di Manuela Chiarolanza
Gli appassionati di vini irpini e in particolar modo di Taurasi già lo sanno: Cantina Perillo rappresenta un piccolo gioiellino, una rarità, un isolotto in quell’arcipelago che rappresenta le piccole, piccolissime aziende ormai significative e portavoce di un territorio intero.
Mercoledì 6 aprile, all’enoteca Treqquarti di Somma Vesuviana,  invece di venire a parlare del suo Taurasi, Michele Perillo si è presentato con la sua Coda di Volpe. Produzione minima, circa 1300-1500 bottiglie l’anno, prodotte da uva coltivata in un piccolo fazzoletto di terra di neanche 2000 metri quadrati. Una vera e propria sfida.
La Coda di volpe è sempre stato un vitigno autoctono bianco un po’ bistrattato e sottovalutato, troppo all’ombra dei più grandi Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Nonostante un po’ tutti la coltivassero, l’uva era pensata per l’uso proprio o per i tagli, spesso anche per i tagli dei vini rossi, in quanto era in grado di attenuare quei tannini dell’Aglianico sempre troppo irruenti e conferire maggiore morbidezza a un vino solitamente acido, sapido e snello ma ruvido e spigoloso.

Michele, insieme al giovanissimo figlio Felice, rigoroso ma al tempo stesso semplice sia in vigna che in cantina, inizia a vinificare la Coda di volpe in purezza nel 2006, pur non essendo pronto né in grado a livello tecnologico di vinificare un bianco. Lo tratta quindi come un rosso: fa fare una piccola macerazione sulle bucce (circa 12 ore) e lo fa fermentare in torchio di legno (quello originale del bisnonno). La temperatura dell’affinamento nei serbatoi d’acciaio è controllata dall’acqua di fonte. Esce quindi dopo tre anni dalla vendemmia e ciò ci ricorda quanto Michele sia rispettoso dell’uva e dei suoi tempi: i tempi di maturazione, visto che la vendemmia non è mai prima della metà di novembre; i tempi di assestamento e affinamento, di cui siamo tutti consapevoli, visto che il suo Taurasi in commercio oggi è l’annata 2006.

Michele è un uomo schietto, orgoglioso del suo lavoro, ma di pochissime parole,  a un certo punto preferisce che a parlare siano i vini e allora spazio ai bicchieri e alla degustazione, magistralmente condotta da Marina Alaimo. Ecco i vini assaggiati con poche note per ognuno di loro.code (1024x768) (2)

Cantina Perillo Coda di Volpe 2009 – L’elegante
Colore luminoso e molto vivace (a indicare l’uva sanissima arrivata in cantina durante la vendemmia), molto consistente e con un naso complesso e intrigante: frutta gialla delicata, agrumi, anice stellato, camomilla, miele. Il vino è sottile, per niente opulento, con un’acidità che annulla quasi completamente i 13,5° di alcool e un equilibrio ancora intatto nonostante l’età. Senza dubbio, un vino emozionante.

Cantina Perillo Coda di Volpe 2010 – L’evoluto
Qui il colore va nel dorato, la frutta è più matura (pesca gialla su tutto), i fiori sono gialli e un po’ appassiti e al naso è tutto più amplificato. Le note evolute, un po’ eteree, e le spezie dolci lo rendono molto diverso dall’assaggio precedente. Al gusto è più ricco e rotondo e l’alcol si sente di più, nonostante la stessa gradazione alcolica della 2009. L’annata piovosa si fa sentire, così come la ricerca di una maturazione un po’ più avanzata dell’uva.

Cantina Perillo Coda di Volpe 2011 – L’esuberante
Il colore qui ritorna a un giallo paglierino carico, tendente al dorato, ma sempre vivacissimo. Al naso aromi più particolari caratterizzano questa annata:  agrumi, minerali (grafite), nuance fumé, erbe mediterranee, pepe bianco.  È senza dubbio il più pimpante di tutti, quello che ti spiazza, quello che ogni volta che metti il naso nel bicchiere ti tira fuori qualcosa di nuovo.

Cantina Perillo Coda di Volpe 2012 – Il potente
L’annata in corso, colore giallo paglierino carino e un naso giovane, dolcissimo, con note erbacee, tanti fiori bianchi e gialli, un po’ di muschio, latte di mandorla. Al gusto i 14° di alcol non si sentono, complice l’elevata acidità. Il vino è fresco e piacevole, ma molto deciso, a tratti un po’ irruento. Ogni sorso è un terremoto.

involtino baccala (1024x768) (2)Dopo questa prima parentesi di bianchi, ci fermiamo un attimo per mangiare qualcosa: una buonissima e leggerissima zucchina tonda, ripiena di burrata e pomodoro San Marzano secco e un involtino di pasta brick con baccalà e verdurine hanno sposato perfettamente le varie code di volpe, mentre un tagliere di salumi e formaggi, prelibati e ricercati, introduceva all’assaggio del Taurasi previsto dalla serata.

Ripartono quindi altre due chiacchiere sul rosso. Le vigne di Aglianico di Michele sono molto vecchie, oltre i 100 anni, e il vitigno è coltivato a raggiera, a circa un metro e 70 centimetri da terra. La scelta del clone da coltivare, l’Aglianico coda di cavallo, che dà un grappolo spargolo con acini molto piccoli e che restano sempre un po’ verdi, spiega la necessità della raccolta ritardata (in alcune annate è arrivato anche alla prima settimana di dicembre) e dei lunghi affinamenti per domare i tannini. Per Michele, la sua annata più pronta è senza dubbio la 2003!

Cantina Perillo Taurasi DOCG  Riserva 2006 – La finezza
Colore di un rosso granato, vivo, intenso. Al naso tanta frutta matura ma croccante, neanche lontanamente si avvertono sentori di marmellata né tanto meno di frutta sotto spirito. Un po’ di violetta, note saline, liquirizia, erbe mediterranee e spezie dolci rendono il bouquet estremamente elegante e complesso, quasi inebriante. Al sorso si esprime subito con un gran carattere, i tannini sono molto presenti ma equilibrati, non verdi, il vino è quasi salato ma è snello, non stanca.

degustazione (768x1024) (2)A fine serata, Massimo Petrone, proprietario dell’enoteca Treqquarti, ci regala altre tre chicche, Coda di Volpe 2008 e 2007 e Taurasi 2007, di cui magari parleremo un’altra volta.

Torniamo a casa con un paio di certezze: la prima è che Michele Perillo, oltre che l’Aglianico lavora in maniera perfetta anche la Coda di Volpe, la seconda è che urge assolutamente fare incetta delle sue bottiglie per lasciarle in cantina (aspettando i loro tempi) o per berle subito (visto che la tentazione di aprirle è grande). A ognuno la sua scelta.