di Umberto Gambino
01-20150220_160241Pollino People Experience: ovvero un piacevole tour fra le delizie enogastronomiche del Parco Nazionale del Pollino, oltre 192.000 ettari, il più grande d’Italia, fra Calabria e Basilicata. Un paradiso di tutto quanto un appassionato della natura possa desiderare. Eppure, in pieno febbraio, considerata la stagione fredda, la tendenza in prima battuta è di evitare la trasferta. A meno che non si sia patiti di trekking o sport invernali. Poi, però, la curiosità di poter visitare luoghi ameni e poco noti, prende il sopravvento. Per me, così è stato e non mi pento della scelta, anzi: dopo il primo “assaggio” di Pollino, ci tornerò senz’altro. Eccomi perciò a raccontarvi la mia “experience” che, per comodità di lettura, divido in tre parti: comincio a parlarvi dei vini assaggiati e delle cantine visitate.

I vini di Tenute Ferrocinto

E’ questa un’azienda vitivinicola di recente costituzione e grande ambizione: il braccio enologico del gruppo Campoverde (cooperativa di circa 400 produttori meridionali di frutta, vino e olio). Quartier generale di Ferrocinto è l’antico castello, costruito nel 1847 dal barone Girolamo Salituri, abbarbicato su una collina che domina la piana di Castrovillari, a 450 metri di altitudine. Qui siamo proprio di fronte al massiccio del Pollino, con le sue vette imponenti, oltre quota 2000.
Enologo è il marsalese Stefano Coppola, coadiuvato dalla giovane moglie e collega, Silveria Sammartano e dal consulente piemontese Marco Monchiero (l’esperto sparkling per i due ottimi02-20150220_161907 spumanti Metodo Classico della cantina). Produzione attuale: 800 mila bottiglie, ma l’obiettivo è raggiungere presto quota un milione. A guidarci nella visita sono la scrupolosa Silveria e il bravo agronomo, Luigi Di Minco.

Dal terrazzo del castello la vista sui vigneti sottostanti è davvero mozzafiato. Sono tutti impianti recenti, fra il 2002 e il 2004 su terreni argilloso- calcarei, ricchi di potassio, 50 ettati vitati (sui 130 ettari totali) con allevamento a controspalliera.
“Si è scelto fin da subito l’agricoltura biologica – spiega Silveria Sammartano – prediligendo un tipo di coltura migliorativa dei vigneti e la tecnica del sovescio di favino, un tipo particolare di leguminosa”. I vitigni autoctoni coltivati sono i rossi Magliocco dolce e Aglianico, e i bianchi Greco e  Montonico (conosciuto localmente come Mantonico). Ma non mancano Chardonnay e Cabernet Sauvignon. “La particolarità del territorio risiede nel microclima favorevole – continua Silveria – : qui i bianchi Greco e Montonico presentano aromaticità spiccata grazie alle forti escursioni termiche fra giorno e notte”. Nota statistica: Tenute Ferrocinto è stata la prima azienda ad usare per i suoi vini la Dop Terre Di Cosenza, con sottozona Pollino. 

Il Tasting

Dei cinque vini proposti in degustazione, l’impressione personale è che i due bianchi (entrambi annata 2014) abbiano ancora una marcia in più rispetto ai rossi (tre Magliocco). Fresco e sapidissimo il Timpa del Principe da uve autoctone Greco Bianco e Montonico (40 e 60 per cento le parti) che profuma di pesca, nocciola fresca, arancia e fiori bianchi. Accarezza la bocca e la lingua piacevolmente con un bel retrogusto lungo di mandorla dolce. Meglio di una spremuta delle buonissime arance di Calabria: un vino che piace e si fa piacere.  Certamente più aromatico il Montonico in purezza che sa di bergamotto, pesca, banana e noce di cocco. Fresco, ma non lungo come il Timpa: sembra meno pronto e meno immediato ma forse più caratteristico e più aderente al territorio. Due bei bianchi sui quali Ferrocinto punta parecchio.

La mini-verticale dei tre Magliocco è stata apprezzata più dai giornalisti stranieri presenti. Forse per loro era un vitigno dal gusto nuovo. Qualche perplessità, invece, da chi già lo conosce. Capitolo a parte per il “neonato” Magliocco 2013 che fa solo acciaio e sembra non ancora pronto con la sua bocca aspra e un tannino da assestare.
Più simili ma diversi, invece, il 2012 e il 2011, frutto di uve che provengono dallo stesso vigneto, raccolte nello stesso periodo ma con diversa maturazione in barrique.09-20150220_164923 Mi è piaciuto di più il Magliocco 2012, un rosso territoriale già bevibile con sentori di frutti rossi e rosa fresca. Lo mandi giù e senti che avvolge bene il palato grazie a tannini vibranti, ma chiude un po’ incerto, nonostante la freschezza evidente. Matura per sei mesi in barrique di rovere francese di secondo passaggio. Più scabroso al sorso il fratello maggiore Magliocco “24” annata 2011 con le sue note evidenti di frutti scuri, liquirizia, grafite, caffè. Evidenti i tannini ancora ruvidi e non ancora levigati. Matura per 24 mesi in barrique francesi. Ci aspettavamo di più!  
In definitiva (parere personale) meglio i bianchi rispetto ai rossi degustati. E la mini verticale di Magliocco dolce (un vitigno autoctono sul quale c’è ancora molto da lavorare) non soddisfa pienamente anche se la strada intrapresa dall’azienda sembra quella giusta. Bisogna solo pazientare e i risultati arriveranno.

Il Moscato Passito di Saracena

Nella stessa serata ci trasferiamo verso il piccolo paese di Saracena, divenuto famoso per il suo Moscato passito di Saracena. Ne avevamo già parlato su Wining e questa è l’occasione per approfondire e fare il punto della situazione a distanza di un paio di anni.
Il Moscato Passito di Saracena si ottiene con la vinificazione separata dei diversi tipi di uve che ne costituiscono l’essenza: il Moscatello di Saracena (un tipo di Moscato coltivato solo da queste parti, simile geneticamente alla Malvasia delle Lipari), la Malvasia e la Guarnaccia. Qualche produttore aggiunge un altro vitigno, l’Odoacra (o Adduroca in dialetto del posto)

Questa la tecnica. Il mosto ottenuto vinificando le uve Malvasia e Guarnaccia viene concentrato attraverso bollitura per aumentare il grado zuccherino. La quantità del mosto si riduce fino al 60-65% del totale. L’aroma particolare del vino ottenuto alla fine proviene dalle uve Moscatello, raccolte e fatte appassire alcune settimane prima della vendemmia. Gli acini del Moscatello disidratati sono selezionati, uno per uno, schiacciati con le mani (si eliminano i vinaccioli) e  aggiunti al mosto concentrato delle altre due uve, che prima è stato raffreddato. Ha inizio così una lunga e lenta fermentazione in acciaio innescata dai lieviti autoctoni dell’uva appassita e una macerazione dell’uva di Moscatello per 6-7 mesi.
Si ottiene così un autentico nettare degli dei tanto che Slow Food ne ha decretato l’etichetta di Presidio. Luigi Viola è il presidente dell’Associazione dei produttori (sei aziende in tutto, alla serata erano assenti i vini di Elisabetta Ferrara), piccoli artigiani della vigna e della cantina.

Tasting

33-20150220_191915Diana 2013 – Moscato al Governo di Saracena
Al naso sprigiona aroma di lieviti. Alla beva è caldo, dolce, iodato, con un lieve amarognolo finale. Fa un passaggio in legno, poi affina in acciaio. Misurato.

Viola 2010 – Moscato al Governo di Saracena
Vinificazione in acciaio. Note di ananas, frutta candita, fichi secchi e fumé. Bocca spettacolare, fresca, equilibrata. Un vino dolce con garbo e stile. Il migliore del lotto.

Pandolfi 2011 – Moscato di Saracena
Matura per otto mesi in barrique. Aromi spiccati di caramella d’orzo, lieviti e fumé. Un nettare davvero dolce, pieno e zuccherino. Stile “aggressive”.

Gallicchio 2008 – Moscato di Saracena
Timido al naso, poi lievi pennellate di uva passa e pesca gialla. Fresco, dolce e di media persistenza. Rimane contenuto al gusto e non deborda.

Feudo dei Sanseverino 2008 Moscato passito al Governo di Saracena
Tenui sentori di lievito, cioccolato kentuky, noce di cocco, fichi secchi e datteri. Sorso raffinato, deciso, con bel retrogusto di tabacco. In definitiva sembra un finto dolce. Di ottimo livello. Sul podio.

E’ stata una bella giornata davvero, alla scoperta dei “vitigni autoctoni del cuore” calabresi! Un grazie di cuore, non formale, all’amico Giovanni Gagliardi (alias “Vinocalabrese.it”) e a Vicenzo Alvaro, collega giornalista e infaticabile motore e coordinatore delle nostra scorribanda per il Pollino e le sue contrade.

Links:
www.tenuteferrocinto.it
www.cantineviola.it
www.feudodeisanseverino.it
www.aziendaagricoladiana.it
www.cantinegallicchio.it
agripandolfi@live.it
www.vinocalabrese.it
www.parcopollino.gov.it