di Umberto Gambino
Scrivi “Parco Nazionale del Pollino” e leggi “paradiso naturale”. Con i suoi 200 mila ettari e 180 mila abitanti è il più esteso d’Italia, tra Basilicata e Calabria, nel cuore del profondo Sud. Era inverno profondo, ma il tour “Pollino People Experience” ci ha permesso di scaldarci il cuore, nonostante il freddo, entrando nell’anima di una realtà ambientale, enogastronomica, sociale e culturale davvero meritevole di essere conosciuta.

Civita, Mormanno, Campotenese, Saracena, i luoghi che ricorderò sempre e nei quali, presto,  mi piacerebbe tornare. Tanta tradizione, accoglienza generosa, a misura d’uomo, senza inutili sovrastrutture moderne, cultura enogastronomica nel vero senso della parola, fondata su usi e costumi che si perpetuano nel tempo. Come la comunità arbereshe, di origine albanese, diffusa da secoli, a macchia di leopardo in questi comuni.

I colori e le interpretazioni che si possono dare alla gente e alla terra del Pollino sono un universo multitasking, molto radicato però alle tradizioni che, da queste parti, hanno modo di sopravvivere e crescere, tramandosi di generazione in generazione.

E come non ricordare il buon Gianluca Colaci, titolare di un’apprezzata catena di bed & breakfast – il  cosiddetto “albergo diffuso” – pronto a soddisfare le più disparate esigenze degli ospiti di questi borghi.

Civita (l’antica Cifti) è il borgo arbereshe per eccellenza, con le sue case dalle sembianze di facce umane, con le sue strade di ciottoli che si arrampicano fino alla fine estrema della rupe che, poi, finisce in un belvedere che si affaccia sul vuoto: il canyon del ponte del diavolo, meta prediletta di appassionati del trekking e del rafting.

Vedi le montagne over 2000 metri del Pollino che maestose dominano sui boschi e sui centri abitati e – come in un flash – rivedi i borghi antichi come incollati miracolosamente sulle pareti rupestri. Panorami mozzafiato, chiesette, casette, uomini, donne, giovani e anziani innamorati di questa terra, al punto di non abbandonarla e, anzi, di volerla valorizzare e comunicare, tutti insieme, in un gioco di squadra davvero bello e ammirevole.

Ho apprezzato la cena conviviale a Civita organizzata, in stile “slow”, proprio come si faceva una volta, dalle donne del consorzio turistico Borghi del Pollino. Ho gustato, in particolare, la gustosa pasta fatta in casa: i maccheroni al ferretto.

Premio simpatia in cucina alla trattoria “Kamastra” (sempre a Civita) dell’avvocato Enzo Filardi e dello chef Francesco Algieri. I piatti tipici? Dromesat (cioè la pasta casereccia “battezzata” con i rami di origano). Come si fa? Si versa su una spianatoia la farina necessaria; si bagna in acqua un ramo di origano e si tocca la farina di granturco. Con la farina raccolta dall’origano si formano delle palline da strofinare sulle mani bagnate. L’operazione va avanti fin quando non si consuma la farina sulla spianatoia.
Crostini di drudeza: pane preparato con ciccioli di maiale e uvetta passa servito tostato con sardina e cipolla.

Peperone crusco, sono peperoni di Senise IGP dolci ed essiccati. L’aggettivo “crusco” significa croccante. Buonissimi! Da provare assolutamente.

Liquore al piretto, tipico agrume calabrese. Cioè un limoncello che non è limoncello: buono e leggero.

La seconda tappa gastronomica da incorniciare è quella vissuta all’agriturismo ristorante “Il Vecchio Fienile” di Mormanno, praticamente la porta del Parco del Pollino. Con i colleghi del tour, ho potuto gustare il tradizionale antipasto con il pastore: siero e ricotta scaldati al fuoco sulla “pitta” di Cerchiara, accompagnati da una deliziosa selezione di salumi e formaggi delle aziende del luogo. Tipico il formaggio del Pollino nel canestro di giunco lavorato a mano.

Non poteva mancare l’esibizione culinaria di quattro chef locali che hanno preparato e presentato i loro piatti.

Nell’ordine: Federico Valicenti (ristorante Luna Rossa di Terranova del Pollino) con la sua passata di verdure con salsiccia.

Gennaro di Pace (Osteria Porta del Vaglio di Saracena) con una lagana di farina carosella, aglio, olio, peperoncino e alici con passato di lenticchia di Mormanno e polvere di pancetta.

Peppe De Marco (dell’Osteria da Peppe di Rotonda) che ha preparato il tortino di patate e salsiccia pezzente su crema di formaggi lucani e peperone crusco di Senise.

Gaetano Alia (Locanda di Alia, a Castrovillari) con un semplice caciocavallo caldo con marmellata di peperoncino, e conclusione dolce grazie ad un’insalata di fichi con cioccolato bianco e noci. 

Un capitolo a parte merita la Società Agricola di Campotenese che unisce le attività del caseificio e quelle dell’originaria e omonima Cooperativa di allevatori e produttori. Trenta soci e dipendenti, il più giovane dei quali ha solo 19 anni. Un ricambio generazionale che sta avvenendo proprio in questi anni con i padri che stanno cedendo il testimone ai figli.

Quattrocento i bovini allevati (tutti di razza Frisona) per una produzione complessiva annua di latte di 60 quintali, più altri 40 acquistati all’esterno. Il fiore all’occhiello è il caseificio che sforna giornalmente ricotte fresche, caciotte, caciocavalli, pecorini di varia stagionatura. Per nutrire gli animali si ricorre solo ai prodotti naturali del parco sfruttando tutti i vantaggi di quella che il presidente della società Antonio Armentano definisce “una filiera molto corta”. Fatturato di 200 mila euro al mese. I prodotti sono distribuiti in tutta la Calabria e in parte della Basilicata. Ma, meriterebbero, secondo noi, di essere conosciuti e apprezzati anche nel resto d’Italia.

Link:

www.parcopollino.gov.it

www.borghidelpollino.it

www.kamastra.net

www.bebparcodelpollino.it

www.coopcampotenese.it

www.ilvecchiofienile.com

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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