di Sara Vani

Affranta dall’impossibilità sopravvenuta di soddisfare il mio desiderio di vendemmia, ho avuto di che consolarmi durante la Giornata Champagne 2012, organizzata il 2 ottobre a Roma, nel Complesso DSC 4536monumentale di Santo Spirito in Sassia, dal Bureau du Champagne, Centro informazioni champagne che da 30 anni rappresenta in Italia il CIVC (Comitè interprofessionnel du vin de Champagne), organismo semipubblico istituito nel 1941 che riunisce tutte le maison e tutti i viticoltori della Champagne, con sede ad Epernay). L’organizzazione di questa Giornata rientra fra le attività che ognuno dei 14 uffici della rete di rappresentanza del CIVC nel mondo promuove nel paese dove ha sede. Abbiamo visto scorrere fiumi, anzi calici di parole sulla più grande degustazione mai organizzata in Italia, con 67 marchi e 190 cuveè diverse in assaggio, è vero, ma mi sono detta: perché non ascoltare la voce dei diretti interessati che questo evento l’hanno voluto e vissuto da protagonisti e che comunicano lo champagne per professione, oltre che per passione? Così, eccomi a condividere con voi due chiacchierate per me molto interessanti.
Domenico Avolio, il Direttore del Bureauitaliano che ha organizzato la manifestazione, mi racconta, dati alla mano, la sua opinione sul consumatore italiano e anche qualcosa in più. “Durante la giornata Champagne, evento dedicato ai professionisti ed operatori del settore, si accede ad una degustazione unica nel suo genere, per rendersi conto in una volta sola di cosa significa “diversitá” in Champagne, sotto un’unica denominazione. Non è un evento modaiolo, ma unoccasione in cui i professionisti possono approfondire la loro conoscenza di questo vino e il fine, anche questanno é di certo stato raggiunto”.

Dopo il Regno Unito, con la sua Giornata londinese, la seconda per dimensioni ed importanza é quella che si tiene in Italia. “Un mercato effettivamente maturo per lo champagne – spiega Avolio – dove la manifestazione é cresciuta sempre di piú negli anni ed i consumatori cominciano a selezionare i loro acquisti usando criteri di scelta come la qualitá e la storia che un prodotto porta con sé come valore aggiunto. Con la parola champagne, purtroppo ancora oggi a volte si confonde qualsiasi vino spumante, mentre gli italiani in genere sanno molto bene cos’è e lo scelgono con grande attenzione, sono consumatori informati. Anche i dati dimostrano che noi italiani ci rivolgiamo in particolar modo ai prodotti di nicchia, ai prodotti di alta gamma delle maison, ai millesimati, tutti prodotti che richiedono qualche competenza o attenzione in piú”.
Avolio spiega che anche per questo siamo molto stimati dai francesi: “Gli champenois hanno una vera passione per la nostra cucina e per i nostri prodotti tipici, che amano abbinare con gli champagne. Ci sono chef de cave che si occupano personalmente della scelta gastronomica da abbinare ai loro vini nelle degustazioni, preferendo magari il Grana, il culatello o il prosciutto di Parma. Non è un caso che ad Epernay ci sia un negozio di specialitá gastronomiche italiane molto frequentato, e un altro a Reims”.
Un altro motivo che distingue il consumo di champagne nel nostro paese, continua Avolio, “é che siamo all’avanguardia tra coloro che pasteggiano a champagne: infatti va detto che, mentre un po ovunque ancora oggi capita ci si dimentichi che lo champagne é anche un vino, agli italiani questo é invece molto chiaro. Lo beviamo pensandolo come tale, con le stesse caratteristiche e possibilità di giocare con gli abbinamenti”..
E se volessimo parlare della trasversalità dello champagne anche in altri sensi? Non c’é niente di piú internazionale dello champagne che, pur se legato indissolubilmente ad un territorio ben definito di cui porta il nome, é anche il vino che é presente su tutti i mercati del mondo. Ció grazie al lavoro che nei secoli hanno fatto gli stessi champenois, da sempre ambasciatori non solo dei loro marchi, ma anche della loro regione, i quali si sono sempre confrontati con le culture ed i mercati che hanno incontrato di volta in volta. Pensiamo ad esempio alle prime esportazioni che risalgono all’800, quando arrivavano le prime partite in Inghilterra o anche nella Russia degli zar. Senza questo dialogo, non si sarebbe mai arrivati allattuale livello di interesse, di conoscenza”. Essere il nome piú conosciuto nel mondo per quanto riguarda il prodotto vino, è sì un onore ma anche un onere: “Nell’ambito della tutela della denominazione, ci sono ancora grossi temi su cui lavorare, come ad esempio (problema che coinvolge anche le denominazioni italiane) il fatto che negli USA le denominazioni di origine europee non sono protette e il Comité da anni sta portando avanti una battaglia per impedire che si continui a produrre il cosiddetto champagne americano. La parola champagne é considerata generica e non una denominazione, cosí negli USA esistono spumanti chiamati in etichetta champagne della California, o champagne americano. L’UE, che invece tutela tutte le denominazioni europee, impedisce che questi prodotti possano essere non solo importati ma anche venduti e distribuiti in Europa. Quando nelle dogane europee arrivano etichette che usurpano le nostre denominazioni, le bottiglie vengono bloccate e distrutte”.
Entusiasta, ma un po’ più cauto nell’elogiare le conoscenze degli italiani in fatto di champagne è Alberto Lupetti, giornalista e curatore di Grandi champagne, Guida alle migliori bollicine francesi in Italia, un numero uno tra i conoscitori dello champagne e della Champagne, sempre in viaggio tra la Francia e l’Italia, che intervisto mentre è all’aeroporto in partenza per il bicentenario di Laurent Perrier, appunto! “La Giornata Champagne è un evento che contribuisce fortemente a divulgare cultura – spiega Alberto – sappiamo infatti che questa parola è nota come vino delle feste, mentre c’è un mondo tutto da scoprire sullo champagne, il vino più versatile in assoluto e che molti associano ancora oggi solo alle occasioni più importanti o, Dio ce ne scampi, al panettone di Natale. Ancora troppo pochi, anche tra persone che sanno bere bene, hanno compreso che è il vino ideale per pasteggiare e che riesce a sposare dagli antipasti di pesce ai piatti più importanti di carne rossa. Inoltre la manifestazione, in parallelo con la guida (“Grandi Champagne”, di cui io ho l’onore di essere il palato femminile…mi ero contenuta, ma proprio non ce la faccio ad evitare di sottolinearlo!), presenta solo etichette reperibili ed acquistabili in Italia, il che rientra proprio nell’idea di fare cultura.Fortunatamentelevento è recepito nella sua importanza prima di tutto dai  distributori, che aderiscono ogni anno in numero sempre maggiore e per i quali sono presenti sempre più spesso gli stessi titolari, come Pietro Pellegrini e Roberto Schnewly per la Ercole Brovelli”.
“Se posso dare un suggerimento allamico Domenico Avolio – propone poi Lupetti – toglierei il limite delle tre cuvée per importatore, lasciando libero ogni distributore di scegliere quali e quante etichette presentare allevento. Inoltre abbiamo visto Clovis Taittinger, lultima generazione di Taittinger, venire a Roma per presentare il proprio champagne, così come Marie Doyard per Andrè Jaquart, Jean-Claude Fourmon di Joseph Perrier ed altri ancora, tutti personaggi di spicco che si muovono e vengono da noi per proporre i propri champagne”.
A questo punto voglio sapere quali sono stati gli assaggi che hanno scolpito la memoria di Alberto. “Il Fût de chêne di Henry Giraud ad un anno dalla degustazione per la Guida, con quel po di maturazione in più, si sta esprimendo su livelli davvero straordinari; il millesimato di Taittinger, che è uno champagne di solito poco conosciuto, rispetto al Comtes de Champagne o ai non millesimati della maison, mentre lui povero millesimato 2004, è eccezionale. E poiché era versato dallo stesso Clovis, berlo è stato un onore oltre che un piacere; il Terres rouges 2007 di Jacquesson, uno champagne che forse ha bisogno ancora di sei mesi in bottiglia per esprimersi al meglio, per il quale però va un plauso a Pietro Pellegrini, limportatore, che ha voluto sapientemente sfruttare quest’occasione per proporlo in anteprima assoluta”.

Le sorprese del tasting romano
Aggiungo arbitrariamente anche qualche sorpresa e qualche conferma, come la Cuvèe Extase 2002 e la Cuvée Fleur de Flo di Marguerite Guyot, il Blanc de Blancs 2007 di Monmarthe, il Blanc de Blancs di Pascal Doquet e il Grand cru Extra Brut 2007 di Penet-Chardonnet. Si potrebbe continuare ad elencare assaggi ed emozioni, invece mi piace chiudere con un ottimo consiglio di Domenico Avolio, di cui lo ringrazio, perchè riflette esattamente la mia attitudine nei confronti di questo straordinario vino: “Quando si riceve in regalo una bottiglia di champagne, non bisogna sempre aspettare il momento giusto per aprirla, perchè in realtà non c’é da aspettare: lo champagne stesso rende speciale qualunque momento! “. Santé.

Links:
www.champagne.it
www.champagne.fr
www.lemiebollicine.com  

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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