di Michela Pierallini
vinoparla-07 “Questo vino parla da solo”, è una delle tante espressioni che sento abitualmente. Un giorno mi sono fermata a pensare e mi sono chiesta se sia vero che il vino parla. Ho avuto bisogno di consultare il mio vocabolario del cuore, l’intramontabile Devoto e Oli, che riporta questo:

Parlare: 1_ uso della lingua come fatto fonico o espressivo; 2_ può indicare anche eccezionale immediatezza e vivacità figurativa o evolutiva, notevole espressività o evidenza, straordinaria abilità tecnica (in un ambito dall’artistico al magico).

Sono andata a cercare, quindi, ancora una parola: eccezionale: che significa straordinario, unico.

Ho trovato conferma ai miei pensieri. Diciamo che il vino comunica, nel bene e nel male, ma solo in casi eccezionali, straordinari, parla.

I mezzi di comunicazione sono molti, a partire dal packaging, che comprende astuccio, bottiglia ed etichetta. Ci sono anche gli accessori, bindelli e cartellini di vario genere. E poi c’è il vino, il chiacchierone e chiacchierato vino.
E il vino la sa lunga…anzi, la dice lunga. Sempre se qualcosa c’ha da dire, s’intende.

Ci sono vini muti, tutti uguali, volutamente imbavagliati per motivi commerciali, probabilmente non c’è nessun messaggio da veicolare oppure, più semplicemente, chi lo produce non ha voglia di parlare.

Ci sono vini che comunicano prima attraverso il loro abito e poi, nel calice. A volte parlano di sfarzo, altre volte di semplicità, alcuni sono ammiccanti, eccentrici e poi si perdono nel bicchiere, comunque, qualcosa, nel bene o nel male, esprimono.

Ci sono etichette parlanti, eleganti, ammiccanti, sincere, artistiche,
simpatiche e spiazzanti, addirittura al tatto inebrianti e coinvolgenti, poi ce ne sono altre, dipinte col pennello, scolpite col cesello, colorate, disegnate, addirittura amate.

Ci sono vini che raccontano una storia, che ti accompagnano nel loro territorio
, che parlano per così tanto tempo da riuscire a sentirli anche quando la bottiglia è vuota e nel calice è rimasto profumo di poesia.

Ci sono vini di carattere e vini addomesticati, bianchi nerboruti e rossi smidollati.

Ci sono vini specchio del loro produttore, vini fratelli, cugini e vini parenti alla lontana.

Qualche esempio pratico
–di quelli che ho proprio sulla punta della lingua e delle dita- di comunicazione attraverso il packaging:

Vilar: le nuove etichette esprimono storia, famiglia, rapporto con il territorio e tradizioni, come il Marzemino, il Gewurztraminer e il Muller thurgau, oppure parlano del vino che rappresentano, come il Cabernet sauvignon e la Nosiola.

Le Manzane: il Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Frizzante ha un’ etichetta colorata che trasmette brio e vivacità infatti il claim aziendale è “To be happy”. 

Quando il vino parla del produttore:

Letrari: il Trentodoc comunica perfettamente il carattere di Lucia Letrari, brillante, energica, gioiosa, determinata e con forte personalità.

Latium Morini: l’Amarone della Valpolicella DOC è un vino austero, raffinato, che sa aspettare il momento giusto senza scomporsi e poi si apre con gentilezza ed eleganza innata, esattamente come la famiglia Morini.

Quando il vino parla del territorio:

Cantine Barbera: l’Inzolia Menfi DOC Dietro le case si racconta con le onde del mare e la sabbia sotto i piedi nudi. Nel calice c’è tutto il sole della Sicilia, insieme ai colori e ai profumi del sud.

Terresacre: la Falanghina DOC è approdata su wining come vino sexy, ora invece rappresenta il territorio. Da visitare per confermare.

Ma allora…il vino parla? Sì, il vino parla a chiunque lo voglia ascoltare ma soltanto se ha qualcosa di cui valga la pena parlare.

Links:
http://www.vilar.it/
www.lemanzane.com
www.letrari.it
http://www.latiummorini.it/
http://www.cantinebarbera.it/
http://www.terresacre.net