di Daniela De Morgex
Il 1° luglio scorso ero a Nizza Monferrato per un compleanno decisamente importante per quella comunità, una data che ha segnato una svolta per i produttori vinicoli di quel territorio piemontese: la nascita della denominazione NIZZA DOCG come immissione in commercio delle prime bottiglie: quelle dell’annata 2014.

E’ il terzo compleanno ed è diventata ormai una ricorrenza annuale di festeggiamento: quest’anno sia con la bella cena dello chef bistellato Gian Piero Vivalda, organizzata dall’Associazione Produttori del Nizza presso il Castello di Moasca, sia con l’inaugurazione de “IL MURETTO DEL NIZZA”, eretto accanto al Castello e sul quale sono state inserite delle piastrelline di ceramica riproducenti le etichette di tutte le cantine dell’Associazione. Questo muretto sarà il punto di partenza per un percorso enoturistico attraverso le varie aziende che, nell’ottica della nuova accoglienza (v. legge sull’enoturismo), sono pronte ad un nuovo turismo di degustazioni e agrisoggiorni.

Il Muretto del Nizza

Per chi non conosce già questo territorio o questa denominazione, il Monferrato ha ottenuto nel 2014 il prestigioso riconoscimento dell’Unesco, grazie al suo paesaggio, alle sue colline, alle sue nebbie, ai suoi profumi, alla sua storia e cultura, oltre alla sua ricchezza enogastronomica con vini e prodotti di eccellenza.

Il Nizza è un vino prodotto con uve Barbera, allevate nei territori di 18 Comuni intorno a Nizza Monferrato, zona di eccellenza all’interno della più vasta area di produzione del Barbera d’Asti situata nelle provincie di Asti e Alessandria. L’utilizzo del nome Nizza, e non del vitigno, è stata una scelta a testimonianza di tradizione, cultura e terroir ben precisi.

Questa denominazione ha avuto un percorso lungo 15 anni: con la vendemmia 2000 la si è riconosciuta come sottozona del Barbera d’Asti DOC Superiore, nel 2008 la stessa è diventata DOCG e finalmente nel 2014 è nata la DOCG Nizza con facoltà di poter aggiungere la tipologia “Riserva” e la menzione “Vigna”.

Gianni Bertolino (presidente Ass. produttori Nizza Docg e Daniele Chiappone, vicepresidente)

E’ vinificato da Barbera in purezza, con un invecchiamento minimo di 18 mesi, di cui 6 in legno, per il Nizza e Nizza Vigna; di 30 mesi, di cui 12 in legno, per il Nizza Riserva ed il Nizza Vigna Riserva.

Il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato tutela le DOCG Nizza, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato Superiore e Ruchè di Castagnole Monferrato, ma per il Nizza si è costituita, nel 2002, anche l’Associazione Produttori del Nizza, con sede a Nizza Monferrato, che riunisce oltre 60 viticoltori, al fine di tutelare nonché valorizzare e promuovere la sua eccellenza.

Alcuni giornalisti e produttori sul terrazzo del campanile del comune di Nizza Monferrato

La DOCG Nizza potrebbe apparire una denominazione senza un passato mentre invece ha una storia vecchia: del Nizza in fondo se ne parlava già negli anni ’50-’60 quando in etichetta si scriveva Barbera di Nizza ed era già un vino di grande struttura, tra l’altro venduto sfuso anche se era la Barbera più costosa e Carlo Dominione (Corriere della Sera) raccontava che già allora aveva tutte le caratteristiche per diventare un Cru. Si ricorda che nel ’68 una grande alluvione provocò ingenti danni alle cantine, ma in Italia questa Barbera aveva, insieme al Chianti, il primato di produzione.

Alcuni produttori del Nizza Docg davanti al Muretto commemorativo

Il Nizza non è quindi un progetto recente, anche se solo negli anni 90 le nuove generazioni di produttori lo rilanciarono, facendo poi così nascere l’Associazione dei produttori del Nizza.

Il Monferrato, in cui la zona del Nizza è inserita, è quindi un territorio di lunga tradizione vinicola con produzioni da primato: la Barbera oggi costituisce il 30% delle aree vitate del Piemonte, la cui maggior entità proprio qui. Di per sé, la denominazione Nizza, con una produzione di 800.000 bottiglie (dati 2016), risulta in rapida ascesa anche come numero di aziende coinvolte.

Il suo rigido disciplinare però non lo renderà mai un vino da grandi quantità: 7 tonnellate di resa per ettaro come Nizza e Nizza Riserva e 6,3 tonnellate per l’indicazione di Vigna.

Nello specifico, il territorio del Nizza si trova collocato mediamente fra i 150 e i 350 mt. s.l.m. con una superficie vitata a Barbera d’Asti Nizza di circa 720 ha. e terreni alquanto diversificati.
La zona sud (per esempio Castel Boglione, Calamandrana) possiede le quote più alte, circa 504 s.l.m.
La zona nord (per esempio Vinchio) è invece la più sabbiosa. 

Grazie al lavoro certosino e competente di Alessandro Masnaghetti (le sue carte Enogea sono ormai riferimenti assai preziosi per enologi e produttori) si è potuto anche mappare il territorio del Nizza in base ai suoli, pur trattandosi di zone abbastanza eterogenee. Il settore centrale, p. es., è proprio quello di Nizza Monferrato e della Valle del Belbo, un areale ricco di marne sabbiose e argilla, il cui cuore è il Bricco di Nizza con al centro la chiesetta della Madonna del Bric.

Alessandro Masnaghetti mostra la sua mappa Enogea

E proprio a Nizza Monferrato la sera dei festeggiamenti al Castello di Moasca ho conosciuto una giovane coppia norvegese, Haakon Christensen e Lisette Lyhus, che da pochi mesi avevano rilevato un’azienda di tradizione familiare, scommettendo su questo territorio e su questo vino non di quantità ma di qualità: si tratta dell’azienda AVEZZA, il cui ex proprietario Paolo Avezza continua a lavorarci come enologo, insieme a Claudio Dacasto.

 

Haakon Christensen e Lisette Lyhus,

Incuriosita, ho voluto conoscere qualcosa di più in merito chiedendolo proprio ad Haakon Christensen.

– Cosa rappresenta il vino nella cultura norvegese? E cosa pensate di come “viviamo” il vino in Italia?
HAAKON – Diversamente che in Italia in Norvegia il vino è sempre abbinato al cibo, tranne che nel fine settimana quando è bevuto come drink e prevalentemente rosato. In effetti nel Nord Europa lo viviamo più come “sballo”. In Italia la bevuta è decisamente più ricercata: qui in terra di Nizza poi ovviamente il rosso è il più bevuto, ma l’idea di vino nel mondo è comunque legata alla tipologia rosso.

– Se siete qui, tu e Lisette, è perché vi sono piaciuti questi luoghi. Come è andata?
– La prima volta che sono arrivato in Italia non è stato un approccio positivo: ero a Santa Margherita Ligure e tutto mi appariva antiquato rispetto alla mia terra d’origine. Ma la seconda volta, sei anni fa, tornando qui in Piemonte tutto è mutato, probabilmente dentro me stesso. Le tante colline vitate a Moscato mi hanno letteralmente rapito. Su una rivista abbiamo poi scoperto la Residenza S. Vito a Canelli. A febbraio 2018 siamo andati a vederla e qui abbiamo trovato un luogo rilassante e curato, nonostante il gran freddo e la tanta pioggia. Sono bastati due soli giorni per decidere che il nostro futuro sarebbe stato qui…
Nell’aprile dello stesso anno siamo tornati in Italia, soggiornando per un mese a Torino per cercare di apprendere un poco la lingua italiana, ma con scarsi risultati (ride…). Nonostante ciò, a luglio abbiamo attuato il nostro trasferimento in Piemonte vivendo prima ad Agliano Terme, poi a San  Marzano Elvetto e a Calamandrana, infine a Canelli. La nostra casa è ora quella dove dorme Ralphie (n.d.r. il loro cane) e Ralphie dorme a Canelli…

Qui a Canelli è anche l’Azienda di cui siamo da pochi mesi proprietari, l’Azienda agricola AVEZZA, un’impresa che dispone di circa 7 ettari di vigneti, siti a Nizza Monferrato per la produzione della Barbera, la migliore barbera perché nella preziosa sottozona “Nizza”, e a Canelli per quella del Moscato, oltre agli allevamenti di Dolcetto, Pinot nero e Chardonnay.
Ovviamente facciamo anche noi parte dell’Associazione del Nizza Docg (presidente Gianni Bertolino), che si prefigge il rigido mantenimento delle caratteristiche tipiche della DOCG nel rispetto della personalità di ogni produttore e con spirito di solidarietà reciproca.

– A proposito, cosa ne pensate del vostro vino?
– Ovviamente abbiamo assaggiato tutti i Nizza del territorio, ma io ho molto rispetto e fiducia in Paolo Avezza come viticoltore. Attualmente si continua a lavorare insieme poiché è stato ed è un professionista molto attento, specialmente nel decidere quale sia il momento giusto per mettere in commercio il vino. Ritengo che il nostro Nizza sia come un Nizza Riserva poiché vive un affinamento più lungo degli altri base, sia in barrique (12 mesi) sia in bottiglia.

Sai, non nascondo che tutto ciò sia per noi, oltre che una passione, un investimento economico, ma nel mio cuore il mio Nizza è decisamente il migliore di tutti: è lui il sogno in cui credo e in cui voglio assolutamente credere”.

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Da chi scrive di vino ci si aspetta troppo spesso disquisizioni tecniche di degustazione più o meno auliche.Io trovo più attraente tutto quello che ruota intorno al vino: la sua natura, la sua gente, la sua cultura, le persone che ne fanno una scelta di vita.

www.ilnizza.net 

Daniela con Alessandro Masnaghetti