di Marina Ciancaglini

palazzone-07 Lo ammetto: da toscana recentemente trapiantata in Umbria, a Orvieto, mi sono trovata con un atteggiamento di malcelata sufficienza di fronte alla denominazione del territorio, l’Orvieto Classico. Considerando, poi, che il mondo del vino lo frequento assiduamente per passione e per lavoro, ho deciso di intraprendere un approccio che definirei empirico: ho iniziato a berlo, non così frequentemente ma in modo mirato. D’altronde, l’accettazione di non amare un vino del luogo dove abito, sarebbe stata assolutamente inaccettabile per fermarmi alla prima impressione.

Di fatto questo vino, che dovrebbe rappresentare il volto bianco dell’Umbria, in contrapposizione con quello rosso, nella zona di Montefalco, a oggi non è mai riuscito a svincolarsi da una reputazione non positiva, che lo associa a un vino beverino, semplice, acquistabile per pochi euro sugli scaffali del supermercato. 

Le ragioni di questa situazione sono tante e complesse e, solo in estrema sintesi, possono essere riconducibili soprattutto a una presenza massiccia di cooperative vinicole sul territorio che, di fatto, dettano legge sul mercato per volumi e prezzi. Situazione questa che merita di essere evidenziata soprattutto perché il territorio orvietano ha una reale vocazione bianchista che, non solo ha radici storiche, ma che ha anche degli esempi qualitativi capitanati da pochi quanto validi alfieri. Uno di questi è Palazzone, azienda della famiglia Dubini, acquistata alla fine degli anni ’60 quando era solo un podere diroccato, che si trova sulle colline della Rocca Ripesena, a pochi chilometri da Orvieto.

A oggi, la cantina è guidata da Giovanni e Lodovico Dubini che, dagli anni ’80, hanno avviato un progetto di sperimentazione e ricerca che ha reso Palazzone una delle aziende di riferimento. Palazzone si trova sul versante sedimentario-argilloso della denominazione che – a differenza di quello più a sud, a matrice vulcanica, con i suoi vini freschi e “magri” – apporta struttura e profondità.  La scelta dei fratelli Dubini è stata quella – più difficile – di puntare sull’Orvieto Classico come vino “bandiera” aziendale, capace di una longevità quasi da rosso (in cantina è custodito un archivio di annate vecchie più di un ventennio), del quale ne produce due tipologie, ottenute da uve Procanico, Grechetto, Verdello, Drupeggio e Malvasia: il Terre Vineate Orvieto Classico Superiore Doc, vino più espressivo da giovane, e il Campo del Guardiano Orvieto Classico Superiore Doc, vino più strutturato ottenuto con le migliori uve e che riposa per circa 2 anni in bottiglia.


Ospite per un pranzo nella splendida locanda dell’azienda, ho avuto la possibilità di degustare i due vini, confrontandoli su annate diverse. Ecco un breve resoconto.

Terre Vineate 2012 Orvieto Classico Superiore Doc.
Grande freschezza, con profumi minerali, di eucalipto, di miele millefiori. In bocca è sapido e vibrante.

Terre Vineate 2008 Orvieto Classico Superiore Doc.
L’annata più calda si esprime con una maggiore struttura e calore. Permane la balsamiticità, accompagnata da note di anice e miele di castagno.

Campo del Guardiano Orvieto Classico Superiore Doc 2011
. Un vino di struttura e corpo. Al naso è complesso, varia tra sentori legati alla terra, in particolare la pietra bagnata, minerali e quelli floreali del pesco.  In bocca, pur avendo una discreta alcolicità, predomina la freschezza.

Campo del Guardiano Orvieto Classico Superiore Doc 2005.
Gli anni fanno decisamente bene a questo vino, che acquisisce ancora più nerbo e vitalità. Molto belle le note agrumate e di acacia, che, lasciando il vino esprimersi nel bicchiere, si arricchiscono di scorza di arancia candita e zenzero.

La sorpresa
Vendemmia Tardiva 1998. Orvieto Classico in versione dolce per una grande annata. La complessità e la non stucchevolezza sono date dal perfetto bilanciarsi tra le caratteristiche amarognole, di noce e di miele di castagno, tra quelle della frutta candita e la freschezza ancora presente. Da bere non necessariamente con i dessert e formaggi erborinati ma da provare in abbinamenti più divertenti, come con i fegatelli di maiale, con il foie gras o con dei crostacei in crosta di frutta secca.

Azienda Agricola Palazzone
Loc. Rocca Ripesena 68 – Orvieto (TR) – 0763 344921
www.palazzone.com
Ettari vitati: 24
Enologo: Giovanni Dubini
Vitigni coltivati: Grechetto, Drupeggio, Malvasia, Procanico, Verdello, Viognier, Sauvignon, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc.
Numero di bottiglie prodotte: 150.000