di Michela Pierallini
dolomitici-02 Marco Zani e sua moglie sono perfetti ospiti di casa, all’Hotel Rovereto, e pensano proprio a tutto. Se sei un viaggiatore distratto e smemorato, nella tua camera trovi tutto quello che non hai messo nel necessaire. Un gran bel pensiero, per chi arriva da lontano e in tarda serata. 
Il letto è comodo e ti alzi riposato e pronto per le degustazioni a Castel Noarna. I Dolomitici sono pronti da un bel po’. Il Castello, davvero suggestivo e diverso dall’immaginario, si descrive da solo, attraverso le fotografie oppure sul sito dedicato.

Inizio la degustazione dei
vini da vasca, quelli che in teoria non sono ancora pronti, quelli che vengono buttati giù dal letto spettinati, nudi e senza trucco. Dieci ne bevo e dieci ne apprezzo, uno diverso dall’altro, proprio come i loro produttori. Ognuno porta qualità diverse, profumi e gusto che rispecchiano la mano e la zona di provenienza. Ho regalato qualche stellina a quelli che hanno colto nel segno, che hanno solleticato la mia curiosità un pochino più degli altri:

2 stelline
il Rosato – Eugenio Rosi. Merlot e cabernet, 2 giorni di macerazione quindi svinatura. La macerazione continua sulla vinaccia di uva bianca, sicuramente nosiola e, forse, chardonnay. Da chiedere al diretto interessato.

Sauvignon 2012 di Maso Furli, ha il profumo del mazzo di fiori selvatici che sono nel vaso al piano inferiore ed è piacevolmente agrumato.

3 stelline
Isidor, Incrocio Manzoni 2012 – Fanti. Lo bevo e mi sale una voglia incredibile di ostriche. Al naso sembra sulfureo, ha sentori di riesling, è minerale, ricorda il sauvignon anche in bocca. Intenso con richiami ai fiori di sambuco. Davvero unico nel suo genere e molto intrigante.

Schiava nera gentile – Gino Pedrotti.
Spezie, pepe, peperone il tutto in un mix accattivante. L’acidità è presente in perfetto equilibrio, il colore è brillante, esattamente come Giuseppe, vivace e speciale!

Pinot nero 2012 – Dalzocchio.
Al naso inaspettato, insospettabile, profuma di fragola, confettura di lamponi di bosco. In bocca si sente che è giovanissimo, sicuramente dopo l’affinamento in bottiglia sarà meraviglioso ma io lo berrei subito, così com’è. E’ complesso nei profumi ma netto, “verticale” mi suggerisce Maria Cristina Pugnetti, blogger su i vini dell’anima.

Sauvignon – Lorenzo Cesconi.
Completamente fuori da ogni schema. Il mosto vive macerazioni in rosso e fermentazioni in barrique molto vecchie regalando profumi unici, particolari e naturalmente, distinguibili. Al primo impatto sento odori di grotta, mi ricorda tanto una vecchia bottaia sotto terra, giù in Toscana, con le pietre piene di ragnatele al muro. Poi la crosta di formaggio stagionato. Direi che i formaggi ci starebbero bene, in tavola. Il ceppo di lievito usato comunemente per il sauvignon li rende tutti uguali. In questo caso il lievito indigeno sprigiona un floreale che va dalla lavanda alle erbe aromatiche. 3 stelline e aggiungo un cuoricino sulla mia moleskine.

Vini rossi in bottiglia
Pinot nero 2009 – Dalzocchio. Profumi intensi, una bellissima espressione di eleganza e rusticità, raffinatezza e concretezza. Ha il suo perché.
Pletter 2009 – Cesconi. Un cesto colmo di mirtilli appena colti, ancora con le mani nere e la maglietta a pois. In bocca è molto buono, mi balza in testa una coscia di cinghiale a bocconcini  messa a marinare nel vino rosso con odori e spezie, da cucinare con le olive nere e accompagnare  con una bella polenta gialla fumante. La serata è fatta.

Vini bianchi in bottiglia

Nosiola 2011 – Cesconi
. Davvero una piacevole bevuta, un vino sapido, salino, libero di esprimersi. Mi trovo a mio agio con i vini di Cesconi, mi capiscono e mi danno quello che chiedo, sempre.

Anisos 2010 – Eugenio Rosi.
Pinot bianco, chardonnay e nosiola. Aromatico, senza esagerare, un floreale che ricorda i tropici con una buona dose di sapidità.

Incrocio Manzoni 2011 – Fanti.
Perfettamente in linea con il vino prelevato in vasca. Ovviamente in bottiglia si è affinato e la sapidità pronunciata offre sensazioni quasi piccantine.

Isidor 2009 – Fanti.
Senza solfiti aggiunti. Il mosto resta 8/9 mesi con le bucce. Non sono eccessiva se dico che è un vino pazzesco, estivo, fresco e marinaro. Di getto scrivo sulla moleskine: “trote e salmerini ci sguazzano e io me li godo”.

Fine degli appunti. Arrivata qui, ho chiuso l’agendina e ho messo tutto in borsa. Colpa di
Giuseppe Pedrotti e della sua “simpatia portami via”, ho dato spazio alle degustazioni di Vino Santo trentino e mi sono lasciata viziare e coccolare. Ottimi ricordi di Poli, anche se il mio cuore ormai batte, senza segreti, per il Vino Santo di Pedrotti. Lorenzo mi sorprende con un’etichetta nuova, nel bicchiere un prodotto torbido dai profumi intensi di mela.. e non può che essere così, per il succo di mela Cesconi! Ottima alternativa al vino, dopo tante degustazioni.

Prodotti tipici in assaggio
che non mi sono fatta mancare: la polenta concia, appena cucinata. Così calda che sono riuscita a fondere anche la mia forchettina. Il salmerino marinato dell’azienda Trota Oro, che mi sono avidamente messa in borsa per mangiarlo a casa e la Mortandela della Val di Non, presidio Slow Food.
Sono arrivata in Trentino con una stanchezza palpabile e l’umore a terra e me ne torno a casa con il fardello più leggero e la gioia nel cuore. Stare insieme a questi ragazzi mi fa bene: c’è qualcosa in loro di molto positivo, che si trasmette anche al vino. Lo ripeterò fino alla noia, che vino e produttore sono un binomio indivisibile. Puoi essere il tecnico più bravo del mondo e produrre un vino analiticamente impeccabile, ma soltanto se hai una scintilla luminosa negli occhi puoi creare vini che emozionano. Dolomitici, vi sono grata.


Links:
www.castelnoarna.com
www.cesconi.it
www.idolomitici.com/aziende/rosi‎
www.masofurli.it
www.vignaiolofanti.it
www.dalzocchio.it
www.ginopedrotti.it
www.trotaoro.it
www.visitvaldinon.it/it/da-vedere/territorio/prodotti-tipici/mortandela-presidio-slow-food/ 


 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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