di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
I vecchi tetti e le antiche cupole di Roma fanno da scenario al debutto dello champagne Nec Plus Ultra 2004 di Bruno Paillard. A presentare in anteprima italiana l’etichetta di pregio della Maison, presso il Ristorante Idylion, regno dello chef Francesco Apreda, è Alice Paillard.

Uno scorcio quasi da film sulla Città Eterna ha dato la giusta importanza a questo champagne che ha atteso ben 15 anni dalla vendemmia prima di farsi conoscere. Un progetto ambizioso e lungamente immaginato per esprimere la propria idea di eccellenza in terra di Champagne. Si attendono solo le migliori annate: i grandi millesimi di NPU che hanno preceduto il 2004 sono 1990, 1995, il1996, 1999, 2003 e 2002. Le uve di Chardonnay e Pinot noir, presenti in uguale misura nella cuvée 2004, provengono dai Grand Cru Oger, Le Mesnil sur Oger, Chouilly, Verzenay, Mailly e Bouzy.

Alice l’ha definita l’annata dell’armonia che ha visto una raccolta abbondante di uve di straordinaria qualità: la vendemmia ha avuto il via il 27 settembre e si è protratta per tre settimane. Ad ogni village la sua barrique per dare la possibilità di preservare il proprio carattere territoriale e poi unirsi dopo dieci mesi nel progetto comune del NPU.
Sono ventisei le botti della pregiata cuvée che danno vita a 7119 bottiglie e 310 magnum dopo una lunga alleanza con il tempo. Le bottiglie affinano ben 15 anni in cantina e, seguendo il folle progetto della Maison, escono in commercio due anni dopo la sboccatura avvenuta nel 2017, con l’intento di ridare al vino la sua piena armonia.

Per guidarci nella giusta misura all’attesissimo assaggio, Alice ci ha fatto degustare il Blanc de Blancs 2004, preciso ed elegante come sempre, rotondo al naso, ma dinamico all’assaggio, poi Assemblage 2004 che ha sorpreso non poco per il carattere deciso già nei profumi chiaro scuri di cenere, iodio, erbe aromatiche, materico e polposo, il cui sorso ha mantenuto lungamente alta l’attenzione.

Cambio di passo deciso con il Nec Plus Ultra che sfodera da subito la sua estrema eleganza senza mai perdere la precisione e la capacità di sorprendere. Muta di continuo nel bicchiere e la sua grande energia viene mitigata con grazia sapiente. Si racconta lungamente partendo con i primi accenti di miele d’acacia, di muschio bianco, cedro, e poi cambia umore sui toni della liquirizia e del gelso nero. Profondo ed elegante il sorso, finemente cremoso si allunga sulle note saline tinte di agrumi canditi confermando la grandiosità del progetto e la vivacità generosa della mente che lo ha immaginato con coraggio.