di Germana Grasso

formaggi2La città di Pompei è sempre una scoperta. Non solo perché lì si conserva una delle meraviglie del mondo che, dopo secoli, continua a raccontare la nostra storia, ciò che eravamo, ma perché a Pompei è evidente la stratificazione del tempo e delle mille sfaccettature di un popolo che il territorio più che viverlo, lo possiede. Nella centralissima via Roma, dove si erge imponente il Santuario della Madonna di Pompei, dove lo shopping si fonde con la devozione, tra storici venditori ambulanti di immaginette sacre che hanno fatto della religione marketing e folklore, si svolge (fino al 25 aprile) la quinta edizione della fiera agroalimentare “Sapori & Saperi”. Salumi, formaggi, pasta, mozzarella, vini (pochissimi), dolci sono i protagonisti. Ma io sono alla ricerca di novità, di qualcosa che stuzzichi la creatività, non solo il palato.
Inevitabilmente l’attenzione del pubblico è attirata dal suggestivo stand de La Fabbrica della Pasta, che da generazioni produce pasta a Gragnano, cittadina non molto distante da Pompei. Per l’occasione sono stati trasportati i macchinari storici di fine Ottocento. Un ragazzo, Luca, in panni d’epoca, dietro la supervisione di Ciro Moccia, che gestisce il pastificio con i fratelli, mi mostra il l’antico procedimento. Si ricavava l’impasto da acqua e farina nella madia, si inseriva un panetto nel torchio a vite insieme con la trafila in bronzo scelta e poi, olio di gomito, e voilà, gli spaghetti lentamente si adagiano nel piatto, prima di passare sugli essiccatoi. È il fascino della tradizione, su cui innovare. Infatti la Fabbrica della Pasta di Gragnano, in procinto di presentare la nuova linea senza glutine, ha creatoa Caccavella, “la pasta più grande del mondo”, un enorme conchiglione di pasta rigata ideale per incontrare il classico ragù napoletano.
Di fronte c’è lo stand della birra artigianale Maneba, prodotta a Striano, in provincia di Napoli. Acqua, malto, luppolo e lievito per le tre birre dai nomi suggestivi: L’oro di Napoli (birra chiara ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia, non pastorizzata e non filtrata), Vesuvia (birra rossa doppio malto, ad alta  fermentazione, rifermentata in bottiglia, non pastorizzata e non filtrata) e Clelia (birra bianca, ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia, non pastorizzata e non filtrata). Da appassionata di cinema, assaggio L’oro di Napoli, dal colore paglierino, beverina, dalla schiuma persistente. Nello Marciano, l’imprenditore di Maneba, confessa che, in occasione del suo matrimonio, produrrà una nuova birra, la Masaniello. Qual modo migliore per brindare alla nascita di una nuova famiglia!

 

Continuo il tour tra le delizie locali. L’impero del gusto, che produce carni, formaggi e salumi a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, si cimenta in produzioni “imperiali”. Soprattutto nella grandezza. Un provolone fresco da venticinque chili ed un salame lungo un metro e novanta occupano la scena, ma per chi non volesse osare tanto, ci sono graziosi provoloncini a forma di elefantino con grani di pepe per occhi, un cadeaux perfetto per gli amanti della tavola. La creatività non manca e Gennaro Villani si diverte ad aggiungere alla tradizione ed ecco il salame alle olive ed il salame alle nocciole, che rendono più accattivante il classico insaccato.
Restando in tema di tradizione, non potevano mancare i taralli, quelli classici, ‘nzogna e pepe (sugna e pepe), da consumare con una birra ghiacciata, durante le afose serate estive davanti al mare di Mergellina. Il forno di Renato Giovannini a San Lorenzello, in provincia di Benevento, è specializzato in taralli. Nove gusti in tutto. Dai più classici, al peperoncino o all’olio extravergine di oliva, fino a quelli ai funghi porcini, alla cipolla ed ai friarielli, la verdura locale a foglia, dal sapore leggermente amaro, apprezzata dai napoletani a tal punto da essere chiamati “mangiatori di foglie”.
Se si parla di pasticceria napoletana, è inevitabile pensare a pastiera, babà e sfogliatelle, recentemente anche il cioccolato ha conquistato una fetta di mercato. La cioccolateria Todisco di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, oltre ai classici cioccolatini, produce cioccolato e creme di cioccolato agli agrumi. E non teme di “scioccare” gli acquirenti, osando forme insolite. Come i cioccolatini che riproducono le posizioni erotiche raffigurate nei lupanari dell’antica Pompei, oggi custoditi nel Gabinetto Segreto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Tutto “made in Sud”, quindi. Per preservare le tipicità e far conoscere i prodotti meridionali, è stato creato Nato Brigante, un’associazione che collega le aziende produttrici al Sud e certifica la provenienza geografica dei loro prodotti con il marchio NB. Lo scopo è sensibilizzare il consumatore ad acquistare i prodotti della sua terra, direttamente dal produttore, abbattendo i costi ed i tempi di trasporto. «Finora hanno ottenuto la certificazione NB – spiega Ivan Famoso, vicepresidente di Nato Brigante – una decina di aziende produttrici di vino, olio, birra artigianale, conserve, agrumi e di servizi di informazione come la Gino Giammarino Editore». Oggetto di analisi di Nato Brigante non è la qualità, ma l’indicazione geografica dell’intera filiera di produzione. «Se un’azienda confeziona solo il prodotto al Sud – continua Famoso – non crea occupazione. Solo se il prodotto nasce al Sud a partire dalle materie prime si creano posti di lavoro. Le aziende meridionali mostrano scarsa tendenza a fare sistema  – conclude – invece, in periodo di crisi, bisogna fare gruppo e tentare di riequilibrare l’economia italiana, attualmente spostata verso il Nord».
www.cioccolatotodisco.it
www.natobrigante.com

www.birramaneba.it
www.lafabbricadellapastadigragnano.it  

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A proposito dell'autore

Germana Grasso

Giornalista professionista, sono convinta che la migliore qualità di questo mestiere sia la curiosità, un modo di essere che impregna i pensieri e scaccia la noia. Per curiosità mi sono accostata al mondo del vino e mi sono lasciata affascinare dalla scoperta delle nostre radici. Immagino ogni bottiglia di vino come un'opera, che il produttore lascia andare per il mondo a raccontare di sé. Ho voluto documentarmi per sentire cosa intende comunicare un vino, chi lo produce e la sua/nostra terra. Discendente da tre generazioni di pizzaioli napoletani, amante della buona cucina, ho eletto la comunicazione a stile di vita, passando dalla carta stampata, alla tv al web. L'incontro con Umberto e con Wining, il suo progetto nel cassetto, è stata l'ennesima occasione per confrontarmi con la curiosità e raccontare un mondo vitale, difficile, ma sempre ricco di umanità.

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