di Michela Pierallini
pitti2-14 Non so se 50 minuti di coda per convertire il solito biglietto invito siano ‘meglio’ di ieri pomeriggio ma il guardaroba alle 10 di  domenica mattina è già pieno e mi chiedo se abbiano montato al contrario un armadio delle bambole. Per avere anche la ciliegina sulla torta, i sacchetti porta bicchieri sono finiti, come la mia tolleranza. Borsa, telefono, macchina fotografica, penna e moleskine, giacchetto e ora anche il bicchiere in mano. Tornare in patria e trovare questa disorganizzazione mi innervosisce terribilmente.
“Ogni medaglia ha il suo rovescio”: questa volta il proverbio si addice. La sosta obbligata in coda si è trasformata in salotto e vuoi per cortesia, vuoi per simpatia ho fatto amicizia e anche una piacevole conversazione. Marco Innocenti è medico agopuntore perciò spaziamo tra infiltrazioni di zucchero e trattamenti reiki fino al vino e alla pasta. A questo punto entrano in gioco anche due allegri ragazzi di Roma, titolari di un negozio di specialità gastronomiche, Alimentari Conte, che mi suggeriscono un prosciutto cotto assolutamente da provare e li ringrazio perché il prosciutto di Capitelli è davvero una bontà.
Marco mi incuriosisce con strane erbe olandesi che vado subito ad assaggiare. Qui almeno sono sicura di non avere effetti collaterali. Quando ero bambina e girovagavo per campi e boschi intorno casa, annusavo tutto quello che era a portata di naso e poi lo mettevo in bocca per masticarlo. Fiori, foglie, corteccia, anche i sassi ho ciucciato! D’altronde se non li avessi testati personalmente, come avrei potuto conoscerne il sapore? Per fortuna non mi sono mai intossicata.


Le erbe di Koppert Cress sono colorate e saporite, usate in gastronomia per dare ai piatti colore e un pizzico di sapore sorprendente. Erbe dolci come lo zucchero d’uva, salate come l’acqua di mare, germogli aspri  come il limone e foglie al gusto di nocciola. Poi metto in bocca una porzione microscopica di un fiorellino giallo africano e resto senza paragoni! All’inizio non sento niente, poi un leggero pizzicorino che diventa freschezza, quasi eucaliptolo ma piccante come il peperoncino, e infine lo stesso effetto glaciale che dà un bicchiere d’acqua bevuto con una caramella alla menta in bocca. Un fiore che esplode in bocca. Una sensazione così nuova che l’ho ripetuta almeno tre volte per essere sicura di ricordarla. Riconosco fra le molte erbe anche una pianta carnivora, piuttosto grande. Non è commestibile e viene usata come contenitore per bibite da bere con la cannuccia. Si può lavare addirittura in lavastoviglie!
Come un’ombra seguo Marco e mi trovo davanti alla storica fattoria Il Palagiaccio, nel Mugello. Latte, yogurt, formaggi freschi, stagionati, erborinati, ce n’è per tutti. Prima mi delizio con la cremosità dello yogurt, poi appago il palato con un formaggio stagionato e infine mi perdo nell’intensità dell’erborinato. Tutto questo per dire che non ho preso appunti perché leccarsi le dita e scrivere non sono attività che viaggiano a braccetto. E visto che anche l’occhio vuole la sua parte mi faccio fotografare con quel bel ragazzo del titolare, che un po’ di bellezza non fa male.
Non ho ancora bevuto niente quindi entro nel girone delle birre. Mi attirano le etichette di Birra del Borgo, colorate, molto diverse una dall’altra per forme e colori. Ne assaggio sei, guidata nella degustazione dalla ragazza gentile che è dietro al banco. Apro la moleskine e scrivo due parole per ognuna, le riporto qui.
Duchessa con farro: piacevolissima, fresca, fruttata, dissetante, ottima per questo momento e anche per altri.
Emkir: femminile, mi ricorda fiori bianchi e profumati, gigli e mughetti. Non è nel mio stile.
Reale: ambrata e luppolata. Senza dubbio è la mia preferita. La descrivo con due immagini, Cleopatra e Mantide Religiosa.
My Antonia: profumi intensi e luppolo ma dopo la Reale non la sento molto aggressiva. Giusta per chi ama equilibro e sicurezza.
Old Antonia: passata in legno, dolce. Un rossetto sbavato, eccessivamente dolce perché possa entrare nelle mie grazie.
Perle ai porci: è una frase che uso spesso e già mi sta simpatica. E’ una stout a cui vengono aggiunte in bollitura ostriche fresche con il guscio e Telline. Profumi intensi e note tostate al naso, sapida e piena in bocca. Colore nero. Il nero snellisce e sta con tutto. Mi piace!
Per chiudere in bellezza mi fermo allo stand del Consorzio Bardolino DOC dalla dolcissima Lea e da Paola Giagulli, addetta stampa del consorzio. Due chiacchiere, una foto e un calice di spumante della Cantina Castelnuovo del Garda sono un perfetto mix per rinfrescarsi e rigenerarsi dopo i chilometri percorsi in un ambiente tanto affollato.
Anche stasera ho rimediato un invito a cena ma non ve lo racconto ora perché vale la pena scriverci un nuovo reportage.
(fine secondo reportage, segue – per leggere l’articolo precedente clicca qui


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http://capitelli.cibosano.pro
www.koppertcress.com
www.palagiaccio.com/it
www.birradelborgo.it
www.ilbardolino.com/