di Manuela Zanni 
Se è vero, e lo è, che il segreto del successo di una manifestazione è dato dall’armonia della squadra che la organizza, possiamo affermare che NOT  – rassegna dei vini franchi – sia stato, senza dubbio, un evento di grande successo. 

Se poi a questo si unisce il fatto che dopo tre giorni (ufficiali perché in realtà i NOT OFF sono iniziati due giorni prima) anche il più distratto e  diffidente dei bevitori possa, con certezza,  affermare di sapere cosa si intenda per “vini franchi” e che almeno la metà della nutrita e crescente schiera dei winelovers comincerà, dopo questo evento, a chiedere, neanche tanto timidamente, un vino naturale recandosi nel proprio ristorante o enoteca preferiti, allora gli organizzatori Franco Virga, Stefania Milano, Manuela Laiacona e Giovanni Gagliardi possono, ritenersi più che soddisfatti.

Sono stati tre giorni intensi di incontri, degustazioni e seminari sul tema del vino artigianale che hanno visto oltre 100 vignaioli da tutta Italia impegnati nel raccontarsi attraverso i propri vini  accomunati dal  motto “not modify not interfire” vero e proprio tormentone dell’intera  rassegna.

Perché in realtà, chi ama il vino, ne ama anche i suoi “difetti” o le sue (apparenti) imperfezioni come chiunque ami qualsiasi cosa. La perfezione non sempre (anzi in realtà quasi mai) è sinonimo di bontà e qualità mentre in ciò che ci appare diverso e fuori dai canoni risiede la vera bellezza, quella che non è chiara ed evidente a tutti e che, molto spesso, va cercata oltre l’ingannevole superficie delle cose.

A spiegarcelo sono stati in tanti, a cominciare dagli organizzatori che non si sono certo risparmiati nella strenua difesa di questa categoria di vini “difficili” da apprezzare dai bevitori “Mr. Perfezione” , quelli che non riescono a guardare, per intenderci, al di là del proprio naso o calice, in questo caso, adducendo scuse inutili e poco consistenti alla presunta imperfezione di vini che, a ben guardare, non pretendono di essere perfetti e che, quindi, non dicono di essere ciò che non sono.

Ma c’è da fare attenzione. Se c’è una cosa che proprio tutti i produttori, indaffarati tra una degustazione e l’altra, non hanno smesso di sottolineare è la differenza tra vino naturale e vino “con difetti”, il che, nell’immaginario collettivo, spesso sono sinonimi mentre, nella realtà non è affatto così. 

Come tutti i vini,  infatti, quelli naturali possono essere fatti bene o fatti male e, di conseguenza, essere buoni o cattivi.  

Ce ne ha parlato Giusto Occhipinti, l’eclettico proprietario dell’azienda Cos di Vittoria ,  in occasione della serata inaugurale dei NOT OFF, gli eventi fuori salone che hanno accompagnato la manifestazione con aperitivi e cene-abbinamento nei ristoranti della città, svoltasi presso il ristorante Gagini di Palermo, che appartiene al circuito Good Company insieme a Buatta, Bocum e Aja Mola.

“Vino naturale non vuol dire vino cattivo. Vuol dire che è naturale ciò da cui proviene e il metodo con il quale viene prodotto” – ha sentenziato Giusto Occhipinti, e se lo dice lui che ha fatto della sua azienda nel cuore di Vittoria un vero e proprio tempio della filosofia quantistica, possiamo crederci. Secondo il pensiero quantico ogni cosa è capace di sentire e di migliorare il proprio stato grazie alla conoscenza di sé e dell’ambiente circostante  e quindi prendersi cura in maniera naturale di ciò a cui si tiene è il modo migliore perché cresca al meglio e dia i propri frutti. Non vi sembrerà strano, dunque, se recandovi a visitare l’azienda Cos ascolterete musica classica che proviene dai filari delle vigne. Nessuno ha dimenticato la radio accesa. La  musica  fa crescere grazie alle sue vibrazioni le piante più rigogliose, il che unito a trattamenti naturali fa dell’azienda Cos, come di tutte quelle aziende che abbracciano questa filosofia, dei modelli sui generis di viticoltura apprezzati da un pubblico sempre più attento alla genuinità dei prodotti.

Perfettamente abbinati ai vini di Cos, i piatti del menù di inverno, presentato, in questa occasione, da Gioacchino Gaglio, chef del ristorante Gagini. Nelle sue pietanze, sia quelle a base di pesce  e carne che vegetariane,  traspare il grande rispetto per le materie prime e per l’ambiente da cui provengono, il tutto accompagnato dalla conoscenza delle tecniche di cottura più idonee a mantenere integre le caratteristiche di ciascun ingrediente, alla stagionalità dei prodotti e, ovviamente alla creatività e maestrìa di una cucina mai banale e scontata.

Perfettamente riuscito ed indovinato anche l’abbinamento, banale solo in apparenza, tra pane e vino che è stato protagonista di una delle masterclass che hanno arricchito il già ricco programma di NOT.

Bonetta Dell’Oglio

A raccontarlo Bonetta dell’Oglio, chef  rivoluzionaria che ha fatto di un fascio di spighe  il baluardo della propria battaglia a difesa dei grani antichi, quelli di cui la Sicilia è madre feconda e dai quali si ottengono pani dal sapore straordinariamente unico e riconoscibile. Insieme a lei Davide Longoni, maestro panificatore e guru dei lievitati  che ha condotto i presenti attraverso un  affascinante percorso di consapevolezza alla scoperta delle diverse sfumature del grano.  In particolare sono stati degustati pane di farina di maiorca con le  bollicine  Franciacorta Brut 1701, pane di tumminia e Gsellman Neuburger Exempel, pane di Biancolilla  e Armonia 17,  pane di Perciasacchi e Frappato di Arianna Occhipinti e, infine, pane di Segale e Sangiovese di Paolo e Lorenzo Marchionni.  I vini sono stati abbinati da Francesco Pensovecchio che ne ha spiegato le caratteristiche durante la degustazione.

Focus dell’evento è  biodinamica NOT, infatti ha  ospitato  l’incontro annuale di Renaissance Italia, l’associazione facente parte di Renaissance Des Appellations fondata dal padre della viticoltura biodinamica, Nicolas Joly, presente alla manifestazione  che conta oltre 200 produttori nel mondo. Joly ha straordinariamente condotto, infatti,  un ciclo di approfondimenti, inedito sull’Isola, per produttori, operatori e amanti del vino, promosso insieme ad AgriBio Italia, sul metodo agricolo ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner.

Partner di Not sono Giusy Vitale e Giuseppe Prezzemolo ideatori del format Prezzemolo&Vitale. Il virtuoso modello di retail, tra bottega e gdo, adesso con un seguito di consumatori anche a Londra, sostiene le produzioni territoriali, le identità gastronomiche degli areali siciliani e italiani, in prima linea nella valorizzazione della qualità delle materie prime e del cibo. P&V ha anche impostato la cantina con un focus sui vini franchi, facendo rete con piccoli produttori e vignaioli isolani e non solo. Tra le iniziative di educazione al gusto avviate dalla coppia palermitana si inseriscono proprio la divulgazione e l’avvicinamento a questa tipologia di vini con appuntamenti di degustazione dedicati al consumatore.

Apprezzabile anche la presenza di Slow Food il cui slogan “buono, pulito e giusto” mai come in questa occasione sembra calzare a pennello.

Ecco alcuni dei  nostri migliori assaggi a NOT

Antonio Barraco

Antonio Barraco – Altogrado 2016
Grillo macerato 48 ore sulle bucce e affinato 2 anni in botti di castagno. Giallo oro. Naso intenso di frutta secca tostata, fichi caramellati e pasticceria. In bocca il sorso è elegante ed equilibrato con un finale armonico bilanciato da freschezza e sapidità che conferiscono persistenza. 

Francesca Barracco – Orange 2017 
Catarratto in purezza macerato 3 giorni sulle bucce e affinato 7 mesi in acciaio su fecce fini. Colore ramato scarico con riflessi brillanti.  Al naso esplode con un ampio spettro olfattivo che va dalle note agrumate di arance e mandarini alla confettura di albicocche e fichi e miele di castagno.  Al palato stupiscer freschezza e sapidità che ne vivacizzano il sorso rendendolo snello e vibrante.

Badalucco – Grillo Verde 2016 
Da uve grillo e verdejo. Macerato sulle bucce dai 5 ai 10 giorni e affinato dai 6 ai 12 mesi in barrique di ciliegio e tonneau francesi.  Giallo dorato con riflessi brillanti.  Al naso esplode con note di frutta a polpa bianca  matura come pesca e pera impreziosite da note speziate di cedro, zenzero  e miele di acacia. In bocca si ritrovano le raffinate note speziate cui si aggiungono sentori di nocciola tostata e agrumi. Finale lungo e sapido.

Porta del Vento – Saharay 2015
Catarratto fermentato 30 giorni sulle bucce in vasche di cemento e affinato in botti di rovere per 12 mesi.  Colore giallo oro con riflessi brillanti.  Naso complesso di frutta a polpa bianca matura e spezie miste. In bocca il sorso è vivace ed intenso e resta piacevolmente impresso al palato grazie alla spiccata sapidità.

Spadafora dei Principi di Spadafora – Siriki Grillo 2015
Macera 25 giorni sulle bucce ed un anno sui lieviti. Invecchiamento 6 mesi in bottiglia.Giallo dorato con riflessi brillanti. Naso intenso di frutta gialla matura e frutti tropicali come mango e papaya ma anche sentori agrumati di cedro e pompelmo. In bocca è fresco e armonico con un sorso ampio che avvolge il palato a cui resta impresso a lungo.

Cos – Ramì 2017
Grecanico e Inzolia in parti uguali. Macera per 12 giorni sulle bucce e rimane in vasche di cemento per circa 10 mesi. Giallo dorato con riflessi brillanti. Al naso è magnetico con un ampio spettro olfattivo che va da frutta a polpa bianca matura e fiori gialli, a note mielate e agrumate.  In bocca il sorso è ricco e morbido, si ritrova la frutta e stupisce con una sapidità che regala al palato un lungo ed intenso ricordo.

Possente – Cinque Inverni 2013

Catarratto in purezza. Macerato sulle bucce per 10/15 giorni e affinato 12 mesi in acciaio, 4 mesi in bottiglia, nessuna filtrazione.  Colore giallo dorato . Naso intenso di mela cotogna e frutta a polpa gialla in confettura. In bocca espode in una cornucopia di sentori che richiamano il naso intensificandone le note speziate di cannella, noce moscata e pepe bianco e di frutta secca tostata. Chiude con un finale ricco, avvolgente ed indimenticabile.

 

Abbazia San Giorgio – Cloè 2016
Rosato da Nerello Mascalese. Macerato dai 5 ai 10  giorni sulle bucce e affinato in parte in silos di acciaio e in parte in botti di castagno per 6 mesi.  Colore rosa buccia di cipolla. Naso di melograno, frutti rossi e fiori di ibisco. In bocca sorprende con un sorso intenso e vibrante dal tannino ben estratto e dalla buona acidità che lascia un buon ricordo al palato.

 

Marabino – Francamente me ne infischio 2017 
Rosato da Cabernet Franc e Chardonnay. Vinificato in acciaio , matura in acciaio e imbottigliato nella primavera successiva alla vendemmia.  Rosso rubino chiaro. Naso intenso di fragoline di bosco e melograno. In bocca il sorso è ricco, pieno e avvolgente e rivela un tannino aggraziato e gentile e una piacevole corrispondenza gustolfattiva. Dura più al palato che nel bicchiere.

Arianna Occhipinti – Il Frappato 2016 
Rosso rubino intenso con riflessi luminosi. Vinificato in tini di cemento e affinato per 12 mesi in grandi botti di rovere. Naso intrigante di frutti rossi e spezie pungenti come pepe nero, bacche di ginepro e chiodi di garofano.  In bocca il sorso è intenso e ricco, dal tannino gentile e ben estratto  e dal finale sapido e persistente.

Aldo Viola – Guarini “Plus” Syrah 2016
Fermentazione in acciaio e affinamento 8 mesi in tonneaux di rovere francese. Rosso rubino intenso con riflessi brillanti. Naso intrigante di frutti rossi e aromi mediterranei come origano, salvia e timo.  In bocca è intenso con un tannino elegante e vellutato e un finale sapido e armonico che regala longevità al sorso.