di Manuela Chiarolanza

Paolo De Cristofaro, illustra le caratteristiche del Piedirosso

La settimana dedicata alla rassegna dei vini campani, Campania Stories, ormai famosissima perché ospita stampa nazionale e internazionale, operatori e appassionati del settore, ha visto quest’anno un approfondimento pomeridiano sul Piedirosso.

Il Piedirosso è sempre stato considerato un brutto anatroccolo in quanto varietà minore nata e cresciuta all’ombra del Re dei vitigni rossi campani: l’Aglianico. Il vino prodotto è sempre stato impiegato come taglio, essendo lievemente tannico e pertanto in grado di ammorbidire e alleggerire vini di stampo più aggressivo e con corpo e struttura maggiori. Vitigno difficile da gestire sia in vigna che in cantina, poco prolifico, che richiede potature lunghe perché le gemme basali non sono produttive, con difficoltà di invaiatura e maturazione disomogenea e leggera tendenza alla claustrofobia, in quanto in fase di vinificazione ha bisogno di tanto ossigeno.  Insomma, sembrerebbe una gran brutta bestia.
È per contro una pianta forte, molto resistente all’oidio e alla botrytis, e ancora oggi nella zona costiera vulcanica della Campania (Campi Flegrei e Vesuvio) è possibile trovarlo coltivato a piede franco, grazie ai terreni sciolti e tendenzialmente sabbiosi che non hanno permesso alla fillossera di attecchire.

Negli ultimi tempi però qualcosa è cambiato. Il Piedirosso è passato dall’essere un vino difficile, con odori non particolarmente accattivanti e sentori di riduzione (in passato troppo spesso spacciati per tipicità) a vino moderno, popolare, snello e di pronta e fresca beva. Il colore leggermente scarico, i delicati sentori di geranio, fiori rossi e frutta polposa, l’alcol contenuto e la spiccata freschezza ne hanno permesso il perfetto adattamento alla cucina di mare partenopea. Più in generale, complice l’alleggerimento e la semplificazione della cucina italiana, è addirittura diventato un modello da seguire, grazie allo stile ben preciso, a volte in stile pinot nero: la lavorazione per sottrazione e non per aggiunta, la ricerca di semplicità e schiettezza. Seguendo questo modello, anche altre zone della regione stanno azzardando una produzione in purezza: è il caso del Sannio e presto dell’Irpinia, che hanno evidentemente necessità di proporre al pubblico un vino che sia più immediato delle tante declinazioni di Aglianico presenti nell’area interna della regione.

Tra i 10 vini in degustazione, 5 sono stati i vini che, per me, hanno meglio rappresentato l’idea e il concetto di Piedirosso. Riporto le note di degustazione qui sotto.

  • La Sibilla Campi Flegrei Piedirosso 2015

Macerazione sulle bucce per 13 giorni e poi tre mesi sur lie, reintegro di vinaccioli tostati in seguito a délestage, 3 mesi in acciaio, poi in bottiglia. Note erbacee e di macchia mediterranea che rivelano la giovinezza di questo vino accompagnano una frutta molto matura come marasca e prugna. Al gusto nonostante la spiccata freschezza, è rotondo e morbido (complice l’annata straordinariamente calda), elegante e persistente, succoso.

  • Agnanum Campi Flegrei Piedirosso 2014

Fermentato in acciaio alla temperatura di 25°C , con macerazione di 10/15 giorni e affinamento in acciaio per 6/8 mesi. Sentori di ciliegie e erbe mediterranee, note salmastre ed affumicate ma integrate a odori dolci di liquirizia, di buccia d’arancia, con un lievissimo accenno a spezie pepate. Al gusto è sottile, leggiadro, schietto. La spiccata acidità prepara e invoglia la bocca a un altro sorso.

  • Astroni Campi Flegrei Piedirosso Colle Rotondella 2014

Macerazione con délestage, fermentato in acciaio a una temperature di 22-26°C per due settimane, poi quattro mesi in acciaio sui lieviti e 3 mesi in bottiglia. Al naso note di geranio, frutta rossa piccola e prugne, minerale. Buona la tannicità, ottima la freschezza. Fine ed elegante.

  • Contrada Salandra Campi Flegrei Piedirosso Pro-Polis 2011

Macerazione e affinamento sulle fecce per tre mesi, poi acciaio e bottiglia. Vino senza dubbio più evoluto e complesso, al naso ciliegie, erbe mediterranee, scorze d’arancia candite, sentori di affumicato, terra e zolfo. Al gusto l’alcol è perfettamente integrato con l’acidità e la spiccata sapidità; una nota leggermente amara (ma non fastidiosa) chiama il sorso successivo.

  • Sorrentino Vesuvio Lacryma Christi Rosso Vigna Lapillo 2014.

In questo quinto vino, che Wining consiglia, il Piedirosso è presente all’80%, con saldo di Aglianico, come da disciplinare. Macerazione e fermentazione a temperatura controllata per 25 giorni, affinamento in acciaio e tonneax per 10 mesi. Il legno grande in questo vino è modulato benissimo, per niente invasivo. Sentori fruttati di confettura, prugna e ciliegia su tutti, accenno di spezie (pepe e liquirizia) e note balsamiche che rendono il vino complesso ed evoluto, ma non pesante. Al gusto gradevole ed elegante, tannini ben risolti e molto persistente.

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