Enrico e Luca Padroggi

di Mirella Vilardi
I cugini Luca e Enrico Padroggi, della Piotta a Montalto Pavese, lo chiamano “stombal”. È il nome dialettale dello sperone che, in potatura della vite, si lascia a beneficio dell’anno futuro.
E’ partita così la prima lezione del corso in vigna organizzato da Onav sezione di Pavia, a vantaggio dei soci che intendono approfondire il proprio sapere con lo sguardo rivolto indietro rispetto al bicchiere. Un corso in vigna e uno in cantina sono, da molti anni, il corollario di una conoscenza approfondita che si acquisisce durante il corso e nelle innumerevoli degustazioni che le varie sezioni provinciali organizzano durante l’anno. In Oltrepò Pavese, da sempre, accorrono da Milano e dalle altre province lombarde e, sempre, gli iscritti, se ne tornano a casa contenti, rinfrancati per aver goduto di paesaggi belli e ascoltato nozioni, nonché per gli assaggi quasi sempre sorprendenti, di vini e cibarie.

Quest’anno, tra le molte possibilità che il territorio offre, la scelta è caduta su quest’azienda condotta da due ragazzi giovani, classe ’89-’90 che è anche l’etichetta del loro vino di punta.1-89-90
Lezione in vigna, dunque. La mattinata si è presentata fresca e ventilata, con il cielo lavato dagli scrosci del giorno prima, impossibile andare tra i filari senza gli stivali di gomma, benché ci fosse l’erba ad attutire il risultato (fangoso) dei giorni di pioggia. Stivali di gomma ai piedi e orecchie tese, sguardo attento alle viti. A condurre la lezione è Enrico, il più timido dei due, che, non a caso, si dedica alla “campagna” e che, già di primo acchito, dimostra tutta la competenza acquisita, si, negli anni della scuola di agraria a Voghera ma, soprattutto, nel tempo a seguire, quello trascorso a tu per tu con la pianta, cercando di capire come sta, cosa darà in questo anno e come impostarla per l’anno successivo. Perché si fa presto a dire “potatura” ma, ascoltando Enrico nella spiegazione delle molte possibili scelte davanti ai tralci secchi, ci si rende conto che non è letteratura il dialogo intimo e lungimirante del potatore con tutte le viti, ognuna diversa dalle altre, benché sorelle cresciute sotto lo stesso cielo.
Alla Piotta, come in molte altre realtà, si pota a “casarsa”, a “guyot” e a “guyot speronato”, secondo la tipologia dei vitigni.

Ed è stato coinvolgente il discorso di tralci che cadono liberi come capigliature indomabili, per varietà che consentono una maggiore meccanizzazione, anche in vendemmia, a dispetto di altre più severe che richiedono un minore numero di gemme, la legatura dei tralci, la raccolta manuale. Potare è dunque calcolo, premonizione, è volontà che piega la vite al progetto umano. Ma ci piace di più pensare, ed Enrico Padroggi è stato bravissimo nell’esprimerne il concetto, che potare sia il primo di tanti gesti che aiuteranno la pianta a crescere e, nei casi più benevoli e accurati, a far sì che diventi un’anziana, bellissima, signora.

Il corso in vigna si compone di quattro lezioni, nei momenti “topici” dell’anno del viticoltore. Ad aprile s’imparerà la spollonatura, a fine maggio la potatura verde e, a fine luglio, il diradamento. S’imparerà realmente, non solo in senso teorico. Sono occasioni in cui ai neofiti, è dato il forbicione con il quale scolpire, interpretare, immaginare, i tanti bicchieri di vino che scaturiranno da questi gesti, complici il sole, le piogge, i venti.