di Umberto Gambino
lauciani-08Alzi la mano chi non ha visto l’imitazione del sommelier nella trasmissione Colorado Cafè! Molto pochi direi. Tanti di noi hanno sorriso, osservando le peripezie del comico che roteava il calice colmo di vino per metà. E che dire del suo esame sensoriale, altamente improbabile ed esilarante? Beh, il sommelier preso di mira, con una certa irriverenza, ma anche con dosata ironia, era Paolo Lauciani, docente Ais a Roma, insegnante in un Liceo Classico romano, profondo conoscitore dei vini di ogni parte d’Italia e del mondo, specializzato in liquori, distillati, sigari ma… soprattutto… (lo scrivo con riconoscenza ed ammirazione), Paolo è stato uno dei miei più apprezzati e simpatici insegnanti del corso Ais e del successivo Master. Per il grande pubblico è diventato uno dei volti più noti della rubrica “Gusto” del Tg5 e de “La Prova del Cuoco” su Rai Uno.
Da qualche mese il mio amico Paolo ha iniziato una nuova sfida, sempre attraverso il video: si chiama “400 denominazioni” ed è una sorta di enciclopedia multimediale del vino italiano racchiusa in 10 Dvd contenenti le video-degustazioni di Paolo, in viaggio per tutte le regioni del nostro Paese, ad illustrare le 60 Docg e le oltre 330 Doc d’Italia. L’opera è un’iniziativa di Bacco Arianna Editore e GMT Produzioni Televisive Italiane, realizzata con grande professionalità e cura scrupolosa dei dettagli. Da non perdere soprattutto per gli addetti ai lavori e per chi vuole conoscere meglio tutte le nostre realtà enologiche, regione per regione. Sarà in tutte le librerie entro la fine dell’anno, disponibile anche in versione per iPad.

Qui però voglio raccontarvi Paolo Lauciani attraverso un’intervista botta e risposta. Lui, uomo di grande classe e signorilità, si è prestato ben volentieri alla raffica di domande.
Paolo, quando è nata la tua passione per il vino? C’è stato qualcuno che ti ha aiutato, spinto, invogliato… qualche tuo avo, uno dei genitori?
I miei antenati sono originari di Frascati. Di conseguenza, la mia famiglia ha, per così dire, il vino nel DNA. A casa dei miei genitori il vino a tavola non è mai mancato, ma debbo confessare che la qualità lasciava alquanto a desiderare. Per di più, mio padre beve tuttora quasi esclusivamente vino bianco. Credo sia stata la mia connaturata curiosità di comprendere meglio tutto ciò che mi appassiona ad avermi spinto ad approfondire sempre di più la conoscenza di questo mondo fantastico.
Da quanto tempo ti occupi di vino a livello professionale? Da ragazzo, pensavi di diventare quello che sei oggi?
Mi sono iscritto al corso dell’Associazione Italiana Sommelier nel 1992. Finiti gli esami, è stato Franco Ricci a “scovarmi” e ad iniziarmi alla carriera di comunicatore del vino.
Come riesci a conciliare la tua attività di docente (quali materie insegni e dove) con il mondo del vino?
Ormai da anni insegno greco e latino al Liceo Classico “Francesco Vivona” di Roma. Riesco a conciliare le due attività con tanto sacrificio (anche e soprattutto nell’ambito privato), impegnando quasi tutti i fine-settimana, facendo pochissime vacanze e dormendo poche ore a notte.
I tuoi colleghi di lavoro (a scuola) e i tuoi alunni ti chiedono consigli su eventuali acquisti enologici nelle occasioni di festa o in altre situazioni?
Praticamente non fanno altro… I colleghi, in particolare, mi chiedono direttamente la bottiglia…:-)
Qual è il tuo rapporto con il mondo della televisione? Capita che ti fermino per strada per chiederti un autografo? Ti scappa ogni tanto qualche atteggiamento da “divo” o sei un tipo schivo?
La televisione mi affascina e mi diverte. Penso faccia piacere a tutti essere oggetto di attenzioni (almeno entro certi limiti) e firmare qualche autografo, ma da qui al divismo, che non mi appartiene, ce ne passa… La frase più bella al riguardo l’hanno scritta anni fa alcuni miei alunni (almeno credo) davanti all’ingresso del mio liceo: “Dopo Gusto e Colorado Cafè, quando finisci su “Chi l’ha visto”?
È importante, secondo te, il mondo del web per un avvicinare meglio e in modo più semplice le nuove generazioni alla conoscenza dei nostri vini più importanti?
Senza dubbio il mondo del Web sarà sempre più importante per avvicinare il mondo dei giovani (e non solo) a qualsiasi forma di conoscenza
Sei favorevole o contrario (e perché) alla diffusione di informazioni su cantine, eventi, nuovi vini attraverso i social network (facebook e twitter), i Blog e in generale il Web 2.0?
Proprio per quello che ho detto poc’anzi sono del tutto favorevole.
Nel tuo lavoro di docente Ais, hai notato differenze di approccio alle lezioni fra gli allievi di sesso maschile e femminile, fra giovani e anziani, fra addetti ai lavori (enotecari, ristoratori, produttori) e provenienti da professioni non enologiche? Di che genere?
La differenza più rilevante è proprio quella che divide gli addetti ai lavori, soprattutto quelli che operano nella ristorazione e nel commercio in genere, dai semplici appassionati. Molto spesso i primi si portano dietro retaggi e scorie che viziano il loro approccio alla cultura del vino. Chi si avvicina con umiltà a questo mondo più facilmente si appassiona alla sua bellezza.
Secondo te l’onda lunga del boom del vino prosegue? Da quanto tempo? La crisi attuale influisce sugli acquisti dei vini? Su quali tipologie in particolare? A quali vini invece non si rinuncia?
È chiaro che la crisi ha investito ogni settore della nostra economia, ivi compreso quello del vino. In qualche modo, è stata accelerata la trasformazione del vino da alimento a scelta edonistica, già iniziata nel secondo dopoguerra. Dunque, a un piacere si può rinunciare o se ne può comunque scegliere uno non troppo costoso. Il problema reale è la mancanza di una vera cultura enogastronomica nella maggior parte degli italiani: molti di loro sono convinti che i vini siano troppo cari e non considerano affatto quanto, in proporzione, siano molto più cari alimenti come le insalate pre-lavate in busta, i piatti pronti surgelati, le salse in barattolo ecc.
Sono passate di moda le guide con relativi voti e premi oppure no? Credi nei concorsi enologici?
È come chiedere se siano passati di moda i voti a scuola: hanno anche provato a eliminarli qualche anno fa, ma senza grande successo. Consultare una guida, se redatta da professionisti, è il modo più semplice per ricevere le informazioni essenziali. Altro discorso sono i concorsi enologici, spesso gestiti da personaggi che avrebbero difficoltà a distinguere una bottiglia di vino da una di succo di frutta…
Quali devono essere le doti di un degustatore corretto, onesto e rigoroso? Qual è il tuo metodo (consolidato ormai) di degustazione? Quali le differenze chiave fra le degustazioni di vini ed alcolici?
La correttezza e l’onestà non si apprendono: o si posseggono oppure non c’è nulla da fare; la tecnica, al contrario, come l’esperienza, sono qualità che crescono e si affinano nel tempo. Personalmente, preferisco degustare alla cieca, possibilmente a metà mattinata, nei momenti in cui la stanchezza non rischia di obnubilarmi le capacità di giudizio e di analisi. La differenza più grande tra la degustazione del vino e quella dei distillati è la grande percentuale di alcool contenuta in questi ultimi e l’alcool, anche se non si deglutisce, tende a stancare rapidamente le papille. Quindi, se in una mattinata di lavoro si riescono a valutare una cinquantina di vini, con i distillati dobbiamo limitarci a una dozzina.
Perché hai deciso di intraprendere l’iniziativa delle 400 Doc e denominazioni che (a me) sembra un’opera immane: una sorta di “Treccani del vino italiano” (ti presto la definizione se vuoi). Soprattutto perché vanno girate immagini, una ad una nei rispettivi territori. Un’iniziativa culturale o commerciale?
L’iniziativa non è mia, ma gli amici che hanno chiesto il mio contributo hanno indubbiamente suscitato il mio interesse. È chiaro che si tratta anche di un’operazione commerciale. Per quanto mi riguarda, dopo tanti anni passati a percorrere l’Italia raccontando in video moltissimi dei suoi vini, è stata l’occasione di dare organicità a questo racconto e farne uno strumento di lavoro e conoscenza per tutti coloro che vorranno usufruirne.
Quale deve essere il ruolo del sommelier (non solo professionista) nel futuro?
La vera qualità di un sommelier deve essere la sua capacità di comunicare il vino. Che la si esplichi a tavola con il cliente o attraverso il messaggio giornalistico, tradizionale o via web, la sostanza non cambia.
Verso quale tipo di vino (nel senso di prodotto) stiamo andando?
In generale, meno omologati, meno o per nulla “legnosi”, molto minerali, più capaci di evolversi negli anni.
Credi ai vini biologici?
Credo nel vino di qualità, credo nel vino come prodotto culturale, frutto della sinergia tra territorio, strumenti adatti a esaltarlo, uomini capaci di usare tali strumenti. Poi, ovviamente, meno è sofisticata tale cultura, meglio è. Per il vino e per chi lo beve.
Link: www.denominazioni.it 

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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