di Michela Pierallini

Nel Devoto-Oli, il mio dizionario di sempre, “pignolo” significa pedante, meticoloso o diffidente nei confronti degli altri. La prima volta che l’ho bevuto, qualche anno fa, mi aspettavo un vino con queste peculiarità invece il nome viene dalla forma del grappolo, piccolo e serrato quasi come una pigna, “impignato riporta il libro Vitigni d’Italia scritto da Antonio Calò, Attilio Scienza e Angelo Costacurta“e i migliori risultati si ottengono in terreni argillosi-calcarei e in annate piuttosto calde. Il vino prodotto è di colore rosso rubino chiaro, di buona gradazione alcolica e fresco di acidità. Gusto pieno e delicato, armonico, tipicamente profumato” Così va già meglio, è più invitante.

pigno-7 La porta della sala Vallaresso è chiusa, c’è un piccolo ritardo nei preparativi e ne approfitto per infastidire un fotografo, che poi scopro essere un grafico, per farmi riprendere con Angelo Peretti, direttore di InternetGourmet. E’ stato piacevole conversare con entrambi durante l’attesa e spaziare dal vino, ai cambiamenti della vita fino ad arrivare ai pianeti e alle stelle. Le foto di Cristiano Pinzan sono davvero belle. (ho fatto anche la rima!) Mi avvicino alla porta perché c’è molta gente e anche se i posti sono riservati, non voglio perdermi quello in prima fila. Si sa, più indietro siedi e meno senti quello che i produttori dicono. Esattamente come a scuola. Non è che con l’età la voglia di borbottare in sottofondo passi, anzi.
Il vino è già versato nei calici, in tutto 6 diverse espressioni di Pignolo, ognuno riflesso del proprio artefice. Aurora Endrici conduce la degustazione. E chi potrebbe farlo meglio di lei? Ha lavorato dietro le quinte di questo evento, ha ideato i temi, contattato i relatori e si è presa cura della realizzazione di “Gradito l’Abito Rosso” nel suo insieme. Iniziamo con un po’ di storia. Ci sono documenti del 1300 che confermano l’esistenza del Pignolo, nel 1930 era definito vino di lusso, poi si sono perse le tracce fino a quando, negli anni ’80 Walter Filipputi ha dato inizio al recupero ripropagando due viti trovate lungo un muro. La zona di coltivazione è quella vicina all’Abbazia di Rosazzo. Francesco Conchione, PR dell’azienda Rodaro ci fa un panorama dei vigneti. “Su 50 ettari, 7000 metri quadri sono dedicati al Pignolo. Per noi è una sfida”. Il Pignolo Romain COF DOC 2007che beviamo oggi non è ancora in bottiglia.

Aurora, che conosce il produttore Paolo Rodaro, testimonia quanto si ritrovi la sua personalità nel vino: “Conosco Paolo e mi aspetto questo slancio tannico, quasi come un cazzotto”. Flavio Cabas, enologo dell’azienda Petrucco, ripete il concetto di sfida presentando il Pignolo Ronco del Balbo COF DOC 2006. “Abbiamo meditato a lungo prima di piantare questo vitigno autoctono, sebbene stiamo parlando di un ettaro di superficie. Il Merlot è un po’ più facile, il Pignolo è una ricerca continua di equilibri. Nel 2006 abbiamo prodotto 1350 bottiglie, nel 2011 siamo arrivati a 3000. Ogni anno poniamo molta attenzione alla maturazione dell’acino e del vinacciolo”. Alessandra Felluga, proprietaria del Castello di Buttrio, conduce l’azienda acquistata dal padre nel 1994. “Oggi mi rendo conto di cosa volesse dire mio padre 20 anni fa. Vivendo la realtà vitivinicola riesco a capirlo, non è tutto facile. Il Pignolo è poca cosa rispetto all’intera produzione” . Il Pignolo Delle Venezie IGT 2006, in attesa della DOC, è armonioso, ha un’acidità spiccata e il tannino è elegante, trovo che esprima la classe che la stessa produttrice ha. Elsa Ermacora dell’azienda omonima ci racconta che il vigneto è nato nel 1994 e le prime uve sono state raccolte nel 1997. Il Pignolo è una produzione molto contenuta di circa 3000 bottiglie su un totale di 175 mila. “Per noi – spiega – il mercato europeo è al primo posto. L’estero è attento al vitigno autoctono, c’è maggior rispetto e richiesta”. Il Pignolo COF DOC 2005 mostra un tannino vigoroso, si sente tutta la mascolinità di questo vitigno. “Sebbene sia un 2005 dice Aurora, “lo penso invecchiato”. Michele Moschioni mi fa morire dal ridere, simpatico e schietto proprio come il suo Pignolo COF DOC2003 in degustazione “Anch’io cambio nel tempo, come il vino. Negli anni ‘80 ho eliminato tute le uve a bacca bianca per portare avanti gli autoctoni friulani. Sono la pecora nera del Friuli perché invece di produrre bianchi mi dedico ai rossi! Il Pignolo è stato allevato dal nonno, ci sono 260 ceppi del 1946. Lo ritengo il più importante dei rossi che abbiamo. Nell’85 assaggiavo vini di grande potenza ma molto aggressivi. Quando ho incontrato Romano Dal Forno abbiamo cercato di rendere il vino più gentile”. Il segreto del successo sta sempre nel cambiamento, secondo me, e se non siamo bravi a cambiare noi per primi, dobbiamo almeno essere pronti ad accettare il movimento intorno a noi. La nostra vita è un fluire di cambiamenti e se sappiamo coglierli, e accoglierli, viviamo certamente meglio. Si lascia spazio a Michele, sentirlo parlare è veramente piacevole e anche divertente: “Ho 3 ettari di Pignolo sui 14 totali e non ne farò di più, ad un certo punto mi fermo. La terra è molto importante, molto minerale. La ponca tende a sbriciolarsi con l’acqua e il sole e permette di avere vini con questa bella struttura.  La zona è ottima e ha la giusta esposizione. Conosco bene il Pignolo e ci vado d’accordo”  Io invece non lo conosco bene questo vino ma la sua forza tannica, questa sottile ruvidità e delicata spigolosità la trovo familiare, accogliente, siamo fatti per stare insieme! Francesco Spitalieri è l’enologo dell’azienda Conti d’Attimis Maniago. “Come tecnico io il Pignolo non lo volevo” confessa “nel ’99 è entrato in produzione e il 2003 è stata la prima annata. Come immaginavo è venuto fuori un vino tannico, chiaro, senza colore, a fine novembre era proprio un vinello da poco. Di autoctoni ne produciamo altri quindi, nel caso del Pignolo, o rinunciavamo oppure dovevamo impegnarci e imparare a fare meglio. Dopo aver visto l’Amarone, e l’appassimento del Raboso da Giorgio Cecchetto abbiamo iniziato ad appassire le uve. Ho sempre considerato il Pignolo un’uva molto ricca e l’errore è stato voler tirare fuori troppo. Troppo, tutto insieme, è eccessivo! Ora siamo contenti” E condivido la contentezza. Oggi ho incontrato il Pignolo, quello vero, con le sue caratteristiche e peculiarità, il suo carattere forte e la sua tempra. Nel bicchiere c’è l’essenza di ogni produttore, questa è l’unica vera differenza tra i vini che sto bevendo. A parità di doti innate del vitigno, l’uno si distingue dall’altro per l’interiorità di chi lo ha prodotto.
terza parte – fine – Qui puoi leggere gli altri due servizi dell’evento “Gradito l’abito rosso”:
http://www.wining.it/it/tastings/342-freschi-vibranti-rossi-e-sloveni-in-bella-mostr.html
http://www.wining.it/it/tastings/344-quei-bei-qragazziq-dei-rossi-friulani.html
Links:
www.rodaropaolo.it
www.castellodibuttrio.it
www.vinipetrucco.it
www.ermacora.it
www.contedattimismaniago.it
www.michelemoschioni.it
www.rabosopiave.com 

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

Post correlati