di Luisa Leandri

Quando da bambina andavo da alcuni parenti a Siena o a Volterra, lo zio che mi accompagnava,  percorrendo con la macchina la SS2 Via Cassia, era solito rallentare in un punto ben preciso che ancora oggi, seppur sia trascorso del tempo, ricordo molto bene, e ogni volta, non poteva fare a meno di esclamare con un certo entusiasmo: “Luisa, qui inizia la Toscana vera e propria”.
Per lui, come credo un po’ per tutti quelli che passavano da quel tratto, quell’“inizio” era contraddistinto da colline sinuose, dai cipressi dispersi qua e là o in fila lungo alcuni viali, dai campi di grano, di un verde brillante in primavera e di un giallo ocra in estate, dai piccoli borghi arroccati, che a guardarli da lontano sembravano quasi sospesi in aria. Quell’inizio, non è altro che l’incantevole territorio della Val d’Orcia, dal 2004 Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco.

Fin dai tempi più remoti, la coltivazione di questa valle è stata prevalentemente a carattere cerealicolo, lo testimoniano le “grance”, dei veri e propri granai fortificati che venivano utilizzati per custodire e proteggere dagli assalti il raccolto agricolo, con la presenza di oliveti e vigneti soprattutto nelle zone maggiormente elevate e in prossimità degli insediamenti rurali. Oggi, visitando le varie aziende vitivinicole presenti sul territorio, è facile trovare vigneti che hanno anche più di quarant’anni vicino ad impianti più recenti, dove i proprietari coltivano in prevalenza uva Sangiovese, alcuni vitigni minori tipo Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, Malvasia Nera e gli internazionali Merlot e Cabernet, attuando anche il recupero di qualche vitigno autoctono, come il Foglia Tonda.

Grazie all’immenso lavoro e alla perseveranza di alcuni produttori fondatori del Consorzio del Vino Orcia, il 14 Febbraio del 2000, nasce la denominazione Orcia DOC che comprende 12 comuni a sud di Siena: Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena. Il disciplinare di produzione prevede la tipologia “Orcia” ottenuto da uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese, l’”Orcia Sangiovese” con almeno il 90% di Sangiovese, entrambe anche con la menzione Riserva. Fanno inoltre parte della DOC, il Bianco, il Rosato e il Vin Santo. Gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari sono 153, mentre la produzione media annua si attesta intorno alle 300.000 bottiglie, vendute per la maggior parte in loco (è ancora minima la quantità esportata), provenienti dalle circa 60 cantine presenti sul territorio di cui 40 socie del Consorzio di Tutela.

“Francigena di Vino” (per suggellare il forte connubio che c’è tra la denominazione locale e la storia antica e prestigiosa di uno dei percorsi di pellegrinaggio più conosciuti al mondo), è stato il tema della decima edizione dell’Orcia Wine Festival, che si è tenuta dal 25 al 28 Aprile scorsi, a San Quirico d’Orcia, presso le meravigliose sale affrescate di Palazzo Chigi Zonzadari. Una mostra mercato dei vini Orcia Doc, promossa dal Comune di San Quirico d’Orcia, in collaborazione con il Consorzio del Vino Orcia e Onav Siena che ha curato le varie degustazioni guidate. Degustazioni, visite in cantina, cene in compagnia dei produttori, cortometraggi, una mostra di opere fotografiche, per raccontare al meglio il Vino Orcia e i paesaggi della Val d’Orcia.

Queste le 18 aziende che hanno partecipato alla manifestazione:
Atrium, Bagnaia, Campotondo, Capitoni Marco, Dirimpettaio, Donatella Cinelli Colombini, La Canonica, Olivi – Le Buche, Podere Albiano, Poggio Grande, Roberto Mascelloni, Sampieri dal Fa’, Sante Marie di Vignoni, SassodiSole, Tenuta Sanoner, Trequanda, Val d’Orcia Terre Senesi, Vegliena.

In degustazione vini di varie annate, quindi con caratteristiche peculiari diverse per via anche dell’andamento climatico mutevole di questi ultimi anni.

Presenti sui banchi di assaggio ormai da qualche edizione del Festival anche alcuni spumanti ottenuti mediante la spumantizzazione delle uve Sangiovese con il metodo Charmat, vini bianchi fermi che denotano eleganza, struttura, longevità e una spiccata acidità ed interessanti vini rosati prodotti con la tecnica del salasso. Quasi tutti i vini Orcia Doc Riserva hanno rivelato un uso accorto dei legni da parte delle cantine, che ha conferito loro moderata complessità, estrema piacevolezza di beva e una particolare prospettiva di longevità. Vini, quelli Orcia, ottimi per accompagnare formaggi, salumi, cacciagione, arrosti e tutti i piatti più caratteristici della cucina toscana, tra i quali i pici, la ribollita, il pansanto. Più di un migliaio i partecipanti ai banchi d’assaggio. Degna di nota la presenza di numerosi giovani (i cosiddetti Millenials), interessati a scoprire tante piccole realtà produttive e curiosi di assaggiare il frutto del loro lavoro. Per questo l’Orcia Wine Festival sta diventando sempre più un appuntamento annuale di fondamentale importanza per incrementare il turismo non solo storico-artistico o paesaggistico, ma anche e soprattutto quello enogastronomico di tutta quanta la Val d’Orcia. 

www.consorziovinoorcia.it