di Federica Romitelli  

Dopo interminabili settimane di pioggia ecco splendere finalmente il sole. Nonostante molte delle mie colleghe Wining Angels siano a Verona per il Vinitaly, io ho scelto di spostare l’attenzione su un’altra biologico-04provincia veneta, che ha ospitato domenica 7 aprile l’evento che dal 1988 veste a festa la città, El Biologico in Piassa. Quest’anno l’edizione primaverile si chiama Biologico in Prà per via della nuova location, più maestosa e importante, Prato della Valle, che con una superficie di 88620 m², è una delle piazze più grandi d’Europa. Col cambio di location varia anche il valore della manifestazione, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza attraverso il cibo e il lavoro manuale, con un messaggio, quello dell’agricoltura biologica, che dal produttore giunge all’utente finale, il tutto condito dai divertimenti per grandi e piccini.
Prato della Valle è una grande piazza circondata dall’acqua e da 78 immense statue. Ai due lati ci sono due chiese, la Basilica del Santo (Sant’Antonio a Padova è semplicemente “il Santo”) e la Chiesa di S.Giustina, che le danno un’aura quasi sacra. In periodo romano ed altomedievale l’area era nota come Campo di Marte o Campo Marzio perché destinata, tra le altre funzioni, a luogo di riunioni militari. Fino agli anni ’60 vi si è praticato il mercato del bestiame. 

Spostare questo appuntamento in Prà significa rievocare la storia di un luogo simbolo per i padovani, di grande suggestione anche a livello architettonico-paesaggistico, dove i valori del cibo e della campagna diventano significativi per la città di Padova.
Domenica ho avuto il piacere di far una chiacchierata con Franco Zecchinato, uno degli organizzatori del Biologico in Piassa/Pra, presidente della Cooperativa El Tamiso, che dal 1984 si occupa di agricoltura biologica in Veneto e in altre regioni. Franco mi ha spiegato che la primavera si abbina meglio a questo spazio poiché la grande apertura permette ai visitatori di soffermarsi fra gli stand e di godere della giornata passeggiando o soffermarsi ad oziare sul prato della Memmia, l’isolotto al centro della Piazza. Questo non era possibile negli spazi più accoglienti, e quindi più adatti per l’edizione autunnale, di Piazza dei Signori e Piazza dei Frutti, dove c’è di solito una situazione di affollamento, non così piacevole nella stagione più calda. Altra nota positiva è dovuta al maggior numero di stand e quindi di produttori, rigorosamente bio, provenienti da tutta Italia.
Ma andiamo ad incontrarli i protagonisti! Il primo stand che mi ha colpito è stato quello della Fattoria Sociale Conca d’Oro di Bassano del Grappa (VI), per l’originalità della sua produzione ma soprattutto per quello che ho che mi ha trasmesso Federico Berti. Conca d’Oro è un luogo dove persone con disabilità fisiche e mentali coltivano ortaggi e partecipano alla produzione di conserve bio. Quel che più mi è piaciuto è che qui il lavoro diventa un fatto sociale e terapeutico perché persone con handicap possono superare i propri limiti e diventare un sostegno reale per la società, ma soprattutto per sé stesse. Cito dal loro sito:          “Che cosa i disabili mentali non sanno fare, lo sapevamo già […] Leggere, scrivere, far di conto, narrare, dialogare, astrarre: per loro è terreno infido quando non sabbie mobili o buco senza fondo. Noi volevamo cappire cosa sono capaci di fare con le mani perché il lavoro che produce cose utili richiede ancora le mani”.
Conca d’Oro è quindi vendita diretta, ristorazione a “Km 0”, trasformazione di frutta e verdura biologiche, ma anche una vera e propria “casa” per chi condivide serenamente la sua diversità con gli altri.  Il rispetto delle persone in quanto tali quindi, ma anche della stagionalità e del fare “cose buone”, sono le linee guida di questa fattoria sociale che promuove opportunità, responsabilità e sviluppo socio-culturale.
Diversamente mi ha affascinato la passione di Renato Pancera e sua moglie, titolari dell’azienda agricola La Sloda di Forno di Zoldo (BL), nel Parco delle Dolomiti bellunesi. La produzione tipica e biologica è quella del miele con 300 alveari! Lo spostamento delle api fra la Valbelluna, il Cansiglio e la zona di Zoldo è indispensabile per ottenere i diversi mieli secondo l’altitudine, seguendo le stagioni delle fioriture spontanee. Dai più noti tiglio, acacia, millefiori, tarassaco, alta montagna e castagno ai meno conosciuti mieli di geranio selvatico, acero montano, ombrelllifere, erica carnea  e la “mitica” melata di abete, ognuno con le sue particolari caratteristiche anche se il mio preferito resta sempre il tiglio, dagli aromi inconfondibili e dal gusto piccante.
Altra realtà interessante è quella di Fuori di Campo di Padova, parte del Gruppo Polis cooperative sociali per una spesa solidale e genuina. Ho parlato con Federico Zulato che mi ha raccontato la loro attività presso la fattoria sociale di Via Due Palazzi a Padova, a due passi dal carcere. L’integrazione sociale e lavorativa di persone svantaggiate attraverso l’integrazione in contesti sani e corretti sono fra gli obiettivi primari, ma anche l’avvicinamento dei bambini all’agricoltura con attività educative, come quella a cui ho assistito durante il Biologico in Prà. Uno dei ragazzi di Fuori di Campo invitava i bimbi a mettere le mani nella terra e a piantare in un vasetto la propria piantina di fragole da portarsi a casa. Attività come questa sono fondamentali per far capire già in tenera età il valore del coltivare da sé le proprie verdure ma soprattutto l’emozione che un bambino di città potrà provare con l’esperienza, ormai rara, di mettere le mani nel terreno, contro i rimproveri di qualche genitore timoroso che si sporchi o si “ammali”. Fin da quando ero piccola ho sempre “giocato con la terra” e mi sono divertita a piantare le verdure con la nonna. A distanza di anni capisco quanto sono stata fortunata e vorrei che tutti i bambini potessero provare le mie stesse sensazioni.

Links: 
http://www.elbiologicoinpiassa.it/
http://www.eltamiso.it
http://www.concadoro.org/
http://www.gruppopolis.it/home/progetti/fuori-di-campo/