di Michela Pierallini
Esco dalla sala Vallaresso e mi trovo di fronte ad una coda interminabile di gente. Chiedo quale sia il motivo ed il simpatico di turno mi risponde: “Stiamo aspettando l’autobus”. Ma che esilarante simpatia, saràromanticismo meglio che me ne vada via! Credevo che ci fosse qualche vino particolarmente richiesto invece c’era un banco di prosciutto. (Vabbè). I produttori sono molti ed io sono avida di assaggi perciò mi dirigo verso Borgo delle Oche, incuriosita dal nome di un’etichetta. L’affascinante signora in rosso, Luisa, titolare insieme al marito, mi dice che Svual in friulano significa volo. E’ il primo vino che hanno prodotto nel 1997 usando un torchio di 100 anni, quasi per gioco ma con soddisfazione. Un uvaggio di Merlot (predominante) e Cabernet, che sosta 2 anni in barrique e successivamente un anno e mezzo in bottiglia. Questo è del 2006. Buoni i profumi, lo bevo e il volo lo faccio anch’io. Ho la pelle d’oca e non potrebbe essere altrimenti visto il nome di questa piccola azienda. Assaggio anche il Refosco dal peduncolo rosso, acido quel che serve, caldo e ben strutturato, con un buon tannino e una piacevole freschezza. Vedo una coppia di innamorati passeggiare mano nella mano tra i filari, al calare della sera, con il piccolo segugio che se ne corre felice di qua e di là.
Il bello di queste giornate è che nell’arco di poco tempo incontri tutte quelle persone che non riesci mai a trovare durante l’anno. Paolo Ianna, wine consultant e organizzatore, insieme a Fisar, di questo magnifico evento, è un caro amico con il quale scambio sempre volentieri due battute. Un passo e sono da Specogna. Il loro Cabernet Franc 2010 mi piace molto, apprezzo la sua tipicità vestita di classe ed eleganza. Lo Schioppettino2009 promette bene. Trovo il Pignolo 2007 piuttosto tannico ma nessuno dice che va bevuto ora: lasciamolo affinare in pace e poi ne riparliamo! Sono a Vignai da Duline in un attimo. Qui il produttore è custode di ogni più piccolo segreto delle sue viti, le conosce una per una e se ne prende cura. Bevo il Merlot 2009 e faccio bene. Che verve, che grinta, che nervo! Vedo leprotti correre nei filari e grandi farfalle colorate che si posano sui fiori, le montagne illuminate dal sole e un uomo che taglia legna ancora verde. Chiedo il Merlot 2007, piccante, brioso, vibrante e un po’ speziato. Non è invecchiato: è maturato, è saggio e parla di sé, ha la sua personalità e ce lo fa capire. Il Refosco dal peduncolo rosso 2009 è austero, mi prende senza indugio e mi porta in luoghi inesplorati. Il Refosco 2007 è caldo al naso e mi chiama, senza equivoci, mi vuole, per appagare il mio desiderio di conoscenza. Mi sposto nella sala vicina e mi soffermo sull’abito curioso di Orietta Skok perché ha gli stessi colori della brochure. Già che ci siamo, beviamo.

Nel calice, un giovane Merlot del 2010, lo bevo e faccio un balzo! Sento che è la mia prima volta, non lo conosco affatto, è nervosetto, verde, discolo, non ha chiusura tannica ed è molto fresco. Mi piace, torno bambina. E’ un clone raro che si chiama Ferrari F2 e dà un grappolo molto spargolo, in un vigneto di 40 anni. Nel Merlot 2007 trovo quasi le stesse note semplicemente, e naturalmente, più evolute. “Si lascia che il vino si esprima con sincerità e si dà poco spazio alla tecnica enologica ecco perché il Merlot 2006 è piuttosto diverso, perché diversa è stata l’annata” mi spiega Sebastian dell’azienda Skok. Torno a considerare quanta somiglianza ci sia tra produttore e vino: simpatia, cortesia e vivacità in entrambi. Ruoto su me stessa e sono a La Ponca, insieme all’amico Luciano Cescon, enologo, che mi consiglia lo Schioppettino 2009. Un vino caldo, morbido e gentile, un bel ragazzo ben vestito che aiuta un’anziana signora ad attraversare la strada. Mi sposto per incontrare l’Ubi Es 2008 de La Magnolia, Schioppettino e Merlot in parti uguali. Leggermente speziato con note balsamiche e una rotonda morbidezza. I vini successivi non dirò di chi sono poiché mi hanno profondamente deluso. Credo che certi produttori, oggigiorno, siano sopravvalutati per il nome che si portano dietro. Ci sono vitigni che non perdono mai le loro caratteristiche, la loro personalità. La mia rude toscanità non è smussata se mi tingo i capelli e mi abbronzo al sole fino a bruciare, è certo vero che posso ingentilirmi, ma mai fino a perdere la mia identità. Perciò quando nel bicchiere non riconosco niente, ma proprio niente di quello che mi aspetto, non soltanto non sono contenta, ma mi sento anche presa in giro. Chiusa la parentesi polemica.
Guidata ancora da Luciano mi rivolgo all’azienda Ronco del Gelso per assaggiare il Merlot 2008 che è stato due anni in legno, metà barrique e metà in botte grande. Ora ti ritrovo, Merlot! Bello il colore, buoni i profumi, caldo, coccoloso, piacevole, delicato, il maglioncino di cashemere celeste direttamente sulla pelle nuda e un jeans elasticizzato. E mentre sono qui che sogno, il produttore mi dice che quello che sto bevendo è l’ultimo della storia perché Sintesi, un uvaggio di Merlot e Pignolo, occuperà il suo posto. Un vetro infranto! Ma quando lo bevo, accetto la realtà. Nonostante sia prematuro, uscirà, infatti, a gennaio 2013, si sente che sarà un eccellente vino. Mi accorgo di usare molto spesso la parola VINO e di non sostituirla con alternative come “nettare”, ad esempio, perché non renderebbero giustizia a quello che io chiamo volutamente VINO. Più di un amico mi consiglia una sosta a Vigna Petrussa e sono contenta di aver seguito la dritta. Inizio con il Cabernet Franc 2008, balsamico con un mentolo che si affaccia sorridendo e un misto di spezie. Istintivamente abbasso la testa per non sbattere la fronte contro i rami di un’ imponente pianta di sambuco, che chissà da quanto tempo si trova lì, mentre mi addentro nel piccolo boschetto sotto casa, cammino lungo il fragile ruscello e mi fermo ad odorare le piccole violette appena colte. Lo Schioppettino 2008 di Prepotto deve seguire un disciplinare molto rigido ed è solo della zona di Prepotto. Ti avvolgono le spezie, il pepe e ancora il balsamico. Vorrei penetrare nel calice, scendere in profondità ma non mi piace farlo lì, davanti a tutti. Chiedo l’intimità con il mio vino, vorrei chiudere gli occhi ed ascoltarlo. In questi vini rispettosi, educati, che ancora dicono ‘buongiorno’, ‘buonasera’ e ‘per cortesia’, trovo tutta la leggiadria della signora Ilde. Sono lì che giro l’angolo e mi trovo davanti ad Angelo Peretti, direttore responsabile di InternetGourmet. Ci salutiamo, parliamo un po’ del vino e mi accorgo che gli sto dando del tu. Ma come mi permetto?? Il fatto è che mi sembra di conoscerlo da sempre perché la sua newsletter comprensiva di foto è un po’ come un appuntamento. Scherzi del web! Si sta avvicinando l’ora del Pignolo perciò mi concedo un ultima degustazione. L’ultima cena è sull’etichetta e nomi mai sentiti sono sulla lista dei vini presentati. L’azienda Bulfon coltiva vitigni antichi per produrre vini che sono veramente una voce fuori dal coro. Il Piculit Neri è ormai finito ma conosco volentieri anche il Pecol Ros 2011. Oh che sorpresa! Fresco e floreale, mi butto sui cuscini arancioni del dondolo sotto la palma e faccio le parole crociate. Finalmente relax, per il lavoro c’è tempo, tanto mi sono autoinvitata per visitare l’azienda!
fine seconda parte – continua
www.borgodelleoche.it
www.specogna.it

www.vignaidaduline.com
www.skok.it
www.laponca.it
www.vinilamagnolia.it
www.roncodelgelso.com
www.schioppettinodiprepotto.it
www.vignapetrussa.it
www.bulfon.it
www.internetgourmet.it

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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