di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
O Vommero
, il Vomero a Napoli è un quartiere in collina, elegante, con bellissimi palazzi in stile Liberty, le strade dello shopping, dove sulla vetta più alta impera il bellissimo Castel Sant’Elmo. Immediatamente al di sotto delle sue mura, incastrata nella roccia, c’è la Certosa di San Martino. Quest’ultima è anche museo ed offre una ricca e rara collezione navale d’epoca, oltre alle pregiate porcellane di Capodimonte, alla Pinacoteca di scuola di Posillipo e all’esclusiva Tavola Strozzi che da sola vale la visita: una fotografia raffinata e accuratissima della città vista dal mare, rappresentate in rientro trionfale della flotta aragonese dopo la vittoria su Giovanni d’Angiò il 7 luglio 1465 a largo di Ischia.

Castel Sant’Elmo al Vomero

In prossimità di uno dei più bei palazzi in stile liberty, in via Cimarosa c’è la piccola Osteria Partenope di Fabio Messina, punto di riferimento per i vomeresi che ben conoscono la sua famiglia per la storica pizzeria Acunzo della quale la mamma Filomena è discendente. Partenope sta a ricordare le origini antichissime e fiere della città che i greci appunto dedicarono alla bellissima sirena. I napoletani dicono che non sia mai morta, che giri giovane e bella rendendo la città ebbra di luce e folle di colori.

Risotto piselli e gamberi

Un pizzico, e forse più, di questa follia la ritroviamo nel patron Fabio Messina che ha voluto introdurre nuove sinergie e contaminazione nella cucina della sua osteria. Qui si viene per i piatti di mare della tradizione napoletana dove è il pescato del giorno a dettare il menù e i tempi. Di recente è arrivato lo chef Marco Iavazzo, di origini sudamericane, a contaminare con alcuni aromi e sapori della sua terra i piatti dell’osteria partenopea, dando a Fabio la possibilità di osare, come desiderava. Contaminazione è il suo leitmotiv, abbracciando diverse culture, memore dei tanti viaggi del gusto.

Ecco che la pasta mescafrancesca, quella mista che tanto piace ai napoletani: è preparata con baccalà mantecato al latte di cocco; il polpo si marina nell’ouzu su yogurt di capra; il calamaro freschissimo appena scottato sulla piastra si accompagna con lenticchie decorticate e coriandolo; il tonno è servito con salsa harissa; il babà al rum viene piastrato e accompagnato con gelato di cacao amaro in polvere.

I crudi di mare sono molto richiesti e non arrivano dall’ondata di successo del sushi e sashimi giapponesi: a Napoli sono una istituzione da sempre, grazie al culto del pesce e dei frutti di mare freschissimi che arrivano nei vari mercati del pesce lungo la costa. Rimangono in carta i piatti cult della nonna Renata come gli ziti alla genovese, il polpo alla luciana ( al pomodoro), la zuppa di pesce. Da forte attrattore fa sicuramente la simpatia solare di Fabio, anche questa tipicamente partenopea, vomerese nel suo caso, perché è sempre accompagnata da un certo savoir faire.

Osteria Partenope è in via Domenico Cimarosa 56 Napoli