice di teatro senza palco. E che attrice! Il talento si riconosce dalle vibrazioni che ti entrano sotto la pelle e ti fanno cambiare dimensione. Non te ne accorgi e sei altrove, sei nel campo di patate , sulla panca di granito, sul ramo dell’albero dove il volatile si posa e parla. La voce di Mariella ora alta, ora bassa, ora musicale, mi culla, mi eccita, mi sveglia, accende in me il desiderio di impastare. Patate lesse, schiacciapatate, farina e mani che si muovono sopra il tagliere di legno. Filoncini,  tocchettini e poi gli gnocchi. E’ una danza, è la danza dell’abbondanza: basta avere fantasia, e pazienza, quella tanta, e patate, quelle giuste, altrimenti gli gnocchi si sfanno. Gialle, bianche, purché farinose, cotte a vapore con la buccia e schiacciate ancora calde. Nessun uovo, soltanto farina e patate per realizzare piccole nuvolette soffici come la schiuma densa di una birra. Sorrido, anzi, rido, di un riso infantile, fresco e spontaneo. Ho sei anni e vorrei correre dietro la casa per spiare il volatile, per origliare, per annusare. Mariella incanta e gli gnocchi, intanto, si cuociono in cucina grazie all’aiuto di suo figlio Gioele. Gnocchi con il pomodoro, con il pesto, con il formaggio morlacco e con il radicchio. Gnocchi dolci come li cucinava la nonna di Mariella nel Polesine, con parmigiano, zucchero di canna, cannella e uvetta ammollata nel burro fuso. Tradizioni che scompaiono ma ogni tanto, per fortuna, fanno capolino. Qualche ora è trascorsa, fra una risata e l’altra abbiamo  concluso questa cena a base di gnocchi e prosecco superiore, brut Fagher, extra dry Pianer e per finire gli zaleti, biscottini tipici impastati con farina gialla e uvetta, accompagnati dal Cartizze Le Colture. Nessuno si alza, non abbiamo voglia di andare via, e perché dovremmo? Mariella ci porge un libro enorme dove scrivere una dedica. Sono una burlona e scrivo in toscano. Le chiedo dove posso vederla ancora e mi rallegra sapere che si muove in base alla disponibilità delle cucine. Chi ha una cucina abbastanza grande da poter accogliere almeno venti persone, può chiamarla e lei arriva con la valigia piena di farina, di patate e di risate. Chi si fa avanti?

Ringrazio il fotografo Joe Murador per essere stato così gentile da fornirmi questi bellissimi scatti. 

Links:
Mariella Fabbris è su facebook: https://www.facebook.com/pages/Mariella-fabbris/282371961868057?fref=ts
www.lecolture.it
www.primegemme.it 
www.aeroplanonline.it