di Giorgia Costa
WP 000116Ci sono posti che non hanno tempo. Così la cantina di mio nonno, la cucina della nonna, i sentieri in collina, tra le vigne lungo i quali correvo da piccina. Sono quei luoghi dove, indipendentemente da quanto ti ci ritrovi, un brivido ti percorre la schiena, come tu ripercorri quei terreni, quei suoli, quei pavimenti. Apri la porta, apri gli occhi e riannusi gli stessi odori, profumi, rivedi gli stessi filari. Mi son sempre chiesta come ciò possa essere possibile. Mi dico: “Giorgia sei cresciuta, quanto sei cambiata, come puoi approcciarti in modo diverso e risentire “lo stesso”? Non lo so. E’ come una magia, ma è così e … guai se non lo fosse!

Credo che a questa “tipologia” appartenga pure l’Osteria della Villetta a Palazzolo sul’Oglio, secondo alcune riviste specializzate uno dei 10 migliori luoghi di “charme” nel mondo.
E’ un uggioso sabato mattina. Missione: dare una parvenza d’ordine alla casa.  Arrivo alla scrivania e respiro profondamente prima di iniziare l’opera. Carte, depliant, libri, agendine e una serie numerosa di quadernetti Pigna: unica nota di colore nella mattinata. Li prendo in mano e decido di sedermi sull’adiacente divano. Ecco, ci sono ricascata. Ne apro uno: degustazioni 2011. Lo sfoglio rileggendo velocemente gli appunti sui vini assaggiati in quel periodo. Mi soffermo sulla serata dedicata ai vini di Borgogna, alla fine, il nome di una “trattoria” (così almeno l’avevo definita per ricordarmi l’ambiente). Mi era stata suggerita proprio quella sera, da un profondo conoscitore di quella zona Francese. Il suo raccontare i vini, la sua passione nel l’assaggiarli mi avevano fatto scattare un certo feeling. Se lo stesso era arrivato ad indicarmi quel posto, sicuramente lo avrei apprezzato.
Chiamo un amico e via. L’atmosfera è subito particolare e particolareggiata. Il calore nell’aprire quella porta mi riporta improvvisamente alla porta della nonna, al portone del nonno e un invitante profumo mi prende. Nel mentre Maurizio Rossi si avvicina, io inizio ad inebriarmi dell’ambiente. Il pavimento di inizio ‘900, il portavestiti alla parete, il classico “bancone”, la specchiera su di esso. Respiro profondamente tutta emozionata.  Sbircio nella saletta a destra: i vecchi tavolini, con quelle sedie tipiche d’osteria che adoro e tante foto in bianco-nero della famiglia Rossi. “Mmmmm” penso, qua potrei soggiornare! Nel frattempo Maurizio ci fa accomodare. Curiosa come sono, con la scusa dell’andare a lavarmi le mani, transito nell’altra stanza, più ampia, ma della stessa filosofia: la classica stanza dietro l’ingresso. Non so se ve li ricordate ancora questi posti, certo è che ce ne sono sempre meno. Lì invece tutto è rimasto ancorato al Suo tempo. 

Intravedo la cucina e ritorno alla postazione. Il menù scritto a matita su fogli di carta spessa giallina mi attira come pure la carta dei vini: tutti Italiani e con validissime chicche.
L’atmosfera è calorosa, semplice e soprattutto accogliente. Maurizio e la moglie Grazia che mi colpisce per la sua naturalezza e le labbra rosse che spiccano tra il marrone degli interni ed il grigio esterno, hanno una parola per tutti e soprattutto un gran sorriso. Clienti abituali, l’avvocato ed il commercialista del posto, coppie giovani e non, affollano l’osteria in questo pranzo del sabato.
Ci illustrano le specialità del giorno, tutte tipicamente bresciane. 
E’ a questo punto che mi devo ricredere: avete presente la frase “Mai dire Mai”? Ecco mai come in quel momento è stata opportuna! Da piccola facevo impazzire mamma e nonna perché non solo mangiavo pochissimo, ma ero pure molto selettiva. Non destavo curiosità alcuna per il cibo. La vita mi ha portato poi, a mutare le mie abitudini, ad allargare i miei orizzonti culinari e ad assaggiare di tutto e di più. Due sole WP 000103prelibatezze non sono mai riuscita ad affrontare: il fegato perché mi ricordava quello che la mamma mi spingeva a mangiare essendo un po’ anemica e le trippe perché il loro odore mi bloccava.
Troppe cose desidero assaggiare e così suggerisco di “condividere” le portate. Ottima idea!
Si inizia con un antipasto di pesce di lago e baccalà fritti. Delicatissimi, ben si sposano con il calice di Franciacorta dell’Azienda Compagnoni che ci viene offerto e con il loro piatto della tradizione: polpetta di manzo, accompagnata dall’involtino di verza ripieno e dal guanciale di manzo bollito con salsa verde. 
Si prosegue con la zuppa di trippe (da farmi scordare di essere trippe per il profumo di crosta di pane), le lumache ed i fegatini di coniglio: così morbidi, soffici e giustamente saporiti da … non crederci! Non possiamo approcciarci a tutto ciò senza lasciarci accompagnare da un vino all’altezza della situazione. Si opta quindi per un Barolo DOCG di Massolino 1999 “Vigna Rionda”.
L’ultimo calice ci potrebbe ancora accompagnare e lo sguardo attento di Maurizio lo coglie. Ci suggerisce di chiudere il pranzo con una selezione di formaggi di malga della Val Camonica. “Garantisco sulla qualità: sono quelli fatti dallo zio”, ci dice. Come rifiutare?
Veramente spaziale lo stracchino: si scioglieva in bocca…
Che dire ragazzi?! Dall’ambiente, alle persone, dal cibo ai dettagli, tutto all’insegna della tipicità e soprattutto della genuinità! 

Osteria della Villetta – Via G. Marconi, 104 Palazzolo sull’Oglio (BS) Tel. 030 74 01 899
http://www.osteriadellavilletta.it/