di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
“A noi piacciono tanto i terreni pietrosi e scoscesi e ne andiamo a caccia”.
Convinta, Teresa Bruno lo racconta mostrando le sue vigne ad Altavilla Irpina dove si nota la presenza di sassi candidi che biancheggiano battuti dai raggi del sole. Insieme a suo fratello Roberto, con il quale c’è una piena complicità, si sono specializzati nella produzione del Greco di Tufo. Le vigne sono frazionate tra Altavilla, Chianche e Tufo, sei ettari in totale nel cuore del territorio della DOCG, dove effettivamente le pendenze sono notevoli e la pietra bianca calcarea è una presenza costante.
La storia di Petilia è singolare e incoraggiante per il futuro dell’Irpinia, territorio particolarmente vocato per la produzione di grandi vini, sia bianchi che rossi. Poetilia, piccola nuova patria, è il nome greco attribuito in antichità a questa zona, da sempre rinomata per i suoi vini. Un amore profondo per la propria terra ha spinto Teresa e suo fratello Bruno a compiere un atto di coraggio con l’intento di garantire continuità ai vigneti di proprietà, riuscendo finalmente a produrre in proprio quei vini che già da un po’ avevano in mente.

Vigna Quattro Venti

Così, approfittando dell’assenza del padre, Vito Bruno, in vacanza estiva, hanno velocemente trasformato il garage di casa in una cantina, con la piena complicità di mamma Carmelina che invece ben comprendeva il loro desiderio, avendo sempre lavorato la terra con grande passione. Sono diventati in breve tempo una delle massime espressioni della produzione di Greco di Tufo e ogni soldo entrato in azienda è servito ad ingrandirsi, sia per l’acquisto di altre vigne che per le attrezzature necessarie ad ottenere vini di altissima qualità.
La prima annata in commercio è stata la 1999 e oggi gli ettari di proprietà sono circa trenta, in conversione biologica. Lo scorso anno la famiglia Bruno ha rilevato dodici ettari dei quali sette a Santa Paolina, cru rinomato per il Greco di Tufo, cinque a Torre le Nocelle per il Taurasi, quattro a Terranova, nel Beneventano, per la Falanghina. Tanti numeri in sequenza un po’ sminuiscono il progetto di Teresa e Bruno che invece corre come un treno sui binari della passione e del senso di condivisione. L’azienda è ben organizzata con una grande sala degustazione per l’ospitalità.

In assaggio il Greco di Tufo 2017 dichiara tutta l’esuberanza di questo bianco che amo particolarmente. Si delinea in apertura sui toni fruttati di pera e susina bianca, agrumato, sa di pietra bagnata, è dinamico, raggiante e va ancora atteso perché possa raccontarsi al meglio.

C’è poi il Greco della selezione, Quattro Venti 2015, le cui uve vengono dalla vigna Chianchetelle, sul cucuzzolo della collina di Chianche, a circa 400 metri di altitudine. Il nome del vino deriva dal fatto che la zona sia molto ventosa e che separi quattro comuni: Chianche, Altavilla Irpina, Ceppaloni e Arpaise. La forte pendenza e il suolo pietroso fanno produrre poco la vite che regala grappoli concentrati, rendendo questo Greco di Tufo particolarmente espressivo. Viene vinificato solo nelle annate migliori. Dorato e solare già nel colore, rapisce subito l’attenzione per il suo temperamento da numero uno. Appassionato, conduce un gioco a rincorrersi tra sentori dolci, freschi e minerali che vanno dalla pesca gialla, alla ginestra, poi zafferano e grafite. Il sorso è elegante, profondo, ritmato e avvolgente, morbido, fresco e lungamente salino.

Vigna Altavilla

Anche il Fiano di Avellino APE 2016 appartiene alla gamma selezione, interessantissimo nella interpretazione di Roberto. Le uve sono del vigneto a Candida (il paese che prende il nome proprio dalla pietra bianca che lo caratterizza) e vengono vinificate a contatto con le bucce. Anche questo è un assaggio molto coinvolgente: al naso spazia dal chinotto, alla cenere, poi i fiori di lavanda mentre il sorso mostra la sua trama fitta, scorrevole sulla spinta della freschezza ben integrata, non graffiante

Il Fiano di Avellino base, nel millesimo 2017 si fa apprezzare a sua volta peri profumi raffinati, la precisione e l’energia. Non poteva mancare l’altro grande bianco campano, la Falanghina Irpinia Hirpos 2015, dalle vigne di Altavilla dominate dal massiccio montuoso del 

Teresa Bruno e la sua cagnetta fidata; Adelaide

Partenio. Anche in questo caso l’eleganza fa da filo conduttore: delicato nei profumi fruttati di pesca, piccoli fiori bianchi di campo e salvia, si fa bere con curiosità, sinuoso e vivace offre ampie possibilità di abbinamento con il cibo.

Il temperamento solare di Teresa ha fatto trasparire anche una certa generosità sulla quale ha scelto di investire, convinta che prima o poi quello che ha dato ritornerà in qualche misura.

L’Azienda Agricola Petilia è in contrada Pincera, ad Altavilla Irpina (AV)

teresa.petilia@gmail.com