di Patrizia Pittia
porto3-13-Cari amici ed amiche, oggi ci attende un’altra giornata intensissima. Sveglia quasi all’alba per raggiungere la prima meta: Quinta da Aveleda a Penafiel un comune del distretto di Oporto. Dovete sapere, cari lettori, che l’azienda è gestita dalla famiglia Guedes: dal 1870 ad oggi siamo alla quinta generazione. Con i suoi 160 ettari di vigneti siamo nella zona Doc Vinho Verde, a Nord tra il fiume Minho e il Douro: qui i terreni sono di origine granitica e ricchi di potassio (quasi come nelle zone vulcaniche), caratteristica che conferisce ai vini alta acidità. Quest’azienda, con 16 milioni di bottiglie, è una delle maggiori produttrici di vini del Portogallo.

Al nostro arrivo, la ragazza che ci accoglie racconta che la famiglia Guedes ha avuto sempre la passione per parchi e giardini: un punto d’orgoglio per la natura che li ha portati, nel 2011, a vincere un premio internazionale prestigioso proprio per l’architettura del parco che circonda l’azienda. A questo punto, la curiosità è donna e così, prima della degustazione, chiediamo di poter fare una passeggiata nel parco. Detto fatto: restiamo incantate fra alberi secolari, il cedro giapponese, le paludi di cipressi, la sequoia americana e svariati fiori rari. C’è persino una torre a tre piani in miniatura per le capre nane, simbolo della fertilità.Alla fine di questa piacevole visita c’è la fonte dedicata a Nostra Signora di Vandoma, patrona della città di Oporto.
Ancora ammaliate e inebriate da tanta bellezza della natura, entriamo nella grande villa per degustare due vini: il primo è un Casal Garcia bianco (tipico vino da aperitivo, fresco, agrumato), il secondo è un piacevole Casal Garcia rosé (note fruttate con prevalenza di fragola e la ciliegia). In abbinamento, diverse tipologie di formaggi sempre prodotti da Aveleda. Negli ultimi 15 anni la famiglia Guedes ha incentivato la gestione attenta dei vigneti mentre tutta la filosofia dei vini è stata ripensata impostando un corretto atteggiamento per preservare la biodiversità dell’ecosistema vigneto.

Guimaraes
Il sole che si era fatto così tanto desiderare nei giorni scorsi è finalmente con noi quando arriviamo a Guimaràes, cittadina medievale: a fondarla furono però i Celti. Nel 2001 il centro storico è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Guimaraes dista da Oporto una cinquantina di chilometri. Prima però è d’obbligo una puntatina sulla collina Sagrada (la collina Sacra), sulla quale si erge il maestoso Castello,porto3-11 costruito nel X secolo, formato da sette torri merlate costruite sulla rocca. Poco distante, il Palazzo Ducale (Paco Dos Duque De Braganca) del XV secolo, restaurato nel 1935, utilizzato oggi per mostre e manifestazioni culturali.
Ora ci avviamo verso il centro storico con le sue viuzze strette e caratteristiche e i palazzi storici riccamente adornati mentre le meravigliose azulejos fanno capolino dalle antiche facciate. Visitiamo anche un luogo di culto, il Santuario Da Penha, il più importante centro di pellegrinaggio del Nord del Portogallo: è una struttura moderna, in pietra naturale, realizzata dall’architetto Josè Marques da Silva, tra il 1930 e il 1947, in cima al Monte Pehna, dal quale si gode una vista spettacolare sulla città con tutto attorno rocce enormi (può sembrare un paesaggio lunare!). E’ tardi. Ora di corsa verso un’altra città storica: Braga, soprannominata la Roma Portoghese.

Braga
Braga, dopo Oporto, è una delle città industriali più importanti del paese. Oltre ad essere uno dei centri turistici e culturali di maggiore interesse, è anche sede di due prestigiose Università. E’ soprannominata la “Roma Portoghese” perché centro di molti rituali Cristiani. Così, per restare in tema religioso, la nostra prima meta è il Santuario do Bon Jesus Do Monte, che si trova a sette chilometri dal centro cittadino. Per arrivarci bisogna percorrere una scalinata barocca, circondata da splendidi giardini ricchi di fontane e sculture. L’interno del Santuario è maestoso: decorazioni e sculture barocche; ampie finestre dalle quali filtrano i raggi di luce naturale in un bel gioco di colori. Da quassù la vista su Braga è veramente mozzafiato. Siamo in ritardo ma ci è concesso di girare ancora una mezzoretta per il centro storico. Attraversiamo la Praca Municipal (la piazza principale), decorata con fontane e molte aiuole fiorite. Percorriamo una stretta stradina ciottolosa che porta all’Arco da Porta Nova (l’arco di trionfo) che decora l’ingresso occidentale della cinta muraria medievale della città (stile barocco e neoclassico) inaugurata nel 1512. Rientriamo in albergo perché la giornata non è finita: ci attende una serata speciale!

Cena sulle note del Fado
Dopo una doccia rinfrescante (ci voleva!), la stanchezza della giornata vola via, come per incanto. Le mie compagne di viaggio sono tutte belle ed elegante e (modestamente) anch’io! Destinazione: Rua Sao Sebastiao 25. L’insegna recita: “Casa da Mariquinhas – Fado – Food & Wine”. E’ la più antica e nota Casa di Fado, vicino alla Cattedrale di Oporto. Le premesse non sembrano buone: ti inoltri in una stradina buia senza uscita, quasi un sobborgo malfamato, poi entri e tutto cambia. Il locale ha una lunga stanza con le pareti in sasso; alla sinistra dei tavolini e alla nostra destra un lungo tavolo predisposto per il nostro gruppo. In fondo alla sala i musicisti che si stanno preparando per la serata. Il nome Fado deriva dal termine latino Fatum che vuole dire destino. I temi principali di queste melodie? Sentimenti di malinconia, nostalgia, sofferenza, il mal d’amore (per chi è partito), le conquiste, gli incontri. Il Fado è la musica nazionale portoghese, nato e sviluppatosi fra le classi popolari e nei quartieri della periferia. Chi canta il Fado, di solito indossa indumenti scuri.
Il tempo di un brindisi in allegria – pasteggiando baccalà, carne e verdure – e i Fadisti iniziano a suonare: le luci scompaiono, nelle note di due chitarristi, prima una ragazza e poi un ragazzo si alternano in questa musica soave. Quelle del Fado si rivelano davvero voci bellissime che veramente ti prendono l’anima. Che bellezza! E che lunghissima giornata! Anche stasera è giunta l’ora di rientrare.

Amorim a Santa Maria de Lamas
porto3-35Amorim si trova in Rua Dos Corticeiros a Santa Maria De Lamas. Eloquente la grande insegna verde che rappresenta un albero stilizzato! La nostra “cicerone” è l’ingegner Joana Mesquita, responsabile per le pubbliche relazioni dell’azienda. Una donna simpaticissima e anche particolarmente abile nel parlare la nostra lingua italiana. La ringraziamo perché è stata proprio lei a prenotare la serata Fado.
Immagino lo sappiate già, ma giova ricordare che Amorim è uno dei più grandi produttori e importatori di sughero al mondo: anzi è il leader della produzione in tutto il pianeta. Fondata nel 1870, come azienda produttrice di tappi di sughero, a Vila Nova de Gaia, vanta 150 anni di storia: siamo alla quarta generazione. Produce 4 miliardi di tappi in sughero all’anno (29% della quota mondiale).
Le cortecce delle querce di rovere sono il materiale ideale per fare un tappo perfetto. Oltre al Portogallo le foreste che forniscono Amorim si trovano in Spagna, Italia, Francia,Marocco, Tunisia, Algeria. Quindici stabilimenti e 3750 dipendenti: sono questi i numeri chiave di Amorim che non lesina investimenti per la ricerca e per debellare il T.C.A. (Tricholoroanisole) un fungo metabolita responsabile del sapore di tappo nel vino.

Che emozione! Ora Joana ci fa indossare delle cuffiette protettive prima di seguire le diverse fasi della lavorazione che portano dalla corteccia fino al tappo finale. Sul grande piazzale in cemento ci sono le cortecce stese sui bancali. Joana prende uno strato di corteccia decorticata, e spiega come si passa dalla corteccia di una quercia al tappo. Ci vuole molto tempo! “Dalla semina della quercia, alla prima decortica, cioé quando si asporta la corteccia dalla pianta – spiega Joana – trascorrono 25 anni: il primo sughero è quello vergine e può essere usato solo per prodotti granulati. Poi devono trascorrere altri 9 anni per la seconda decortica ed altri 9 prima che si possano realizzare i tappi in sughero: 43 anni come tempo minimo in tutto. Solo allora il sughero raggiunge una perfetta stabilità strutturale”.

Non avrei mai pensato una cosa simile! Ora entriamo in fabbrica dove ci è concesso di poter scattare qualche foto, nonostante le restrizioni per la privacy. Gli strati di cortecce vengono stivati in ambienti protetti per evitare contaminazioni sgradite (funghi e altri microrganismi) e lasciate a stagionare da 6 mesi ad un anno. Ci sono tantissimi operai al lavoro. Ognuno ha il proprio compito nelle diverse fasi di lavorazione. Le cortecce passano nel bollitore che le disinfetta, le pulisce e le rende più elastiche. Dopo la bollitura vengono pressate, stese e sottoposte a una prima selezione; poi si passa alla fase di rifilatura dove gli scarti serviranno per i cosiddetti tappi tecnici (composti da trucioli di segatura, pressati e incollati).

Ecco poi la fase di carotaggio, in cui si scelgono le parti migliori del sughero per estrarre i tappi. La prima selezione viene effettuata con un lettore ottico: un getto d’aria divide i tappi secondo qualità e misura. Osserviamo e siamo sbalordite! Sotto i nostri occhi, grandi contenitori colmi di tappi selezionati. Una lunga fila di lavoratori qualificati in piedi, addetti a perforare con trapani, per estrarre da ogni cilindro un tappo.

Da questa fabbrica escono 20mila tappi al giorno: un lavoro certosino e molto stancante. Grazie a lettori ottici molto sofisticati si può rilevare la presenza del T.C.A. Per Amorim è fondamentale il controllo costante sulla qualità del prodotto e gli standard qualitativi elettronici che il sughero deve superare, sono tantissimi. La lotta contro il fungo che può attaccare il sughero è capillare, con gran dispendio di risorse ed energie. Per questo Amorim ha iniziato un lavoro di ricerca enorme: la sfida più grande sarà quella di sconfiggere completamente il T.C.A.
Rimaniamo piacevolmente sorprese quando scopriamo che la fase finale di controllo dei tappi è affidata a squadre tutte femminili che testano tappo per tappo, attraverso speciali rulli. I tappi in sughero sono riciclabili al 100% ed è stato proprio Amorim che nel 2008 ha inaugurato in Portogallo la prima azienda mondiale per il riciclo dei tappi in sughero, consentendo al prodotto rilavorato altri utilizzi come per esempio l’ isolamento o la coibentazione.
Il grande tema della ecosostenibilità è sempre al centro delle attenzioni Amorim.

Prima di andare all’aeroporto, altra bella sorpresa: siamo ospiti nella storica villa della famiglia Amorim per un pranzo a buffet. Joana ci presenta Joaquim Fereira de Amorim, cheporto3-42 onore! Siamo di fronte alla quarta generazione nonché Vice Presidente del Gruppo Amorim, un settantenne vispo e loquace, che ci racconta la sua storia attraverso la rassegna di fotografie appese alle pareti. E’ stato lui l’ambasciatore dell’azienda, ha girato tutto il mondo e ha conosciuto i capi di Stato più importanti. Che bella persona! Con ognuna di noi una parola gentile. La tavola è imbandita per il gran finale del nostro tour portoghese: tante pietanze tipiche e naturalmente brindiamo con i vini di Quinta de Nova. Ciascuna di noi si fa fotografare con Joaquim e Joana e poi l’immancabile foto di gruppo finale.

Dobbiamo andare ora. Esultanti ed euforiche, salutiamo e ringraziamo per questa esperienza, unica non immaginabile prima. Serafino ci attende per l’ultima corsa verso l’aeroporto di Oporto. Saliamo in aereo, pronte al decollo, davvero felici per aver vissuto un’esperienza indimenticabile. Perciò voglio dedicare questo diario di viaggio alle mie amiche e, naturalmente, al paziente (con ben 16 donne) Giampaolo.
Vi voglio bene mie care Ddv del Fvg. (terza parte – fine: leggi la prima e la seconda parte)

Links:
LelloPrologo@mail.elepac.pt
grahams@grahams-port.com
quintanova@amorim.com
www.NIEPOORT-VINHOS.COM
www.aveleda.pt
www.amorimcork.com

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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