di Alma Torretta

primitivo1-01 Qualche scienziato ha cominciato a chiamarlo “vitigno ZPC”, per non far torto a nessuno, dalle iniziali delle sue tre denominazioni. Già perché il Primitivo di Puglia è anche (lo hanno dimostrato le analisi genetiche) lo Zinfandel della California ma pure, e pochi ancora lo sanno, il Crljenak della Croazia. Quest’ultimo adesso quasi scomparso, imparentandosi con un altro vitigno locale, il Dobronic, ha generato quel Plavac Mali che è oggi la più importante uva rossa da vino croata.
Il Primitivo nelle terre di Puglia invece è prosperato, producendo uve abbondanti e dolci, e vini alcolici e subito pronti. Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando e stanno nascendo Primitivi diversi, nuovi. Ieri un po’ brutto anatroccolo, scuro, rozzo e possente, vino sfuso di rinforzo dei più anemici fratelli del nord; oggi invece sta dando vita pure a bellissimi cigni eleganti e fini pur mantenendo, per fortuna, la sua robusta costituzione e tutta la sua immediata piacevolezza. Un’evoluzione di stile emblematica del percorso che, con successo, ha intrapreso da qualche anno la comunità rurale pugliese e che viene anche testimoniato dalla ristrutturazione, nel segno della raffinatezza, delle tante masserie sparse nella campagna che, conservando forme e colori tradizionali, mantengono un’atmosfera di grande suggestione e dal sapore autenticamente unico.

La Manduria è considerata la porta del Salento: siamo nella zona orientale della provincia di Taranto, e in parte la Doc Primitivo di Manduria ricomprende anche alcuni comuni della Provincia di Brindisi. Il Salento è l’antica Messapia, abitata prima della conquista romana da genti proveniente dall’Illiria che probabilmente hanno portato qui anche le loro uve. In alcuni vecchi testi si trova citata un’uva Zagarese, probabilmente da Zagabria, che è stato dimostrato si tratti pure di Primitivo. Il nome Primitivo, infatti, è usato solo da fine Settecento e non è dovuto al fatto che si tratta di una varietà particolarmente antica, ma gli è stato attribuito perché “primaticcio” – cioè matura precocemente – da un monaco studioso, che l’ha selezionato a Gioia del Colle. E’ la prima uva rossa infatti che si vendemmia, nelle zone più assolate costiere già a fine agosto, e  ha avuto poi una grande diffusione con questo nome.

Nel 2011 il Primitivo nella versione dolce naturale è stata la prima Docg riconosciuta in Puglia
, anno in cui sono state pure introdotte alcune modifiche della Doc Primitivo di Manduria per consentire la produzione di vini meno alcolici dei tradizionali e consentire blend con altri vitigni autorizzati in zona, quali il Negroamaro, con l’obiettivo di ampliare il bouquet del Primitivo e conferirgli maggiore longevità. Il Primitivo infatti viene tradizionalmente considerato un’uva ricca di zuccheri ottima per produrre vini di elevato tenore alcolico, dai profumi fruttati e dal sapore dolce, pronti subito, ma poco adatta a dar vita a vini complessi e longevi. Alcuni produttori stanno dimostrando il contrario.

Il Primitivo è sempre stata un’uva di successo. Prima era leader tra gli sfusi, oggi le sue bottiglie compaiano negli eventi più esclusivi e anche di rilevanza storica. Uno degli ultimi esempi è
il vino “Papale”, dal nome di una contrada dove nel ‘700 si produceva vino per Papa Benedetto XIII, di origini pugliesi, prodotto dalla cantina “Vigna&Vini” che è stato inviato in Vaticano durante l’ultimo conclave in cui è stato eletto Papa Francesco proprio per il nome che sembrava fatto apposta per l’occasione. La famiglia Varvaglione proprietaria di Vigna&Vini è nel settore vinicolo da tre generazioni e con Marzia è già al lavoro la quarta.

Un’azienda che
“ha badato prima alla sostanza. Lavoriamo 100.000 quintali di uva e produciamo un milione di bottiglie. Adesso stiamo costruendo la nuova cantina in un’antica masseria fortificata e possiamo dedicarci di più alla comunicazione e promozione dei nostri vini”, spiega Mimmo Varavaglione che della cantina  è anche l’enologo e mentre racconta analizza alcuni campioni ad un Foss, un’apparecchiatura da 100.000 euro che in pochi minuti, praticamente in tempo reale, produci risultati per i quali prima occorrevano lunghi spostamenti e giorni interi per ottenerli. Per il mercato giovane Vigne & Vini produce oggi un Primitivo del Salento di 12,5 di gradazione alcolica, con evidenti sentori di supporto ceduti dal legno: un vino che all’estero vende molto bene. “Bisogna fare grandi volumi per ottenere economie di scala – continua Mimmo – altri produttori invece hanno preferito scegliere la strada di produrre chicche, come Gianfranco Fino, e si divertono”. Il top dei Primitivi di Vigna&Vini è il “Papale Oro”, da una selezione di uve provenienti da vecchie vigne ad alberello dai 50 agli 80 anni, con una gradazione alcolica che si avvicina al 15%, concentrato, dolce, morbido, con una piacevole persistenza di liquirizia e grafite, prodotto in appena 50.000 bottiglie. Insomma anche Mimmo Varvaglione e sua moglie Maria Teresa, in realtà, ormai pure, si concedono di produrre chicche.
(fine prima parte, segue – leggi qui la seconda parte del reportage)

Links:
www.consorziotutelaprimitivo.com
www.vigneevini.eu