di Fabrizia Dalpiaz

Ebbene sì, il mio viaggio oggi vi porterà all’interno di un birrificio artigianale situato nella bellissima Valle dei laghi, in provincia di Trento. 

Salendo sul Monte Bondone, lasciato sulla destra il lago di Terlago, prima della discesa che porta al lago di Toblino, troviamo Vezzano, luogo in cui ha sede il Birrificio Rethia, inaugurato nel maggio 2014.

Il nome tra origine dalle antiche popolazioni dei Reti che intorno al 500 a.C.  abitarono in diverse vallate del Trentino. Lo stesso logo del birrificio trae spunto da un antico pendaglio appartenuto ai Reti e ritrovato all’interno di uno scavo.

L’idea nasce da Cristiano Faes, diplomato sommelier e grande appassionato di birra. Dopo aver studiato l’uso dei malti e le tecniche di pulizia degli strumenti di lavoro, inizia  a produrre alcuni tipi di birra artigianale. Visti i risultati positivi e la crescente produzione,  decide di coinvolgere nel progetto due suoi amici, Nicola Avi e Giovanni Perini, con cui inizia un profondo lavoro di ricerca.

Il loro obiettivo è quello di produrre una birra di qualità, non pastorizzata e non filtrata, senza coloranti, conservanti e additivi chimici, che abbia tutte le caratteristiche per essere apprezzata al pari di un vino.

Le diverse procedure atte alla realizzazione delle loro birre si ispirano allo stile belga, inglese, e americano.

Ecco: stanno arrivando i tre giovani soci, così passiamo alla visita del capannone, totalmente autocostruito con grandi sacrifici ed enormi sforzi. Ma, si sa, quando c’è l’entusiasmo, tutto passa in secondo piano!

Dall’esterno sembra enorme, ma in realtà gli spazi dove vengono conservati gli ingredienti per realizzare le birre, quelli dove viene realizzato il vero e proprio processo di produzione della birra, i locali dove giacciono i fermentatori di acciaio, e quelli dove vengono conservate le birre imbottigliate, sono di dimensioni contenute. Per questo motivo la produzione è a ciclo continuo e “nella fase di preparazione – racconta Nicola – a turno ci alterniamo perché non è possibile interromperla, neppure durante la notte”. Entriamo nel locale più freddo dove avviene la fermentazione. Qui la maturazione della birra si affina e il dolce del malto si armonizza con l’amaro del luppolo, mentre le varie spezie o scorze di bergamotto o di limone regalano intensi profumi ed aromi.  “Vieni, annusa qui…”. A momenti svengo: ma che profumi meravigliosi, mai sentito nulla di simile! Nicola mi elenca tutti i processi di produzione, spiegandomi che i profumi che ho sentito sono merito del luppolo. “Ecco senti questi rumori? Sta fermentando!”.

Sette sono le ricette proposte, tutte realizzate con grande cura, scegliendo le materie prime direttamente dai paesi a cui fanno riferimento.

Magnolia: 4,4%  alcol, birra bianca, di origine belga, arricchita con coriandolo, scorze di bergamotto e limone, molto elegante e profumata.

Lisep: 4,8%  prodotta nel più classico degli stili belga, è considerata la birra base, quella facilmente abbinabile a tutto pasto, leggera e fresca. In bocca è leggermente amara.

MariaMata: 6%  birra in stile americano, decisamente importante, realizzata con ben 9 luppoli, aromatica con note floreali, resinose e fruttate è piacevolissima anche da sola, così ricca e intensa com’è.

Little John: 6%  birra di stile inglese, è ambrata, secca e piacevolmente amara con eleganti profumi speziati e floreali che ben si sposano all’aroma del malto tostato. Ottima con formaggi stagionati.

Jet-Lag: 6%  birra color ambra con riflessi rossi, secca, corposa e aromatica. L’estrema luppolatura americana unita all’uso di malti speciali la rendono particolarmente ricca di profumi che vanno dai sentori resinosi e fruttati a quelli dolci e tostati.

Guna: 6%  birra scura, morbida e complessa. Lo spettro olfattivo va dal cioccolato al caffè, alla liquirizia. Ottima anche da sola,  è perfetta per accompagnare  dolci al cioccolato.

Black Mama: 9,5%  birra da meditazione color ebano, morbida e complessa. Al naso è calda e avvolgente con sentori speziati e fruttati che ricordano vini liquorosi come Sherry e Madeira. In bocca è persistente e piacevolmente secca. Una Birra di Natale, pensata per le fredde serate invernali, da servire anche calda.

Beh, cari lettori, che bel viaggio in un mondo che non conoscevo affatto e che mi ha letteralmente affascinato! Ho incontrato tre ragazzi con tanta voglia di fare e di sperimentare, con un notevole bagaglio di conoscenze sull’arte birraia  e con una filosofia mirata alla qualità, con un obiettivo primario: concepire la birra in modo nuovo, mettendola cioè in primo piano, con tutte le sue caratteristiche di profumi e di  sapori!

www.birrificiorethia.it