di Umberto Gambino
ottomani-10“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”. Il ritornello musicale della celebre canzone di Gino Paoli balza subito in mente per far capire in un flash, ai lettori, la filosofia dei quattro giovani vignerons che hanno creato dal nulla “Ottomani” (quattro paia di mani fanno appunto “otto mani”), innovativa cantina dell’Impruneta. L’enotour di Buy Wine – Tuscany Taste (iniziativa di Toscana Promozione per far conoscere le realtà enologiche toscane al di là dei soliti Brunello, Nobile e Supertuscans) passa per le lievi colline del Chianti (area Docg Colli Fiorentini) e ci mostra una realtà poco conosciuta, ancora piccola, ma che vuol crescere in fretta.

Intanto “i quattro amici al bar” preferisco chiamarli “quattro amici fra le vigne” (molto meglio, no?). I loro nomi? Leonardo Bonelli, Andrea Malavolti, Cosimo Pecorini, Enrico Giovannini. Età compresa fra i 28 e i 30 anni. E’ proprio Enrico Giovannini (ex Fontodi) a fare gli onori di casa al drappello di giornalisti visitatori in un piccolo ma accogliente casolare abbarbicato sui pendii che funge da base operativa e creativa sala degustazione.

“Cerchiamo di creare un sistema vigna-territorio-cantina che sia ecosostenibile. Usiamo solo rame, zolfo e preparati biodinamici. Nessun concime chimico, tutti prodotti sostenibili per l’ambiente. Ci consideriamo più vignaioli naturali che biologici” spiega convinto Enrico che ha studiato enologia alla facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Dovete sapere, infatti, che tutti e quattro i soci fondatori di “Ottomani” avevano già alle spalle esperienze maturate in aziende agricole.
“L’idea di unirci e mettere su una cantina tutta nostra è del 2005 – racconta Enrico. “Abbiamo messo insieme tutto grazie all’aiuto dei nostri genitori. In parte con vigneti di famiglia, in parte con quelli dei nonni, più tre ettari presi in affitto mentre eravamo ancora studenti. Poi nel 2009 è arrivato il contributo dell’Unione Europea per l’imprenditoria giovanile: con i 40 mila euro ricevuti abbiano comprato due trattori. Per prendere la pigiadiraspatrice si è fatto ricorso ad una fidejussione bancaria”.
I quattro amici del vigneto all’Impruneta (15 Km a Sud di Firenze) dimostrano entusiasmo e creatività e non stanno mai con le … mani in mano. Tant’è che all’enotour organizzato si è presentato solo Enrico: gli altri erano impegnati in altre attività aziendali.

L’avventurosa storia di Ottomani è la conferma concreta che i nostri giovani più preparati ed intelligenti stanno tornando a lavorare nei campi. 
Ma come funziona il “sistema Ottomani”? “Ad ogni vendemmia – dice Enrico – si fanno tre raccolte nei vari vigneti (in tutto oggi sono 10,5 ettari per una produzione di 15 mila bottiglie): si va dalla selezione degli acini per la prima scelta, fino allo scarto della terza scelta. La nostra prima vendemmia è del 2009″.
E guardando la piccola cantina (un ex fienile), dove il ventinovenne Enrico ci porta, si pensa subito che “piccolo è bello”: lo spazio è così ristretto (ci sono una dozzina di barriques francesi nuove) che dentro non ci si sta tutti.
Bassa la produzione media per pianta (un chilo circa) su terreni calcarei, argillosi e con un mix di galestro. Quattro vini prodotti (esattamente come i quattro soci): le due Docg Chianti Colli Fiorentini 2011 e 2009, le due Igt 2011, Sangiovese e Canaiolo.
Vini immediati, freschi, in cui si apprezza bene il frutto, facili da bere nella pienezza della loro espressione territoriale: forse ancora un po’ imberbi, esattamente come i giovani, coraggiosi viticoltori.

Il più buono e autentico mi è sembrato il
Canaiolo Igt Toscana 2011 che nasce da viti vecchie di almeno 45 anni: la memoria storica enologica dell’Impruneta. Un rosso verace con note floreali di viola, speziate di pepe nero e macchia mediterranea. Al sorso è evidente un tannino aggressivo che allunga e dilata il vino, come una fisarmonica. Affina per 14 mesi in barrique nuove, su fecce fini, mantenute in sospensione mediante batonnage. Un Canaiolo che può invecchiare bene e che vinificato in purezza rappresenta una chicca! E l’ambizione di Giovannini & Co. è quella di farne un ottimo vino da invecchiamento.
Ecco poi il Chianti Docg 2011 (90% Sangiovese e 10% Canaiolo). Affina per 14 mesi in barriques di secondo passaggio. E’ un vino ancora giovane e con gradevoli profumi di eucalipto, elementare, anzi didattico, di media persistenza in bocca, sapido, fresco e caldo.
Il Sangiovese “Selezione” Igt 2011 si apre su un bel floreale di rosa mixato a fruttato di more mentre al gusto è palpabile e consistente, poi scivola via beverino.
Risulta più brusco e arrogante, infine, il primo vino prodotto, il Chianti Docg 2009, con tannini ben presenti non ancora levigati. Gli “Ottomani” sono riusciti a tirar su quattro vini caratterialmente diversi l’uno dall’altro, nel segno della pura naturalità e del rispetto assoluto della terra e dei vitigni.
Vini che stanno avendo successo all’estero (export per l’80% della produzione) con preferenze per il Canada, il Giappone, la Svizzera, la Germania. Da annotare: tutti i distributori sono stati conosciuti direttamente al Vinitaly, nel padiglione dei vini Bio a cui “Ottomani” parteciperà anche quest’anno.
Bravi ragazzi, continuate così! Questa è la viticoltura che ci piace.

Link: www.ottomanivino.com
  

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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