di Germana Grasso

E vissero felici e contenti! Siamo abituati a chiosare con questa frase le storie d’amore fiabesche della nostra infanzia. Quella che è stata suggellata sabato sera alla Città del Gusto del Gambero Rosso in una Napoli sferzata da un vento gelido ed invadente, è una storia di “abbinamento” enogastronomico. E chissà se sarà vero amore. La mozzarella di bufala ha trovato marito, dopo una tenzone cavalleresca tra i vini vincitori delle oltre venti selezioni regionali del tour nazionale Bufala & Wine Wedding, promosso dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. La giuria, presieduta da Luciano Pignataro e composta da Mariella Caputo, Rosaria Marziale, Marianna Vitale, Arcangelo Dandini, Nicoletta Gargiulo e Marina Alaimo, ha celebrato il matrimonio tra la mozzarella di bufala ed il bianco Lupi Terrae 2010 di Borgo delle Oche, un vino friulano. Un connubio che promette bene, penso, soprattutto perché sposa il Sud con il Nord, sebbene abbia fatto storcere il naso a chi puntava su un vino meridionale, preferibilmente campano.bufala-02
Personalmente ne faccio una questione culturale. In un periodo in cui agli onori della cronaca balzano diatribe Nord versus Sud e viceversa, volano commenti su decentramento ed “indipendenza”, almeno a tavola abbiamo la possibilità di metterci d’accordo. L’invidiabile cultura enogastronomica del nostro Bel Paese ci unirà sempre, continuerà a solleticare azzardi ed innovazioni nel rispetto della tradizione, il vero volano del made in Italy nel mondo.
Lo sposo designato, che è riuscito a piegare l’acidità della mozzarella di bufala, originario del Friuli Grave, è ricavato dalle uve di Friuliano e di Malvasia istriana, fermentate in barrique. Il sorso del 2008 (in degustazione) ha un bel colore giallo paglierino, liquido che “lacrima” lungo le pareti del calice ed è piacevolmente fruttato, una consistenza che pulisce il palato dal sapore della mozzarella, senza annientarlo.
Tra i pretendenti della bianca campana, però, la giuria ha indicato, come migliori abbinamenti regionali il candidato del Veneto, il Bardolino Chiaretto Classico 2010 di Cantina Caorsa, il candidato dell’Emilia Romagna, Spumante rosato metodo classico 2010 (negretto 100%) di Erioli, il pretendente del Lazio, Alborea 2010 di Casale Certosa, ed infine i due dell’Abruzzo, il Trebbiano Notari 2010 di Nicodemi ed il Cerasuolo Terre d’Aligi Spinelli. In pratica, ci sono i presupposti affinché la fresca sposa cada in tentazione. Personalmente ho notato che il rosato di Erioli risulta al sorso troppo “aggressivo” con la mozzarella, nel senso che le bollicine tendono a sovrastarla. Probabilmente sensazione dettata dall’aver degustato lo spumante dopo il vincitore. L’Alborea di Casale Certosa risulta più morbido e fresco al gusto.
Penso alla mozzarella di bufala come regina del piatto estivo, l’intramontabile caprese con pomodori sorrentini, olio extravergine d’oliva  ed origano lavorato a mano, o sulla pizza, nella variante classica e nella variante cruditè. In occasione della festa di nozze sono stati premiati alcuni piatti ideati appositamente per onorare la mozzarella di bufala in un giorno così speciale.
“Mini-chef” (lasciatemi passare la licenza letteraria, perché tutti giovanissimi), provenienti da Ipssar sparsi su tutto il territorio nazionale, hanno gareggiato con ricette originali. Al primo posto, come miglior primo piatto, Lorenzo Brighini dell’Ipssar “Pellegrino Artusi” di Riolo Terme con la sua “Bufala a colazione”, abbinato dalla giuria ad un Fiano di Villa Schinosa di Puglia. Come miglior secondo piatto i “Bocconcini di salsiccia di Bra” realizzato da Federica Vaira dell’Ipssar “Velso Mucci” di Bra, in abbinamento al Rosato Aglianico Basilicata IGT. Miglior antipasto a base di bufala, il Cous cous di verdure e molluschi di mare di Mariarita Battaglia dell’Ipssar “Pietro Piazza” di Palermo, abbinato alla Falanghina Nysias di Cantina Salvatore. Ed infine, miglior dessert i “necci imbufaliti” di Lorenzo Pugi dell’Ipssar Buontalenti di Firenze, abbinato al Cervaro della Sala di Antinori. Peccato non averli assaggiati!

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