di Caterina Andorno
Un accurato e attento lavoro, stimolato dalla passione e dall’amore per il proprio territorio sta portando al traguardo della nuova denominazione:
Nizza docg. Il 2014 sarà l’anno della nizzadocg-6svolta. Ancora tre passaggi burocratici a Torino, Roma e Bruxelles e il Nizza docg, Barbera in purezza sarà pronto alla grande sfida: passare da 200 mila a un milione di bottiglie.
L’assemblea dei soci del Consorzio dei Vini d’Asti e Monferrato ha approvato il nuovo disciplinare della super Barbera; nasce così il nuovo Nizza Docg. Liberalizzata la chiusura delle bottiglie di Barbera d’Asti Docg.

“Dopo undici anni di intenso lavoro – commentano
Lorenzo Giordano e Gianluca Morino, presidenti rispettivamente del Consorzio e dell’Associazione Produttori del Nizza – oggi si realizza un sogno: ora il Nizza può diventare davvero la punta di diamante della produzione di Barbera del Piemonte. È un nome breve, facile da ricordare ed è legato a un territorio. In più è un progetto condiviso da tutti che può diventare un’opportunità unica per l’area di produzione della Barbera. Oggi si producono circa 200mila bottiglie in 44 aziende vitivinicole, ma l’ambizione è di arrivare a un milione entro il 2015″. Scommessa lanciata.

Intanto, molte sono le novità introdotte nel disciplinare. Il nuovo Nizza sarà 100% Barbera. Non è consentito l’arricchimento del grado alcolico nelle annate dichiarate sfavorevoli: nelle annate difficili non si produrrà Nizza. Inoltre nasce un Nizza Riserva che deve essere affinato in cantina almeno 30 mesi (minimo 12 mesi in botti di legno).
C
oncludono Giordano e Morino: “Si è chiuso un percorso di confronto, discussione e crescita che è iniziato negli anni 90, poi consolidato il 19 novembre 2002 con la nascita dell’associazione produttori del Nizza. Un grande merito va a Michele Chiarlo, primo presidente che è riuscito ad aggregare il gruppo, all’enologo Giuliano Noé, padre del disciplinare, e a Sandro Gianola, che è stato tra i primi a credere nel Nizza. Oggi vogliamo ricordare anche Tullio Mussa, che fu direttore dell’ex Bottega del vino di Nizza, ora Enoteca regionale. È anche grazie a lui se oggi il Nizza ha raggiunto l’obiettivo dell’eccellenza e se può puntare alto”.

Novità anche sul fronte tappo: se per la denominazione Nizza, come per le sottozone e la menzione vigna, resta l’obbligo del sughero, viene invece liberalizzata la chiusura delle bottiglie di Barbera d’Asti Docg (il disciplinare esclude solo il tappo a corona).
«La scelta di poter utilizzare tappi alternativi al sughero – spiega Stefano Chiarlo, produttore vinicolo – è un’apertura verso nuovi mercati come quelli del Sud Est Asiatico, dove il tappo in sughero rappresenta un ostacolo al consumo. Non tutti i popoli hanno dimestichezza ad usare il cavatappi. Inoltre tappi più moderni portano vantaggi per nuove occasioni di consumo a bicchiere nei bar e locali per giovani, facilitando la chiusura della bottiglia e quindi la conservazione del vino». Stesso discorso per il Ruché di Castagnole Monferrato, il cui nuovo disciplinare esclude solo la possibilità di utilizzare i tappi sintetici e tappo a corona.

La produzione del Nizza in numeri:
160 ettari
18 comuni
200 mila bottiglie
44 aziende vinicole
46% export (Germania, Svizzera, Usa, Cina, Olanda, Danimarca)
2000 primo anno di produzione
19 novembre 2002 nasce l’Associazione Produttori del Nizza.