di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
Anche il destino dei vini segue alti e bassi, spesso indotti dal corso della storia. E’ il caso del Pallagrello Nero, nell’Alto Casertano, che dopo il periodo illuminato del Regno dei Borbone, vede poi oscurare la sua presenza nelle vigne e sulle tavole del territorio.
Re Ferdinando IV lo serviva con entusiasmo ai banchetti ufficiali nella splendida Reggia di Caserta, insieme ai grandi Chateaux francesi, e usava regalarlo come dono pregiato.

Con l’avvento della fillossera arrivata negli anni ‘30, e poi del forte abbandono delle campagne seguito alla seconda guerra mondiale, la viticoltura attraversa un lungo periodo di buio. Vestini Campagnano è stata la prima azienda a voler ridare luce alla vitivinicoltura nella piana di Caiazzo, uno scorcio di campagna splendido, composto da dolci colline e dominato a distanza dall’Appennino Meridionale.

Alberto Barletta

Questa ripartenza è avvenuta a gran velocità, nel senso che ha colmato con successo immediato quel lungo vuoto temporale. A raccontarlo è l’avvocato Alberto Barletta, durante la presentazione della prima verticale storica del suo Pallagrello Nero avvenuta venerdì scorso presso il Club Etnie di Marcianise.
Pallarello lo chiamavano i contadini della zona, o rotondello per la forma tonda degli acini. Nella seconda metà del Settecento arrivava nelle cantine del palazzo reale da Piedimonte Matese, dove il re aveva posto il divieto di attraversare i 27 moggi di vigna ritenuta cosa preziosa. Questo progetto di rilancio dei vitigni dell’areale caiatino, Pallagrello bianco e nero, e Casavecchia, è stato condotto sul finire degli anni Novanta dagli avvocati Alberto Barletta e Giuseppe Mancini. Con precisione, nel 1997: erano anni in cui si pensava poco ai vitigni storici.  Come sappiamo, pochi anni dopo i due soci si sono separati e Mancini ha fondato la cantina Terre del Principe mentre Barletta ha mantenuto la proprietà della Vestini Campagnano che porta avanti attualmente insieme alla moglie Maria Grazia Foglia e ai figli.

La degustazione verticale è stata condotta dal delegato AIS di Caserta, Pietro Iadicicco, dall’enologa Emilia Tartaglione e da me. Emilia affianca l’enologo toscano Paolo Caciorgna, in azienda dal 2003, con piena soddisfazione della famiglia Barletta che ha creduto molto nella collaborazione di questa giovane enologa di Marcianise alle prime armi.

La forte intesa della squadra traspare dalle trame del vino che rimanda precisione ed entusiasmo, vigore ed eleganza modulate in tonalità diverse a seconda dell’andamento climatico dell’annata e del tempo trascorso in bottiglia. Proprio i due millesimi più vecchi, 2004 e e 2005, hanno confermato il carattere di un grande vino (che non non è cugino prossimo dell’Aglianico), con una personalità ben definita, come qualcuno dice, tantomeno vicino al timbro discreto del Piedirosso.

L’annata 2004 mantiene alta l’attenzione, sa coinvolgere lungamente, scura nei profumi, profonda, esprime i toni delle mora, poi carrubo, pepe nero, deciso e pieno l’assaggio, rimanda energia e vigore con tannini presenti, ma non rudi, che gli conferiscono ritmo insieme alla freschezza.
L’annata 2005 segna l’arrivo di Emilia in azienda: il Pallagrello gioca di continuo tra concentrazione ed eleganza, specie nei profumi che richiamano note leggermente balsamiche, frutti scuri quali more e mirtilli, sottile la liquirizia – succoso il sorso, in gran forma, incuriosire l’attesa mentre i tannini si fanno sentire senza picchi invadenti. In degustazione anche le annate 2011, 2012, 2014, 2015 che confermano la dedizione maniacale alla vigna, la capacità di dare vita a vini di grande temperamento, già godibili fin dalla prima uscita. Anche la più giovane 2015 annuncia un carattere deciso e capace di cavalcare i tempi lunghi.

(ph. credits: Michelangelo Tartaglione)

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